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Lussemburgo, addio al segreto bancario

Il Lussemburgo ha annunciato ieri che dal 2015 accetterà finalmente di condividere informazioni bancarie con i propri vicini, inaugurando probabilmente una nuova era nella lotta all’evasione fiscale in Europa. La scelta giunge dopo anni di pressioni da parte dei partner europei (e degli Stati Uniti). La crisi a Cipro, gli scandali in Francia, e soprattutto il forte aumento del debito pubblico in molti paesi europei stanno provocando un ripensamento del segreto bancario.
«Possiamo senza pericolo adottare dal 2015 lo scambio automatico di informazioni», ha detto in Parlamento il premier lussemburghese Jean-Claude Juncker. In un comunicato, il governo del Granducato ha precisato che lo scambio di dati riguarderà «l’ammontare degli interessi delle persone fisiche residenti in un altro paese dell’Unione europea, in modo che questi beneficiari siano tassati secondo la legislazione del loro paese di residenza, salvaguardando i dati che non hanno incidenza fiscale».
La direttiva risparmio prevede attualmente lo scambio automatico di informazioni sugi interessi maturati. Il Lussemburgo e l’Austria hanno potuto finora derogarvi con una ritenuta fissa alla fonte del 35 per cento. Ieri Juncker ha annunciato di essere pronto a rinunciare a questa deroga dal 2015 in poi, quando peraltro entrerà in vigore lo scambio automatico di informazioni su cinque categorie di redditi: lavoro, pensioni, assicurazioni-vita, redditi immobiliari e gettoni di presenza.
Il premier lussemburghese ha attribuito la scelta di cedere su questo aspetto soprattutto alla posizione degli Stati Uniti, che hanno imposto a molti Paesi lo scambio di dati bancari. «Gli americani vogliono lavorare solamente con chi accetta lo scambio automatico di informazioni – ha spiegato Juncker -. La nostra piazza finanziaria non si può ritirare dal mercato americano (…) Non possiamo rifiutare agli europei ciò che accettiamo con gli americani».
Le pressioni internazionali stanno pesando nel cambio di posizione del Lussemburgo, che per anni ha difeso il segreto bancario e rifiutato nuove norme sulla tassazione del risparmio. Oberati dai debiti (come l’Italia) o segnati da scandali fiscali (come la Francia), i vicini europei stanno rafforzando la lotta all’evasione fiscale. Due giorni fa i governi di Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito hanno annunciato di voler lavorare su «una piattaforma multilaterale di scambio di informazioni».
Dietro alla decisione del Granducato c’è anche la paura di isolarsi politicamente in Europa dopo che la crisi cipriota ha messo in luce i rischi di Paesi come il Lussemburgo che hanno sistemi bancari molto, se non troppo sviluppati. La Commissione ha accolto positivamente l’annuncio di Juncker facendo notare che ormai «l’unico Paese a non avere dato il benestare allo scambio automatico di informazioni è l’Austria». Nei giorni scorsi, Vienna si è detta però pronta a discutere.
Da Berlino, la Germania ha espresso «grande rispetto» per la scelta del Lussemburgo. L’evasione fiscale non è più solo una partita europea, ma mondiale, quindi ancora tutta da vincere. La recente pubblicazione di dati bancari su cittadini europeo con conti all’estero ha dimostrato che molti non trasferiscono più i propri risparmi in Lussemburgo o in Svizzera, ma in paradisi fiscali off-shore. Della questione si discuterà domani e dopodomani in un incontro informale dei ministri finanziari dei 27 a Dublino.

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