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Lunga vita al conto corrente

Il conto corrente va avanti anche postumo. Quando un correntista muore, il conto non è automaticamente bloccato e la banca può continuare ad annotare accrediti e addebiti. È quanto ha deciso il Collegio di coordinamento dell’arbitro bancario finanziario con il provvedimento n. 24360 del 6 novembre 2019, pubblicato il 23 dicembre 2019.Le questioni successorie relative ai rapporti bancari sono sempre spinose e fonte di aspro contenzioso tra i chiamati all’eredità e tra banche ed eredi. Come nel caso in esame in cui una banca, dopo il decesso del titolare del conto, ha addebitato sul conto il residuo debito di un finanziamento. A fronte di ciò l’erede pretendeva il pagamento del saldo attivo del conto alla data del decesso, ritenendo che la banca non fosse autorizzata a movimentare il conto post mortem. La banca ha ribattuto di avere agito nell’interesse del correntista e anche degli eredi dello stesso, poiché, autorizzando caso per caso i movimenti che si sono presentati sul conto, ha consentito di rimborsare parte del finanziamento e di evitare che venissero pubblicate segnalazioni disdicevoli nei sistemi informativi pubblici (quali la Centrale dei rischi e Crif).

La controversia è stata portata all’attenzione del Collegio di coordinamento dell’arbitro bancario finanziario.

Per spiegare chi è questo organo bisogna dire prima due parole sull’Arbitro bancario finanziario. È un organismo, previsto dal Testo unico bancario, con il compito di trattare le lite in sede stragiudiziale; ce ne sono sette in Italia: Bari, Bologna, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino.

Il cliente può ricorrere all’Abf solo dopo aver cercato di risolvere la controversia inviando un reclamo scritto alla banca. Se la decisione dell’Abf è ritenuta non soddisfacente, il cliente, l’intermediario o entrambi possono rivolgersi al giudice.

Le decisioni dell’Abf non sono vincolanti come quelle del giudice ma, se l’intermediario non le rispetta, la notizia del loro inadempimento è resa pubblica.

Il Collegio di coordinamento, invece, decide i ricorsi che riguardano questioni di particolare importanza o che hanno generato o possono generare orientamenti differenti tra i sette collegi territoriali. Stabilisce il principio di diritto che i collegi territoriali sono tenuti a seguire per decidere futuri ricorsi sulla stessa questione. Se ritengono di discostarsi, i collegi territoriali devono indicare espressamente i motivi del disallineamento. Quindi le decisioni del collegio di coordinamento sono particolarmente autorevoli.

Tornando al caso in esame, il quesito è se l’apertura della successione comporti l’estinzione del conto corrente bancario (con conseguente illegittimità di operare movimenti), oppure la successione degli eredi nel rapporto contrattuale.

Dando atto della complessità della questione e della diversità di risposte date anche dai tribunali, il Collegio ha ritenuto di prendere posizione a favore della seconda opzione.

Nella decisione in commento è stato formulato il seguente principio: il contratto di conto corrente bancario non si estingue automaticamente per effetto della morte del correntista, ma in conseguenza di una espressa manifestazione di volontà da parte degli eredi. Resta fermo che il comportamento della banca debba essere improntato a correttezza e buona fede anche nei confronti degli eredi.

Pertanto, dopo la morte del cliente, la banca deve tenere comportamenti ispirati a prudenza e a buona amministrazione, volti a conservare integre le ragioni dell’eredità e una volta identificati gli eredi, deve dare loro ogni puntuale ed esauriente informazione. La banca, dunque, è tenuta a inviare al successore, al più presto, ogni informazione in suo possesso sullo stato del conto corrente: la consistenza, la presenza di debiti, di polizze assicurative; possibilmente, a informarlo circa il diritto di recesso, a interpellarlo riguardo all’esercizio di questo diritto e alla eventuale sospensione di pagamenti che l’erede ritenga non più utili. Al successore a qualsiasi titolo è espressamente riconosciuto il diritto di ottenere copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni.

D’altro canto, è certamente onere degli eredi dare tempestiva notizia alla banca della morte del correntista. Applicando la regola alla vicenda concreta, il Collegio ha concluso che il rapporto di conto corrente è rimasto in essere dopo la morte della correntista, tenendo conto che l’erede, in nessun momento, ha manifestato la propria volontà di far cessare il rapporto contrattuale, anche dopo essere venuto a conoscenza degli addebiti gravanti mensilmente sul conto. Di conseguenza risultano legittimi gli addebiti successivi alla morte per l’invio degli estratti conto e delle comunicazioni e per i canoni per la tenuta del conto corrente; lo stesso per pagare il finanziamento, avendo l’erede in questione accettato l’eredità con beneficio di inventario.

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