Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’utile Unicredit scende a 204 milioni

MILANO — Unicredit conclude un terzo trimestre all’insegna della debolezza, dove quasi tutte le grandi voci di ricavo sono calanti. E anche se gli accantonamenti sul credito si stabilizzano, la banca riesce a mantenere un piccolo utile netto (203 milioni) solo con la plusvalenza da 191 milioni sulla cessione dell’assicuratrice turca Yapi Sigorta.
«Un trimestre difficile, perché la domanda di credito stenta a decollare e il business continua a essere molto impegnativo, non solo per gli effetti di stagionalità – ha detto l’amministratore delegato Federico Ghizzoni – ma ritengo importante che abbiamo conseguito un risultato positivo, grazie alla continua ricerca di efficienza, al contenimento dei costi e al contributo forte ai profitti dell’area Est Europa e Polonia».I costi sono effettivamente una delle voci migliori, con un calo del 3,8% di quelli del personale, e del 3% di quelli complessivi (3,6 miliardi). E anche le rettifiche su crediti, altra grande voce passiva, non fanno troppo male. Tra luglio e settembre gli accantonamenti
sono di 1,552 miliardi, il 10,6% meno di un anno prima e il 6,8% meno del secondo trimestre 2012. Ma la stabilizzazione delle perdite su crediti fa comunque salire il livello di copertura, salita di 51 punti base al 44,6% dei crediti deteriorati. Due terzi degli accantonamenti, pari a 1,1 miliardi, sono su crediti in Italia. «Nei crediti in Italia il trimestre é sostanzialmente in linea con il secondo – ha detto l’ad – a conferma del processo di stabilizzazione dei flussi netti a default. Certo, il dato di gruppo é migliore, con ulteriore discesa del rischio in Austria e un costo del rischio di 13 punti base in Germania, mentre in Italia é a 223, in lieve calo». Il capoazienda ha aggiunto che, se la revisione degli attivi in partenza da parte della Bce e le ispezioni di Banca d’Italia in corso lo richiedessero, potrebbero rendersi necessari «ulteriori sforzi» sugli accantonamenti, rispetto alla previsione di calo 2013.Proprio il crollo del rischio in Germania, paese inondato dalla liquiditá, é uno dei ‘problemi’ di Unicredit, che ha visto scendere dell’11,7% il margine di interesse teutonico. A livello di gruppo, il margine di interesse cala del 7,9% a 3,25 miliardi, le commissioni scendono in modo più lieve (0,8%) a 1,88 miliardi, il trading crolla del 39,4% a 403 milioni, e questo spiega il calo dei ricavi (–8,5%). Solida la parte patrimoniale, con una leva in calo a 17,4 volte il patrimonio netto («tra i migliori in Europa») e un Core tier 1 ratio salito di 30 punti base all’11,71% grazie al calo degli attivi di rischio e la vendita di alcuni cespiti.
Ghizzoni ha anche dato una stima dell’effetto su Unicredit della rivalutazione delle quote di Bankitalia, di cui Piazza Cordusio detiene il 22%. «Se la forchetta di rivalutazione fosse tra 5 e 7 miliardi, il nostro beneficio patrimoniale potrebbe essere stimabile tra i 15 e 20 punti base ». Ma la stima é molto preliminare, essendo il dossier in attesa di sviluppi che si conosceranno nel 2014.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La Francia continua a essere apripista per il riconoscimento economico dei contenuti di informazione...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Si avvicina il giorno in cui Monte dei Paschi dovrà dire alla vigilanza di Francoforte e al mercato...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sul Recovery Plan non esiste un caso Italia, ma un’interlocuzione molto positiva con la Commissi...

Oggi sulla stampa