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L’ultimo atto della Marcegaglia


di Michele Arnese  

Candidati certi, candidati occulti, candidati in pectore o potenziali. In Confindustria è già partita la successione a Emma Marcegaglia, che oggi terrà il suo ultimo discorso come presidente della confederazione degli industriali all'annuale assemblea dell'associazione.

I candidati certi al momento sono due: Giorgio Squinzi e Gianfelice Rocca. Squinzi è gradito alla Marcegaglia, che però è consapevole che soltanto Gianni Agnelli riuscì a designare il suo successore, ovvero Guido Carli. Il patron della multinazionale Mapei, comunque, può vantare un largo credito di stima e di autorevolezza nel sistema confindustriale, non solo nella squadra confindustriale più in sintonia con Marcegaglia.

Profilo riconosciuto di imprenditore, Squinzi ha simpatie non nascoste per il centrodestra ma nessuna acrimonia verso la Cgil con cui, anzi, da presidente di Federchimica, ha siglato accordi collettivi comunque innovativi. Proprio per questa linea di condotta poco marchionnesca trova qualche perplessità in alcuni ministri, come ad esempio Maurizio Sacconi, che ritengono improbabile un rapporto cooperativo con la confederazione guidata da Susanna Camusso per riformare il mercato del lavoro e la contrattazione. Inoltre su Squinzi si appuntano i dubbi di un ampio settore delle imprese meccaniche che non hanno condiviso alcune del presidente di Federchimica. Resta poi da vedere se lo stesso Squinzi scioglierà le riserve per la sua candidatura, visto che è ancora molto legato alla vita aziendale della multinazionale che amministra.

Anche, ma non soltanto, per queste titubanze si è stagliata la seconda candidatura certa, quella di Rocca, presidente di Techint. Da tempo si vociferava il suo nome tra i pour parler confindustriali, eppure è stato a sorpresa il vicepresidente di Confindustria per le relazioni industriali, Alberto Bombassei, a consigliare il nome di Rocca per la successione a Marcegaglia, criticata per aver accentrato eccessivamente la gestione dell'associazione di viale dell'Astronomia. L'esternazione di Bombassei ha sorpreso non poco gli ambienti confindustriali. Perché di fatto ha ufficializzato l'inizio della corsa alla presidenza con un anno di anticipo. E perché può aver esposto il nome di Rocca, attuale vice di Marcegaglia per l'education, a un rischio «bruciatura». Un rischio che secondo qualche osservatore malizioso, o maligno, Bombassei ha voluto correre consapevolmente: «Da leader dei freni Brembo, Bombassei è più bravo a frenare che ad accelerare», è la battuta che circola ai vertici di Assolombarda presieduta da Alberto Meomartini e guidata dal direttore generale Antonio Colombo.

Una battuta che implica una candidatura occulta: quella di Bombassei. A questa ipotesi, secondo alcune indiscrezioni, pensavano, e pensano tuttora, esponenti di primo piano della galassia confindustriale come ad esempio Giorgio Fossa, già presidente di viale dell'Astronomia. Però Bombassei vuole ancora seguire da vicino l'azienda che ha fondato, anche se si vocifera di un possibile ingresso di un socio americano. Si vedrà.

C'è poi una terza tipologia di candidati che potrebbero definitivamente emergere in caso di stallo tra i due candidati certi o in caso di defezioni o ripensamenti. Tra i nomi «terzi» c'è di sicuro quello di Aurelio Regina, presidente di Confindustria Lazio, sostenuto tra gli altri dall'ex presidente Luigi Abete, ora alla testa di Assonime. Regina, pur non incontrando al momento il favore di ampi settori associativi del Nord, anche per il suo attivismo mediatico, sarebbe il profilo giusto per una presidenza «manageriale» che ristrutturi e riorganizzi la macchina associativa all'insegna dell'efficienza, con inevitabili tagli e accorpamenti.

Ma tra i candidati potenziali a una presidenza di immagine e scoppiettante si fa il nome di un imprenditore campione del made in Italy come Diego Della Valle. Si tratta soltanto di voci, ma alcuni elementi concorrono secondo alcuni addetti ai lavori ad accreditare l'ipotesi: l'annuncio di Della Valle di voler progressivamente delegare la gestione del suo gruppo al fratello; la visibilità crescente del patron di Tod's come elemento di rottura e discontinuità generazionale dopo il caso Generali anche con presenze in trasmissioni televisive tipo Ballarò; la decisione di intervenire alle recenti assise di Bergamo in una veste conciliante e da «volemose bene» per l'unità confindustriale che ha stupito e interessato non pochi imprenditori. Insomma, la partita in viale dell'Astronomia è solo agli inizi.

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