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Lunedì nero a Piazza Affari

 Moody's aveva avuto pure l'accortezza di rendere nota la decisione di mettere sotto osservazione il debito italiano venerdì in tarda serata, quando i principali mercati erano tutti chiusi e le menti degli operatori già proiettate sul finesettimana. Ma oltre 48 ore di tempo non sono state sufficienti per stemperare gli animi e raffreddare le reazioni: alla riapertura dei listini Piazza Affari ha accusato le perdite maggiori in Europa e l'S&P Mib ha ceduto il 2,01%, oltre il doppio rispetto a Madrid (+0,96%) e soprattutto molto di più dei pochi decimi lasciati sul terreno dagli altri mercati del Vecchio Continente (-0,19% Francoforte, -0,38% Londra e -0,68% Parigi).

Che l'effetto sulle azioni italiane sia legato alla mossa dell'agenzia di rating è evidente. Le vendite sono iniziate dai titoli bancari e dagli assicurativi, penalizzati molto di più rispetto ai concorrenti europei (-1,57% l'indice settoriale delle banche di casa nostra contro -0,92% dell'indice paneuropeo e -1,86% per gli assicurativi contro -1,02%). In questi casi, infatti, lo schema seguito dagli operatori è semplice e consolidato: un eventuale declassamento di Moody's si ripercuoterebbe immediatamente sui titoli del Tesoro, che riempiono i portafogli degli istituti di credito e delle compagnie italiane. Il pericolo di eventuali svalutazioni dei prezzi dei bond metterebbe a sua volta a rischio la solidità di banche e assicurazioni e giustificherebbe la maggior prudenza prudenza degli investitori.

Così UniCredit ha perso il 2,3% e Monte Paschi il 2,6% nel giorno dell'avvio dell'aumento di capitale. Peggio è andata a Bpm (-7,4%), in frenata dopo che si sono spente le speculazione su possibili operazioni straordinarie con Bper e con Bnp Paribas, mentre Intesa Sanpaolo (-0,86%) è riuscita a limitare i danni. Tra gli assicurativi in calo Generali (-1,8%) e Fondiaria Sai (-3,6%), in attesa dell'approvazione di un aumento di capitale da 450 milioni che, secondo voci di mercato, potrebbe essere offerto con uno sconto del 30-40% sui prezzi attuali. Ieri però la debolezza si è estesa a macchia d'olio, fino a toccare Eni (-1,69%), Enel (-1,24%) e Terna (-1,89%) quasi a presagire l'imminente mossa di Moody's, che in serata ha messo sotto osservazione «a cascata» i rating di queste società a controllo pubblico.

Un mese fa, quando era stata Standard & Poor's a lanciare un avvertimento al nostro paese la Borsa di Milano aveva per la verità perso oltre il 3%, ma va anche detto che allora ci si era messo l'effetto dello stacco cedole (-1,8%) a rendere più amara la pillola. Stavolta, inoltre, anche il contesto esterno non è stato di grande aiuto. La decisione raggiunta nella nottata fra domenica e lunedì dall'Eurogruppo di rimandare ancora una volta il via libera definitivo all'erogazione della prossima tranche di aiuti alla Grecia ha anzi contribuito ad accrescere le già elevate tensioni.

Nel caso specifico dell'Italia hanno poi pesato le parole del primo ministro lussemburgese (e presidente dell'Eurogruppo) Jean-Claude Juncker, che in un'intervista pubblicata sabato sul quotidiano Sueddeutsche Zeitung aveva messo in guardia sui rischi specifici che il nostro Paese avrebbe corso nell'ipotesi di un default da parte di Atene. La precisazione di Juncker («credo che l'Italia non sia in pericolo») è giunta poi nelle prime ore del pomeriggio di ieri insieme all'annuncio dell'intesa sul meccanismo di salvataggio europeo (Esm). Ha però sortito effetto a metà, risollevando dai minimi euro (a 1,43 dollari dopo un minimo in mattinata sotto quota 1,42) e piazze europee e contribuendo alla ripresa di Wall Street (+0,5% per S&P 500 e Nasdaq), ma lasciando al palo Piazza Affari.

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