Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’uomo che conta le rondini “Sono tornate nei nostri cieli”

Milano, sorpresa da un censimento dell’università Bicocca “In cinque anni rallentata l’estinzione, ma sono ancora a rischio”
C’è un uomo che conta le rondini e ogni volta che ne vede una planare le augura di farlo per cent’anni, anche se sa bene che le più longeve ne vivono al massimo sette. La buona notizia è che le rondini sono tornate. «Le conto per aiutarle: aiutando loro aiutiamo l’ambiente, aiutando l’ambiente aiutiamo l’uomo». Il professor Roberto Ambrosini snocciola il sillogismo e racconta il suo mestiere come fosse la cosa più normale del mondo. «La gente mi guarda e pensa: strano tipo, questo qui…». In suo soccorso arriva però la storia. «I sacerdoti dell’antica Roma interpretavano la volontà degli dei osservando il volo degli uccelli. Noi interpretiamo il volo degli uccelli per capire cosa sta succedendo all’ambiente, e quindi agli esseri umani».
Occhio lungo a parte, prevalentemente rivolto all’insù, Ambrosini, 41 anni, bresciano, ricercatore e docente di ecologia all’università Bicocca di Milano, tutto sembra tranne che un visionario. Per capire il suo lavoro, bisogna seguirlo mentre va per cascine padane a esplorare i nidi costruiti con le palline di fango posandovi sopra una canna da pesca con uno specchietto infrangibile e una torcia agganciati all’estremità. «Controllo le uova e i pulcini. Aggiorno le mappe: un nido che crolla, uno nuovo da aggiungere ». Dopo un calo lungo oltre dieci anni (dal 1999 al 2010) che ne aveva più che dimezzato la popolazione (- 60 per cento), le rondini sono tornate a sbattere le ali nei cieli della Lombardia. «Da cinque anni il loro numero si è stabilizzato – spiega Ambrosini – Non aumenta, certo, ma almeno non diminuisce». Lo ascolti elencare numeri e ripartizioni geografiche e dopo poco inizi a separare il lessico scientifico dalle immagini suggestive che ispiravano gli auguri nell’antica Roma. «La rondine è una specie “carismatica”», dice Ambrosini. «Studiandola, ricavi informazioni su tante altre specie più sfuggenti».
Dimenticate i luoghi comuni su questi uccelli. Spostate l’asse su chi, con zelo cattedratico e fiducia nel futuro dei migratori, sta in piedi a seguirne la traiettoria o alla scrivania a contabilizzare nidi, parchi, quartieri di svernamento e stato di salute. «È vero che di rondini ne sono rimaste la metà di quante ce n’erano all’inizio di questo secolo, è vero che i cambiamenti climatici, l’inquinamento e l’uso dei prodotti chimici per l’agricoltura intensiva mettono a rischio le biodiversità. Ma il trend della decrescita demografica si è fermato».
Le rondini, se le studi, parlano. Ambrosini ha iniziato a interrogarle nel 1999. «Parco Adda Sud, tra il Cremonese e il Lodigiano. Mi interessava studiarne la distribuzione sul territorio». Con il rudimentale ma geniale sistema dello specchietto sulla canna da pesca e le mappe da riempire, il ricercatore bresciano pende a battere la bassa pianura padana: immagazzina dati, li rielabora, censisce, scrive. «Una rondine vive in media due anni. Ne ho viste alcune arrivare anche a sette. Costruiscono il nido cosi: beccano da terra palline di fango e le amalgamano con fili d’erba e paglia. I nidi sono resistenti. Sorgono sempre all’interno di costruzioni. Sono utiizzati anche vent’anni: ci abitano tante generazioni». Anno 2011. L’uomo delle rondini alza il tiro. Il progetto si chiama “È ora di aiutare le rondini”, è condotto da università Bicocca e Regione Lombardia. Prende il via così il più grande censimento del mondo: per aree di studio (dodici in tutta la Lombardia), per numero di cascine (520), di nidi (28.922), di coppie di rondini osservate (5.778), e qui c’è da sfatare la leggenda secondo la quale viaggiano sempre in due («no: sole o in gruppo»). Lo studio è ancora più imponente di un celebre screening condotto in Danimarca da Anders Moller. La fotografia del ritorno delle rondini, dopo il crollo di fine anni Novanta, viene scattata nel Parco Adda Sud, al Parco di Montevecchia valle del Curone, sempre in Lombardia, e in quello della Valle del Ticino, in Piemonte. Ambrosini chiude ricordando un aneddoto beneaugurate: «Ero in una fattoria a Cremona, ho preso in mano un uovo: dovevo misurarlo e poi rimetterlo dentro. Mentre ce l’avevo nel palmo della mano si è aperto in due ed è saltato fuori il pulcino…».
Paolo Berizzi
23 aprile 2016
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa