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L’utile corrente dell’industria giù del 4 %

Persiste l’andamento negativo dei conti aggregati del Top Industria al termine dei nove mesi del 2014. Nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, il fatturato del campione scende di quasi il 2%, a 303 miliardi, il margine operativo netto (Mon o Ebit) chiude con una flessione dello 0,1%, a 33 miliardi, pur beneficiando del calo dei costi di gestione, e l’utile prima delle operazioni straordinarie e delle imposte, ovvero il risultato corrente, arretra di quasi il 4%, a 25 miliardi, per l’incremento degli oneri finanziari. Progredisce il risultato d’esercizio (+2%, a 12 miliardi), ma solo per la minore tassazione ed i minori profitti distribuiti ai terzi, mentre?resta ferma al 9% la redditività del patrimonio netto, il Roe. Le più marcate contrazioni di fatturato sono quelle di A2A (-12%), Telecom (-10%), STMicroelectronics (-8,5%), Enel ed Eni (-7% a testa). Tra le utilities, aumentano i ricavi solo Atlantia (+26%), Terna (+3%) e Snam (+1%), che operano in regime di monopolio. Una tra le migliori performance del Top Industria è quella di Fiat Chrysler Automobiles (Fca), il cui giro d’affari cresce del 10%, a 69 miliardi, per i positivi risultati conseguiti dal gruppo nell’area Nafta (Canada, Stati Uniti e Messico). Le consegne di veicoli Fca su questi mercati salgono in totale del 15%, e addirittura di oltre il 21% nel solo terzo trimestre 2014, ma grazie al buon andamento del marchio Chrysler. La componente americana di Fiat Chrysler è ormai di gran lunga prevalente su quella italo-europea. L’area Nafta rappresenta, nei nove mesi in questione, oltre la metà delle consegne, del fatturato e del margine operativo netto del gruppo su scala internazionale, mentre l’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa, dove la parte prevalente è l’Europa) appare in progressivo declino, con ricavi pari a meno di un quinto del totale di gruppo, consegne pari a poco più di un quinto e con il margine operativo netto negativo del 7% (sia pure in recupero rispetto al -12% dello stesso periodo del 2013). Un forte contributo al margine consolidato di Fca arriva invece da Maserati e Ferrari. Il polo italiano delle auto sportive e di lusso, pur incidendo in misura minima sull’ammontare del giro d’affari e sulle consegne del gruppo, costituisce nel complesso un quarto del Mon di Fca. Conclusione: Nordamerica più Maserati e Ferrari rappresentano oggi per Fca il 59% del suo fatturato ed oltre il 78% del suo margine industriale.
La particolare struttura economica di Fiat Chrysler, molto sbilanciata sull’America, provoca un effetto distorsivo sul Mon dell’industria manifatturiera, la cui crescita di oltre 28 punti (grafico a lato sugli effetti della congiuntura)?deriva in buona misura da fattori extra-nazionali ed extra-europei. Origina da Fiat, infatti, solo il 40% del giro d’affari consolidato di Fca, e solo il 46% di questa quota è generato da Fca Italy, subholding italiana del gruppo. Tutto il resto, come abbiamo visto, proviene da oltre oceano. Depurata dall’effetto Chrysler, la curva del Mon aggregato segnerebbe un ristagno o forse addirittura un movimento al ribasso. È interessante osservare a questo proposito come, escludendo dal Top Industria Fca, il campione industriale evidenzi un calo di fatturato del 4,8%, superiore di ben tre punti a quello effettivo.
Rispetto ai nove mesi dell’anno prima, il Mon appare in caduta per parecchi gruppi del Top Industria: -26 per Tod’s, -20% per Prysmian, -12% per Telecom Italia, -8% per Cnh Industrial, -7% per World Duty Free, -4% per Enel e -3% per Tenaris. Al contrario, registrano una crescita significativa del Mon Finmeccanica (+73%), Buzzi Unicem (+15%), Atlantia e Moncler (+13% a testa), Yoox (+12,5%) e Pirelli(+9%). STMicroelectronics passa addirittura da un Mon negativo 151 milioni nei nove mesi del 2013 a uno positivo di 160 milioni nel 2014: un miglioramento in valore assoluto di oltre 300 milioni. In crescita del 2% anche il Mon di Eni. Il colosso petrolifero controllato dallo Stato beneficia della rinegoziazione dei contratti di importazione di gas e del buon andamento delle attività di ingegneria e costruzioni, mentre subisce il calo di vendite degli idrocarburi di proprietà in paesi come la Libia. Il calo di Cnh(il gruppo dei veicoli industriali scisso da Fiat e facente capo a Exor, che controlla anche Fca) è invece imputabile per la maggior parte alla riduzione dei volumi e dei prezzi medi di vendita delle macchine agricole, soprattutto in Nordamerica e in Sudamerica. Mostra segni di risveglio il Mon dell’industria dei servizi, che inverte la marcia dopo una discesa ininterrotta da inizio 2012, tornando a crescere sia pure per pochi punti.
L’industria energetica, per anni colonna portante del Top Industria, continua a perdere colpi, registrando una caduta del Mon di circa quindici punti. In ripresa del 2% l’indebitamento del campione, mentre galoppano dell’11% gli oneri finanziari. In cima alla lista nera dei grandi debitori ritroviamo Cnh Industrial, la cui esposizione è pari a quattro volte i suoi mezzi propri, seguita dalla consorella Fiat Chrysler Automobiles con un rapporto debiti-patrimonio netto pari al 307 per cento. In terza ed in quarta posizione figurano due monopolii pubblici:?Terna, con un debt-equity del 303%, che gestisce la rete nazionale di trasporto dell’energia elettrica, e Snam, con un debt-equity del 216%, che detiene l’infrastruttura per il trasporto del gas naturale. La quinta società più indebitata in rapporto al patrimonio netto è World Duty Free, con il 186%, seguita dal monopolio privato autostradale Atlantia, con il 167 per cento. Al settimo posto c’è Finmeccanica, un’altra società pubblica, con un debt-equity del 178%; seguita, con il 159% di debiti in rapporto al capitale, dal gruppo Telecom, che nei diciotto anni che intercorrono dalla sua privatizzazione non ha mai più ritrovato un assetto azionario stabile.

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