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Ma adesso serve un decreto Grilli e Passera divisi sui tempi

Il meccanismo preciso, i tempi, i modi, le priorità attraverso cui le imprese riceveranno i pagamenti arretrati per 40 miliardi tra quest’anno e il prossimo, sono tutti da definire. Il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, ha spiegato ieri che sarà un decreto a disegnare l’operazione, un atto che verrà emanato da «questo o da un futuro governo».
Sul punto si è registrato un disaccordo con il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera che, in sede di consiglio dei ministri, ha insistito perché il decreto sia pronto per mercoledì prossimo, a prescindere dal governo che dovrà metterlo poi in campo. «Bisogna fare in fretta» avrebbe detto, rinunciando a partecipare alla conferenza stampa post consiglio proprio per marcare la sua posizione.
Cosa è possibile dire già da adesso? Prima di tutto che non sarà direttamente lo Stato il pagatore: «Sarebbe assurdo chiedere alle amministrazioni di mandare milioni di fatture al Tesoro — aveva già detto, mercoledì scorso, Grilli a IlSole24Ore —: loro sanno chi sono i loro fornitori e potranno pagarli direttamente. Da parte nostra ci sarà un controllo ex post non ex ante».
Stabilito chi debba pagare, resta da capire dove debbano reperirsi le risorse. Anche questo il ministro aveva già chiarito, spiegando che le spese per investimento dei Comuni (circa 10 miliardi sui 70 totali stimati) sono finanziabili con le risorse che spesso questi hanno ma che non possono spendere a causa del Patto di Stabilità.
Ora la nota emessa ieri dal governo prevede un allentamento di quel patto, e in particolare l’utilizzo degli «avanzi di amministrazione» disponibili (ma è da chiarire se potranno essere usati anche la liquidità di cassa e una parte dei residui passivi). Si prosegue poi autorizzando le Regioni a derogare al tetto alla spesa corrente corrispondendo agli Enti locali le somme da questi contabilizzate come residui attivi. Mentre laddove la liquidità manchi del tutto, si prevede l’istituzione di fondi rotativi per assicurarla a Regioni e Enti Locali, con l’obbligo di restituzione in un arco temporale «certo e sostenibile».
Grilli ha spiegato che per i debiti legati alla spesa corrente delle amministrazioni in sofferenza di cassa lo Stato potrà emettere titoli del debito per riversare la liquidità così raccolta agli enti interessati. Oppure lo Stato potrebbe pagare alcuni debiti direttamente con titoli di Stato. Mentre ha escluso il ricorso alla Cassa depositi e prestiti: «È un soggetto privato, fuori dalla Pa, non ha senso usarla per pagare debiti che non sono suoi».
Quanto ai debiti del comparto sanitario, anche qui si profila la concessione di anticipazioni di cassa, per debiti relativi a operazioni già conteggiate negli esercizi finanziari precedenti ai fini del calcolo dell’indebitamento netto, che verranno successivamente restituite secondo un piano di rientro finanziariamente sostenibile. Infine si provvederà ai rimborsi fiscali pregressi a carico dello Stato attraverso l’utilizzo delle giacenze di tesoreria.
Grilli ha aggiunto che una piccola quota del maggior deficit potrà essere usata per lanciare investimenti pubblici in cui vengano utilizzati i cofinanziamenti europei che altrimenti andrebbero persi.
Che fine fa il meccanismo della certificazione dei crediti che avrebbe dovuto consentire ai creditori di farsi anticipare dalle banche i relativi importi? Per Grilli ha prodotto pochi risultati e ha persino «messo in difficoltà» le banche che quella liquidità non l’avevano. Tuttavia, secondo il ministro, «i crediti dovranno essere esigibili», quindi «per la rendicontazione la piattaforma digitale costruita tornerà utile».

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