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Lunedì nero per Piazza Affari

di Vito Lops

I mercati finanziari tornano sulle montagne russe, con Piazza Affari maglia nera d'Europa. Il listino milanese ha inaugurato la settimana con un pesante ribasso (Ftse Mib a -3,06% e Ftse It All Share a -2,87%), penalizzato da pesanti vendite che hanno colpito tutti i settori, bancario (che pesa per il 20% sulla capitalizzazione complessiva) in prima linea.

La Borsa di Milano ha deluso le attese di chi si aspettava una buona reazione dopo le turbolenze della settimana scorsa e dopo che venerdì il Parlamento ha approvato la manovra finanziaria. Nello stesso giorno, a mercati chiusi, sono stati pubblicati gli stress test condotti su 90 banche europee, pienamente superati dai cinque istituti di credito italiani sotto esame. Eppure, tutto ciò non è bastato: sono stati proprio questi istituti a guidare i ribassi. Intesa Sanpaolo, la prima della classe secondo i test con un Core Tier I stressato dalle simulazioni europee all'8,9%, ha accusato una flessione del 6,5%, UniCredit del 6,3% e Banca Mps del 7,2 per cento. Ed ancora Ubi Banca ha registrato un ribasso del 5% e Banco Popolare del 6,67% (nel giorno in cui il consigliere delegato, Pier Francesco Saviotti, ha escluso aumenti di capitale). Bpm, non sottoposta agli stress test, ha perso il 4,6 per cento.

La giornata è iniziata subito con la marcia indietro con gli indici di Milano a -1%. Dopo appena mezz'ora il ribasso si è esteso oltre il 2%, complici le tensioni riverberate dal mercato obbligazionario dove lo spread tra il rendimento dei BTp a 10 anni e quello del Bund tedesco è balzato a 337 punti base riportando, come era già accaduto la settimana scorsa, il rendimento dei titoli italiani oltre il 6%, gli stessi livelli del 1997, avvicinandolo a quel 7% che è considerato il punto di non ritorno, soglia oltre la quale Grecia, Portogallo e Irlanda sono state poi costrette a ricorrere al salvataggio europeo.

Il quadro non è migliorato alle ore 11, quando Borsa Italiana ha comunicato la sospensione, per motivi tecnici, degli strumenti quotati sul mercato Etf (Exchange traded fund), SeDeX (derivati e covered warrant) e MoT (obbligazioni retail). Nel complesso sono stati bloccati dalle contrattazioni 4.260 titoli finanziari. Si tratta della seconda sospensione del 2011 per il listino milanese, dopo il black out dello scorso 22 febbraio, quando furono interrotte per tutta la mattinata le contrattazioni sul paniere azionario Mta. Le vendite si sono poi accentuate nel primo pomeriggio, quando l'apertura incerta di Wall Street ha accentuato le preoccupazioni in Europa. Oltre ai bancari, sono scesi in modo indifferenziato anche altri settori. Parmalat è scivolata del 6%. Dallo scorso 8 luglio, giorno in cui si è conclusa l'Opa di Lactalis sull'azienda emiliana, i titoli hanno lasciato sul parterre oltre il 20%. Pesanti vendite anche su Fiat (-4,3%).

Hanno chiuso in ribasso anche gli altri listini del Vecchio Continente. Francoforte ha ceduto l'1,27%, Parigi il 2%, Londra l'1,32% e Madrid l'1,4 per cento. Giù le grandi banche: Bnp Paribas ha perso il 3,64%, Société Générale 5,48%. A Londra Lloyds Banking ha accusato una flessione del 7,47%, Rbs del 6,04% e Barclays del 7%. Lo Stoxx 600 è arretrato dell'1,8% mandando in fumo un controvalore di 91 miliardi di euro. Segnali di risveglio sono arrivati però dall'euro che, a Borse europee chiuse, ha recuperato fino a 1,412 dollari (dopo che era sceso in mattinata a 1,4 contro la chiusura di venerdì a 1,415).

Con il ribasso di ieri Piazza Affari è anche la maglia nera da inizio anno: il Ftse All Share perde il 12,1% e il Ftse Mib il 12,48%, ben oltre le altre piazze europee. Parigi cede il 4%, Londra il 2,3% e Madrid il 5,19%. Positivo il bilancio di Francoforte (+2,8%). In calo anche Wall Street che, al netto del ribasso di ieri (S&P500 a -0,81% e Nasdaq a -0,54%) è in rialzo del 3,8% da gennaio. A pesare sulla Borsa americana sono stati i titoli bancari, che hanno perso l'1,33% a causa degli ulteriori problemi denunciati da Bank of America (-2,8%).

 

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