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Lusso, medicina e hi-tech con i Google glass si completa la rivoluzione di Luxottica

Quando il design made in Italy sposa la tecnologia americana il successo è assicurato: non a caso è stata Google a cercare Luxottica per realizzare insieme gli occhiali del futuro. Ma stimare oggi quanto vale l’accordo siglato da Andrea Guerra con il gruppo di Sergey Brin e Larry Page è impossibile. Del resto quattro anni fa nessuno avrebbe immaginato che il tablet avrebbe riscosso un simile successo. E infatti quando nel 2010 Steve Jobs lo presentò al mercato, gli analisti giudicarono che quel “gingillo”, non avrebbe mai conquistato il largo pubblico.
Milano E invece questa volta gli analisti sono rimasti tutti entusiasti dell’accordo firmato con Google, e il titolo che già veleggiava sui massimi di sempre ha guadagnato in settimana un altro 5%. Un grande risultato ora che il dollaro è debole nei confronti dell’euro, dato che il gruppo italiano realizza negli Usa due terzi dei suoi ricavi ma redige il bilancio in valuta europea. Per il momento il colosso di Agordo ha messo a fattor comune con Google solo un gruppo di persone dedicate a sviluppare e testare gli occhiali del futuro tra gli Usa, l’Italia e la Cina. Entrambe le aziende daranno il loro contributo specifico, pertanto montature lenti e design saranno appannaggio degli uomini di Guerra, mentre funzioni applicazioni e connettività competeranno ai dipendenti di Mountain View. Nell’ambito dell’accordo è inoltre previsto che i due marchi principali di Luxottica, vale a dire Oakley e Ray Ban,
saranno promotori di una linea di occhiali smart realizzati insieme a Google. L’azienda di Mountain View ha inoltre siglato un accordo distributivo con il gruppo italiano che possiede la più capillare rete di occhialeria in tutto il mondo. Se i risultati concreti di questa joint venture non si vedranno prima del 2016, quando la tecnologia dovrebbe portare il costo degli occhiali smart che oggi è in media di 1.500 dollari al paio – a livelli più accessibili, essere pionieri della rivoluzione permetterà al gruppo di Agordo di battere sul nascere eventuali concorrenti che potrebbero crearsi sul mercato man mano che i prezzi degli occhiali smart si livellano verso il basso. Questo è l’ultimo tassello di una rivoluzione che in Luxottica è cominciata nel 2007, quando il gruppo insieme ad Oakley ha comprato un pacchetto di tecnologie e di applicazioni che ancora non aveva. E Guerra, che rilevando l’azienda fondata da Jim Jannard ha firmato la sua prima grande operazione per conto di Luxottica, da allora ha portato avanti un rinnovamento del gruppo e della squadra manageriale, che ha permesso alla società di spingersi oltre le montature per sperimentare nuovi campi, come la collaborazione con l’esercito Usa per alcune applicazioni militari, piuttosto che gli occhiali tridimensionali. E proprio in attesa delle nuove stampanti tridimensionali, che cambieranno il modo di fare industria in tutto in mondo compreso quello dell’occhialeria, la sperimentazione dei nuovi materiali come il titanio o i polimeri di nuova generazione farà la differenza sulle montature di alta gamma. Luxottica sta cavalcando la trasformazione da azienda manifatturiera a azienda tecnologica come fece l’Olivetti negli anni del passaggio dalle macchine da scrivere ai computer. Il colosso da 19 miliardi di capitalizzazione ha al suo interno tante anime diverse, per certi lati è equiparabile a un’azienda del lusso, per altri della grande distribuzione dato che gestisce una rete di 7mila negozi dislocati in tutto il mondo, ma in Luxottica c’è anche una divisione vicina al settore med-care per la diagnosi, la cura e la realizzazioni di lenti e montature da vista, così come per gli occhiali da sole il gruppo calca le dinamiche di un azienda di accessori moda. E pensare che nel 1961 Leonardo Del Vecchio e 14 collaboratori giravano il veneto con le valige per vendere pezzi di ricambio ad aziende che allora erano colossi come Safilo e Marcolin, che oggi sono una frazione rispetto alle dimensioni di Luxottica. Se Guerra ha spinto il gruppo verso una nuova dimensione, al fondatore del colosso mondiale dell’occhialeria va riconosciuto il merito di aver osato dove nessuno si era spinto, grazie a una serie di intuizioni geniali. Del Vecchio è stato il primo a capire che l’occhiale da accessorio indispensabile e alquanto sgradito, poteva diventare un elemento di moda e da cambiare con gli abiti e le stagioni. E in pieno boom degli anni ottonata, l’ex Martinitt è riuscito a convincere nientemeno che Giorgio Armani a siglare la prima partnership negli occhiali firmati e cambiare così l’immagine delle montature e della sua azienda che non aveva marchi famosi. Ma proprio la dipendenza da Armani e dalle altre licenze che Luxottica andava via sviluppando, indusse Del Vecchio nel 1999 a diversificare sui marchi di proprietà rilevando Ray Ban dalla crisi della Baush & Lomb e facendo di Wall Strett la Borsa dove collocare le azioni della sua Luxottica. E sempre Del Vecchio è stato il primo a capire l’importanza di integrare distribuzione e produzione rilevando prima LensCrafters nel 1995 e poi Sunglass Hut nel 2001 e l’australiana Opsm nel 2003. Operazioni che hanno fatto del gruppo di Agordo negli anni la Microsoft dell’occhialeria, solo che a differenza del gruppo di Bill Gates, Luxottica è diventata leader senza incorrere negli strali Antitrust, nemmeno negli Usa, suo principale mercato nonché uno dei più attenti alle politiche della concorrenza. E come Gates, l’ultima scelta vincente di Del Vecchio è stata quella di delegare la guida del gruppo ai manager giovani, e così alla vigilia dei suoi 70 anni, dopo aver governato insieme ai manager degli esordi come il vice presidente Luigi Francavilla e l’ex ad e consigliere Roberto Chemello, l’imprenditore si è ritagliato il ruolo di presidente affidando il timone ad Andrea Guerra, che orami da un decennio guida la società. «Il mio lavoro è far lavorare gli altri – ironizza Guerra che ribadisce il suo impegno nel gruppo – Questa è l’azienda più bella del mondo, in Luxottica tutto cambia così velocemente e ci sono così tante cose da fare, che non c’è tempo di annoiarsi ». Va detto che Guerra, riscuotendo grande fiducia da parte della famiglia che controlla il 61% di Luxottica, ha sempre avuto carta bianca e un grande supporto nel fare acquisizioni. Lo scorso anno la società ha rilevato la Ferrari delle montature di Alain Mikli e quest’anno potrebbe conquistare Maui Jim, marchio hawaino molto famoso tra i surfisti Usa. Parallelamente Guerra è in trattativa per una nuova licenza, che a regime dovrebbe portare al gruppo 100 milioni di ricavi, ma il manager guarda anche a nuove catene di occhialeria da integrare, magari per fasi successive, come Salmoiraghi & Viganò. Luxottica ambisce a diventare la L’Oreal dell’occhialeria, arricchendosi di prodotti, marchi, licenze, negozi e servizi, con un occhio di riguardo alle nuove tecnologie e al canale online- dove si è puntato su glasses.com – ma senza tradire il dna italiano, che ha permesso al gruppo di imporsi nel mondo quanto a design, creatività e studio dei materiali. E’ vero però che dalle esperienze maturate dopo aver integrato al suo interno tante aziende diverse provenienti da tutto il mondo, anche il cuore del gruppo di Agordo è stato modificato. Vale per i processi industriali e commerciali, ma anche per quelli finanziari. Luxottica ha lo stesso merito di credito delle Generali (A-) e veleggia due gradini sopra il rating dell’Italia: a gennaio ha emesso un decennale che paga un interesse inferiore del 30% rispetto a un Btp di pari durata. L’altro cardine della multinazionale è la sua politica di welfare, l’attenzione ai propri dipendenti parte infatti dalla consapevolezza che un lavoratore tutelato lavora meglio. Del resto se hai 70mila dipendenti in tutto il mondo, la miglior garanzia per assicurarti che la produttività resti alta, è motivare la forza lavoro con incentivi, aiuti alle famiglie e copertura sanitaria. Luxottica con i suoi 7,3 miliardi di ricavi, crea più occupazione di Telecom che a fine 2013 aveva 53 mila impiegati ma generava un fatturato triplo. Tutti fattori che il mercato riconosce e apprezza tanto che l’azienda vale un multiplo senza uguali per una grande azienda di Piazza Affari e pari a 28 volte gli utili attesi per il 2014. Ma Luxottica è il leader di un settore ad alta marginalità che in 53 anni di storia non ha mai smesso di crescere anche grazie alle acquisizioni e senza rinunciare a remunerare i soci con i dividendi. Si tratta di una azione gioiello, come quelle di Hermès, che si comprano pensando al futuro e che per questo spesso sovvertono anche le solite logiche di mercato, che invece a questi prezzi inviterebbero alla prudenza. LA VISIONE DI GOOGLE L’azienda di Mountain View, Silicon Valley, punta moltissimo sui Google Glass, dei quali ha messo in circolazione i primi prototipi: ma per una diffusione industriale vuole attendere il 2016 Leonardo Del Vecchio, fondatore del gruppo Luxottica Andrea Guerra, Ceo del gruppo Luxottica

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