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L’Unione europea apre a Tsipras “Trattiamo sulla durata del debito ma gli impegni vanno rispettati”

La base di qualsiasi dialogo tra la Grecia di Tsipras e l’Europa è il rispetto degli impegni presi. A questa condizione, nuove concessioni sono possibili. Ecco, in sostanza, il messaggio che è arrivato ieri da Bruxelles, dove si sono riuniti i ministri delle Finanze dell’eurogruppo subito dopo un mini-vertice cui hanno partecipato i presidenti della Commissione, Juncker, della Bce, Draghi, del Consiglio, Tusk, e dello stesso eurogruppo, Dijsselbloem. ln sostanza, la linea che ieri è prevalsa nelle cancellerie europee è quella di dare disponibilità al dialogo e a continuare a fornire aiuti per evitare l’uscita della Grecia dall’euro. Ma è emersa anche una chiusura piuttosto netta ad ogni ipotesi di cancellazione o di taglio del debito, che rischierebbe di costituire un pericoloso precedente nei confronti degli altri Paesi che hanno beneficiato dei finanziamenti europei.
Gli europei sono consapevoli che l’enorme indebitamento greco, pari al 177 per cento del Pil, così com’è, non è sostenibile. Per questo sono pronti a discutere un allungamento dei tempi per il rimborso e anche una revisione dei tassi di interesse che vengono applicati. Ma a condizione che il nuovo governo di Tsipras si impegni a rimborsare i 240 miliardi che ha ricevuto dai contribuenti europei e a varare le riforme concordate per ridare competitività al Paese e rendere dunque il suo debito sostenibile. «I problemi della Grecia sono ancora lì e devono essere risolti. Non sono scomparsi dall’oggi al domani per il semplice fatto che si è tenuta una elezione», ha commentato il presidente dell’Eurogruppo.
Una riprogrammazione del debito, del resto, era già allo studio a Bruxelles su richiesta del precedente governo in vista della scadenza del piano di aiuti il 28 febbraio. Commissione e Consiglio avevano già manifestato la disponibilità a concedere una proroga, ora quanto mai necessaria per dare tempo al nuovo governo di definire un programma. Ma, almeno stando alle dichiarazioni pre-elettorali, Tsipras non intenderebbe chiedere un prolungamento del prestito alle condizioni già concordate.
Anche per cercare di chiarire un percorso che consenta di arrivare ai negoziati, ieri Juncker, insieme al consueto messaggio di felicitazioni, ha trasmesso al nuovo capo del governo greco un invito a venire a Bruxelles «al più presto possibile». Intanto ieri l’Eurogruppo ha rinviato alla riunione di febbraio ogni decisione concreta in attesa di conoscere la posizione del governo di Atene.
Per il momento, comunque, i mercati non hanno reagito al terremoto politico della vittoria di Syriza. Solo la borsa di Atene ha chiuso in negativo. «I mercati hanno reagito molto moderatamente, importante è che la Grecia mantenga i progressi compiuti a costo di grandi sacrifici, che non si ritiri», ha commentato ieri Dijsselbloem.
Dunque, per ora le piazze finanziarie non prendono sul serio una ipotesi di uscita della Grecia dall’euro. Del resto ieri, sia pure con sfumature diverse, la linea europea è stata unanime. Nessuna conferenza sul debito in vista di una parziale cancellazione, come chiedeva Syriza. E rispetto degli impegni assunti dai governi precedenti in materia di riforme. La Bce è stata la prima ad escludere apertamente ogni ipotesi di cancellazione del debito. Bernard Coeure, membro francese del board della banca centrale, è stato esplicito: Francoforte non potrebbe accettare un taglio dei titoli di debito greco depositati presso la Bce «per ragioni legali. In Europa non c’è spazio per gesti unilaterali, il che non esclude una discussione sulla riprogrammazione del debito». Ieri l’Eurotower ha anche reso nota una risposta inviata qualche settimana fa da Mario Draghi alla interrogazione di un eurodeputato di Syriza in cui si ricorda che la Grecia «ha una pressione fiscale al 34,2%, ben al di sotto della media dell’eurozona e della Ue.
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