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Ma a Bernabé resta il nodo-debito

Per Telecom Italia la cessione di La7 ha un impatto prossimo allo zero. L’effetto sul debito del colosso tlc guidato da Franco Bernabé sarà nullo e gli eventuali benefici economici saranno momentaneamente erosi dai maggiori oneri finanziari. È l’opinione, a caldo, che il mercato si è formato sulla transazione con Urbano Cairo. Laura Galvagni
I conti, a spanne, sono più o meno questi: con la vendita dell’emittente, il gruppo di tlc libera il bilancio dall’impatto negativo dell’ebitda della Tv, in rosso per 60 milioni; resta in portafoglio, in compenso, una TiMedia con ricavi per 99 milioni e un margine operativo lordo di 22 milioni; denari, tuttavia, che nei prossimi mesi potrebbero venir assorbiti per coprire gli investimenti e i potenziali oneri finanziari connessi al debito (calcolato nell’intorno dei 250 milioni) della nuova Telecom Italia Media. Di conseguenza, oltre che sul debito, anche sul fronte della marginalità l’operazione potrebbe rivelarsi neutra nell’immediato. L’equilibrio, seppur di poco, potrebbe mutare solo se Telecom riuscisse a cedere anche i Multiplex. Una recente stima di Citi ha individuato nell’intorno dei 350 milioni il valore degli asset. La dismissione a questi prezzi potrebbe assicurare mezzi freschi al gruppo. Le cui priorità, a prescindere dalla cessione di La7 e dall’eventuale vendita dei Multiplex, restano però immutate. C’è da contrastare la scarsa crescita, da compensare il taglio alla remunerazione degli azionisti e da intervenire sul debito. Sullo sfondo, poi, c’è da provare a mettere un punto fermo nell’eterno dibattito con la Cdp sull’ipotesi di scorporo della rete. Queste sono le sfide concrete che il colosso tlc ha davanti. A partire da quelle che chiamano in causa la struttura operativa del gruppo e quella finanziaria. Sul fronte dei numeri, il taglio al dividendo è stato uno degli interventi chiave decisi dal management nell’ambito del piano finanziario triennale. L’altro era l’emissione di un bond ibrido fino a 3 miliardi con un programma a più tranche per la durata di 60 anni. L’emissione, tuttavia, per la quale il gruppo si era dato fino a 24 mesi di tempo, allo stato è congelata. Complice lo scenario di incertezza politica in cui naviga il paese. Nel mentre, però, Moody’s ha deciso di tagliare il rating portandolo a Baa2 a Baa3, ritenendo non sufficienti per la conferma del giudizio il dimezzamento delle cedole (da 900 a 450 milioni) e la potenziale emissione dell’ibrido (computabile per la metà, dunque per 1,5 miliardi, come capitale di rischio). Il problema? «L’incremento del rischio derivante dallo sfidante contesto operativo sul mercato domestico». E il fatto che «i risultati 2012 della società evidenziano un deterioramento di ricavi e dell’ebitda sul mercato nazionale, così come il mancato obiettivo sull’indebitamento finanziario netto di 27,5 miliardi a fine anno». Per il 2013, poi, l’obiettivo è un debito sotto 27 miliardi, ricavi stabili e il contenimento della prevista riduzione dell’ebitda – 11,6 miliardi lo scorso anno – a «low single digit». Solo per il triennio il giro d’affari è previsto in moderata crescita ma sempre «low single digit».

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