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«Luxottica difende il sistema-Italia»

«Salvaguardare un’azienda che ha una storia tutta italiana e fermare l’espansione degli stranieri: è una responsabilità che sentiamo di avere nei confronti del nostro Paese». Andrea Guerra, amministratore delegato di Luxottica, spiega in estrema sintesi con queste due motivazioni la decisione del gruppo di proprietà di Leonardo Del Vecchio di entrare nel capitale della catena di occhialeria italiana Salmoiraghi & Viganò. «Quest’operazione vede l’ingresso di Luxottica come partner finanziario di Salmoiraghi & Viganò a cui compete la gestione operativa. L’obiettivo è quello di dotare una realtà importante del mercato italiano di risorse per ristabilire l’equilibrio finanziario e supportarne la crescita futura» afferma Guerra.
Ieri è stato comunicato il signing dell’operazione che prevede un aumento di capitale di 45 milioni riservato a Luxottica, a fronte del quale il gruppo guidato da Guerra deterrà il 36% del capitale. L’acquisizione sarà regolamentata da un patto parasociale con la proprietà della catena, la famiglia Tabacchi, che prevede zero poteri gestionali a fronte di una call da esercitare tra 4 anni che dà a entrambe le parti la possibilità di arrivare al 100% del capitale di Salmoiraghi e Viganò.
Salmoiraghi & Viganò è la maggiore catena di occhialeria italiana: con 500 vetrine che rappresentano il 9% del mercato nazionale la società dei Tabacchi, a causa della forte crisi che ha travolto tutto il settore, sta per chiudere l’anno con circa 170 milioni di ricavi (-10%), margini in calo del 30% e risultato in rosso. Dunque un vero e proprio salvataggio? Guerra non la pensa così: «La catena Salmoiraghi & Viganò è un nostro cliente ed è un’azienda che ha 150 anni di storia in Italia. La crisi congiunturale ha imposto alla proprietà di valutare la cessione che per noi rappresenta un’opportunità. In questo modo salvaguardiamo un asset importante italiano per cui si erano presentati diversi operatori internazionali interessati al settore ottico retail». È il giusto contributo che vogliamo dare all’Italia, aggiunge Guerra. Un Paese che tra le righe del bilancio Luxottica rappresenta il 4% del fatturato a fronte di una produzione che pesa per il 50 per cento.
È un cambio di strategia nel retail? «No, non lo è» dichiara Guerra. Il gruppo Luxottica ha sempre rifiutato l’ingresso nel retail ottico europeo, acquisendo le principali catene ottiche nei mercati che ha identificato come prioritari come LensCrafters (comprata nel 1995) e Pearle Vision (conquistata nel 2004), catene numero uno e due negli Stati Uniti, o più di recente Gmo (operazione del 2011) prima catena in Cile, Perù, Ecuador e Colombia.
Le diverse esternazioni tra Guerra e Leonardo Del Vecchio in occasione dei rumors sul dossier Salmoiraghi hanno portato qualcuno a ravvisare delle divergenze di vedute tra management e proprietà. Tutte indiscrezioni che l’amministratore delegato di Luxottica smentisce categoricamente: «Non ci sono state mai divergenze di vedute ma tutte le mosse sono state ampiamente condivise con Del Vecchio». Non solo. Guerra sottolinea che proprio in grandi gruppi multinazionali con struttura familiare, come Luxottica, si crea una combinazione vincente in termini di rapidità decisionale con sistemi e regole proprie di una azienda quotata. Perfetta sintonia, dunque, peraltro confermata anche in occasione dell’ultima acquisizione.
La scommessa Salmoiraghi & Viganò arriva nel bel mezzo della chiusura di una seconda acquisizione, quella di Alain Mikli, un produttore francese di fascia altissima, che produce un suo marchio, più altri in licenza per Starck. In quest’ultimo caso – sottolinea Guerra – serve ancora qualche giorno per la chiusura ufficiale, ma l’accordo è stato già raggiunto. L’investimento è nell’ordine di novanta milioni.
In tutto, dunque, nel giro di un mese Luxottica mette sul piatto quasi 150 milioni in tema di espansione. Le acquisizioni saranno fatte a debito, anche perché – ricorda Guerra – il gruppo genera qualcosa come 600 milioni di free cash flow e sul fronte dell’indebitamento netto, pari a 1,9 miliardi che è stato in parte rifinanziato allungandone le scadenze con una vita media a cinque anni, solo nell’ultimo anno sono stati rimborsati in anticipo 650 milioni di euro. C’è ampio spazio, dunque, per la campagna acquisti. Altri annunci in arrivo? «Al momento ci fermiamo qui».

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