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«Luxottica pronta al dopo-Guerra»

Altro che problemi e contrasti sull’accordo con Google, sui piani di stock option, sulle tentazioni della politica o sulla distanza generazionale: per Leonardo Del Vecchio, dietro la rottura del contratto ad Andrea Guerra e alla rivoluzione di management annunciata ieri in Luxottica non c’è nessun giallo finanziario, trauma strategico o inconciliabilità caratteriale. C’è qualcosa di molto più umano e personale, il futuro dei figli e i rapporti in famiglia: Del Vecchio, raggiunto telefonicamente a Londra mentre era «in coda alla biglietteria della stazione ferroviaria», conferma la stima e il rispetto per l’ex amministratore delegato, riconosce i risultati straordinari raggiunti in 10 anni «di lavoro in piena sintonia», chiarisce che la sua sostituzione non è maturata nelle ultime settimane nè quando Guerra è entrato nel novero dei manager su cui puntava Renzi. 
«Ho deciso molto prima, più o meno a cavallo tra la fine del 2013 e l’avvio dell’anno – racconta Del Vecchio – quando ha respinto la mia idea di rientrare personalmente nella gestione: gli avevo sottoposto un progetto di cambiamento radicale della struttura di vertice non perchè la Luxottica avesse dei problemi o per contrasti sulle strategie di mercato, ma per preparare l’azienda al futuro della sua proprietà. Quando si arriva a 80 anni, bisogna anche pensare ai figli: scriva pure che i piani di successione hanno avuto un ruolo determinante nelle decisioni che ho preso con Guerra. Abbiamo cominciato a discutere della questione molto prima che il suo nome entrasse nel vortice delle indiscrezioni sul rapporto con Matteo Renzi: quando gli ho poi sottoposto il nuovo organigramma, messo a punto da me personalmente e senza alcun ruolo dei consulenti, Guerra ha risposto di no, ma è una persona intelligente e ha capito benissimo che a quel punto la sua permanenza in azienda era diventata impossibile».
Oggi lei tornerà a confrontarsi con gli analisti finanziari londinesi. Crede che capiranno la logica delle scelte di governance che ha fatto? Guerra era molto stimato, come si è visto a caldo dalla reazione negativa dei mercati sul vostro titolo…
È vero, dovrò essere molto chiaro con la comunità finanziaria nel spiegare il progetto d’insieme, per far capire che l’azienda continuerà a crescere e che le strategie industriali non cambiano. Prima c’era un solo manager, oggi ce ne sono due, ma presto saranno tre con chiare deleghe operative. Resteranno in carica a lungo, ma con la consapevolezza di essere funzionali alle esigenze della proprietà. Che come le ho già detto si sta già confrontando con il delicato tema della successione.
Lei ha sei figli da più matrimoni, entreranno tutti in Luxottica?
Vedremo chi e quando. Quello che posso dirle ora è che per mio figlio Claudio Del Vecchio non è previsto un ruolo in Luxottica: abbiamo ottimi rapporti ma strade ormai separate. E poi lui è impegnato con successo nella gestione di Brooks Brothers…
Torniamo ad Andrea Guerra: alcuni hanno attribuito la vostra rottura all’accordo firmato con Google, che a suo avviso sarebbe troppo rischioso e impegnativo. È vero?
Roba da non credere, pura fantasia. Con Guerra ho condiviso dieci anni di crescita straordinari, di cui non posso che dare il merito alla sua bravura. Non ho mai interferito sulla gestione e sulle strategie: pieno accordo su tutte le scelte, dall’intesa con Google alle acquisizioni in Italia e all’estero, e anche sui famosi piani di stock option. I motivi della rottura che ho letto finora sui giornali sono totalmente lontani dalla realtà, pura fantasia. L’accordo con Google ha un valore strategico per il futuro della Luxottica, su cui mai ho espresso perplessità. E poi a che cosa mi sarei dovuto opporre? Io produco occhiali e Google ci ha chiesto solo di fare occhiali: i migliori del mondo, ovviamente.
A proposito di occhiali: nel comunicato diffuso ieri è scritto che Andrea Guerra ha firmato un patto di non concorrenza? Teme forse che vada in Safilo?
Ma no… si tratta solo di un passo formale, una clausola che era dovuta. Figuriamoci se temo che possa andare in Safilo: io auguro ad Andrea il meglio possibile, lo stimo ancora moltissimo e sono certo che farà la scelta giusta. Può andare dove vuole, le opportunità non gli mancano: ripeto, Guerra è un ottimo amministratore delegato.
Allora le chiedo: dov’è che lei vede bene Andrea Guerra nei prossimi dieci anni? Nel mondo degli affari se ne dicono tante su seggiole e poltrone, ma una è particolarmente interessante e intrigante: Andrea Guerra amministratore delegato del gruppo Armani. D’altra parte è stato proprio Guerra a convincere Giorgio Armani a tornare con Luxottica, di cui ha una quota azionaria di oltre il 5%, togliendo la licenza alla Safilo. Lei ci crede?
Lo vedo molto, molto bene in un’azienda come la Armani. Andrea è un grande organizzatore, un manager completo capace di gestire attività globali e mercati internazionali. Con noi, è diventato anche un manager esperto del made in Italy. E visto che me lo ha chiesto, sarò anche più esplicito: se Giorgio Armani mi chiederà un parere, sarò il primo a raccomandargli di assumere Andrea come amministratore delegato.
Un’ultima domanda: il mondo della finanza rimprovera spesso agli imprenditori italiani di non voler separare proprietà e gestione delle loro aziende, di non avere insomma cultura di governance e apertura al mercato. E nella lista delle critiche, entra spesso la «mancanza di coraggio». Lei ha deciso di preparare l’azienda a un ruolo per i suoi figli e di tornare in gioco personalmente a 80 anni: sembra quasi una provocazione…
Ogni imprenditore ha il suo carattere e caratteristiche diverse nel modo di possedere o gestire un’azienda, non si può e non si deve generalizzare. Io ho deciso che questa è la strada giusta per la Luxottica, un gruppo che ho creato da solo e che è poi cresciuta con il contributo determinante di alcuni manager che mi sono ancora accanto. Il mercato capirà le scelte che ho fatto e le giudicherà sulla base dei fatti.
Oggi gli analisti inglesi le chiederanno probabilmente anche del quadro politico italiano: come risponderà?
Che sono un patriota, un imprenditore che ha a cuore le sorti del Paese non meno di quelle della propria azienda. Se mi chiederanno un parere sul governo di Matteo Renzi ho già la risposta pronta: spero, per il bene dell’Italia, che riesca a fare davvero ciò che dice.
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