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L’unico precompilato dilaga

La dichiarazione dei redditi precompilata conquista mezzo mondo. Dopo il successo indiscusso registrato nei paesi scandinavi e in Australia, anche l’Europa continentale si converte all’e-Tax. È il caso, tra gli altri, dell’Olanda dove il nuovo sistema introdotto da pochi mesi sembra aver già conquistato il popolo dei contribuenti. La conferma è arrivata nei giorni scorsi dal ministero delle finanze dell’Aia che ha brindato a un incremento del 35% da un anno all’altro, delle dichiarazioni precompilate utilizzate dagli olandesi, arrivate a sfiorare quota 2 milioni. La dichiarazione dei redditi precompilata però, non è una cosa nuova. Il primo paese a introdurla in Europa è stata la Danimarca nel 1990. L’esempio è stato seguito negli anni successivi da tutti gli altri paesi scandinavi, fino a estendersi poco alla volta, ai cinque continenti. In base alle rilevazioni dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), questo strumento ha preso sempre più piede con il diffondersi di internet e delle nuove tecnologie, tanto da essere adottato oggi da 17 paesi (si veda tabella in pagina). «Il maggior problema legato all’introduzione delle dichiarazioni precompilate è la complessità dei sistemi fiscali dei singoli stati», hanno spiegato gli esperti dell’Ocse. «Più è complesso e intricato il meccanismo di rilevazione delle tasse dovute, meno agile è il processo di introduzione della dichiarazione precompilata». Quali sono quindi i vantaggi legati al passaggio dal sistema tradizionale a quello delle dichiarazioni precompilate? «Una sola risposta non esiste, perché tutto dipende dalle condizioni del singolo paese», hanno aggiunto gli analisti dell’Organizzazione parigina. Uno studio sulla Svezia del 1995, condotto dalla docente di finanza pubblica all’università di Stoccolma, Harriet Malmer, ha dimostrato che il passaggio al nuovo sistema ha abbattuto del 20% i costi della compilazione delle tasse per le persone fisiche. Inoltre, anche negli Stati Uniti il passaggio dal metodo tradizionale all’e-Tax, per il 40% dei contribuenti, ha ridotto di 2 miliardi di dollari i costi di compilazione. Non solo. Una rilevazione condotta nel 2007 da Annette Sampson, Personal finance editor per il The Sydney Morning Herald, ha mostrato che ogni anno in Australia si spendevano 1,2 milioni di dollari per aiutare il 74% dei contribuenti a compilare la propria dichiarazione dei redditi. Il passaggio all’e-tax ha consentito di cancellare questi costi. Situazione simile a quella danese dove, a partire dal 2004, il 67,5% dei contribuenti ha iniziato a ricevere una dichiarazione dei redditi precompilata, azzerando il flusso informativo esistente fino a quel momento, tra questi soggetti e le autorità fiscali. Secondo l’E-government project targato Ocse, l’introduzione della dichiarazione dei redditi precompilata consentirebbe di azzerare gli errori di compilazione, consentendo un risparmio di 200 milioni di euro per le casse dei paesi membri. C’è però, chi è anche andato oltre, come Singapore, che dopo aver raggiunto il record del 97% di dichiarazioni dei redditi precompilate inoltrate elettronicamente, lo scorso anno ha introdotto un nuovo sistema a tutela dei propri cittadini. Si tratta di un servizio telefonico che consente a ogni singolo contribuente, attraverso il semplice invio di un Sms, di verificare se è tenuto o meno a inoltrare la dichiarazione dei redditi all’Agenzia delle entrate. I cervelloni dell’Agenzia verificano in automatico i dati in archivio comunicando la risposta in tempo reale.

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