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Il lusso di Exor: un family office da 30 miliardi e i consigli di John

La sfida sarà duplice. Traghettare i business tradizionali — l’auto, i trattori, le attività editoriali e le riassicurazione — verso il 21esimo secolo con la spinta alla rivoluzione del digitale e dell’elettrico. E sostenere quelli più giovani, sfruttando il potenziale di crescita dimensionale e sui mercati internazionali.

Il punto sulla strategia, il presidente di Exor John Elkann, lo farà poco prima dell’assemblea del 15 aprile quando invierà la Lettera agli azionisti, una comunicazione al mercato, in linea con la strategia delle società americane, ben rappresentata dalla missiva di Warren Buffet per la sua Berkshire Hathaway, che è stato spesso fonte di ispirazione per il nipote di Giovanni Agnelli. Lo farà dopo un anno in cui Exor ha portato la sua Fiat Chrysler alle nozze con Psa sotto le insegne di Stellantis della quale la holding ha il 14%. Ma ha anche investito tra moda e lusso, puntando un chip del valore di oltre mezzo miliardo sui tacchi a spillo della maison della francese Christian Louboutin e poi scommettendo 80 milioni sulla griffe cinese Shang Xia, fondata dieci anni fa dalla stilista Jiang Qiong Er e cresciuta fin qui con l’aiuto del gruppo Hermès. Il risultato? Elkann scatterà per gli azionisti la nuova fotografia di gruppo tra poche settimane e i numeri precisi sono ancora in via di elaborazione, ma se l’immagine fosse ripresa adesso restituirebbe un valore del Nav, il Net asset value (valore degli attivi meno il debito) poco sotto i 30 miliardi di dollari, 29,8 per l’esattezza, che si confrontano con i 22,4 miliardi del primo semestre. Segno che — dice il mercato — la holding sta tornando ai valori pre Covid.

Focus sulla crescita rapida

L’auto resta al primo posto. Ma nel nuovo assetto si scopre il sorpasso della Rossa. È infatti la quota in Ferrari a finire sul podio nel portafoglio di Exor, con un valore di 8,6 miliardi in dollari. Poi c’è PartnerRe con un valore di circa 8,2.Exor avrebbe dovuto venderla a Covea ma le pressioni causate dalla pandemia sul settore delle riassicurazioni hanno fatto fare marcia indietro ala gruppo francese che non ha voluto pagare i 9 miliardi concordati. Exor ha scelto di tenere PartnerRe, e ha affidato la guida del gruppo a Jacques Bonneau che dovrà condurla appunto nel 21esimo secolo e studiare un rilancio a base di algoritmi sofisticati e tech.

Nella classifica seguono Stellantis con 7,4 miliardi, Cnh Industrial (5,5) e Juventus (0,8), che in questa tornata calcistica non sta dando le soddisfazioni auspicate. Il lusso per ora rappresenta circa il 2% del Gross asset value (il valore dell’attivo più il relativo debito), secondo le stime dell’Equity Research di Intesa Sanpaolo. È un peso che potrà anche aumentare — spiega Exor — ma solo se emergerà un’opportunità interessante. Vale per il lusso come per tanti altri settori. Insomma, Exor non costruirà a priori il nuovo polo del lusso. Che a voler guardare il profilo della holding da un altro lato, di fatto c’è già se si include Ferrari.

Il riequilibrio dei pesi era già stato impostato da Exor nel 2015 con l’acquisto di PartnerRe che ha impresso il primo urto, modificando il portafoglio della cassaforte di casa Agnelli. Prima di comprare la compagnia di rassicurazione Usa, cioè a fine 2014, Fca rappresentava il 45% degli asset, Cnh il 19% e l’immobiliare Cushman & Wakefield il 6% su un valore totale degli attivi di 12 miliardi.

La ridistribuzione è andata nella direzione indicata da Elkann: meno esposizione ai settori ciclici, con più rischio e più capital intensive, maggiore focus su settori a crescita più rapida. E con un ticket d’ingresso «corretto». Sempre secondo gli analisti, il prezzo pagato per Louboutin riflette un rapporto tra valore d’impresa e vendite tra le 4 e le 5 volte, quando il lusso gira in media a 5,7 volte nel 2020.

La rete mondiale

Se l’orizzonte degli affari, tra Fiat e Juve, per l’Avvocato Agnelli era soprattutto l’Europa — anche se con ampie relazioni negli Usa, tra le quali quella con la famiglia Rockfeller — per John Elkann tutti i confini sono caduti. Tra le sue relazioni, quelle con il mondo dell’imprenditoriale francese, territorio molto familiare anche del nonno, un po’ con la Fiat e tanto con la storica cassaforte Ifil. Se Exor è sbarcata nel lusso cinese lo deve alla famiglia Dumas, proprietaria di Hermès, e il particolare al suo più giovane esponente, Axel Dumas, già socio di Shang Xia, che ha aperto le porte alla holding. Ma rispetto ai tempi di Giovanni Agnelli il dialogo si è fatto più saldo a livello istituzionale, fin dai tempi delle trattative tra Fca e Renault. Ancora più forte oggi, dopo la fusione con Psa.

Oltreoceano, Elkann frequenta il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, che è poi anche l’editore del Washington Post, quindi con uguali interessi nei giornali alle prese con la svolta digitale, ed Elon Musk, perennemente «sedotto da problemi complessi». Il punto di attrazione è la Media and Tech Conference, organizzata ogni anno da Allen & Co. a Sun Valley.

È da questi incontri che è nata Exor Seeds, che investe in imprese «early stage» e che ha puntato 390 milioni in 38 società. Di questa cifra, 200 milioni sono stati giocati su Via, l’app di mobilità Usa.

Quanto può spendere ancora Exor? Se si sommano il dividendo straordinario erogato da Stellantis nella fusione, la distribuzione della cedola e la quella di cash e azioni Faurecia, solo da Stellantis arriverà a Exor poco più di un miliardo. La capacità di investimento di Exor sarà quindi di circa 3 miliardi fino al 2023. Al netto dell’assegno per Louboutin, ciò significa che Exor può spendere, anche subito, 2,5 miliardi di euro.

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