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L’ultima spinta per cambiare Bankitalia

di Stefania Tamburello

All’inizio di maggio è partita la riorganizzazione della gestione contabile, dei controlli della spesa e del bilancio interno. Con l’intento di rendere la struttura più efficiente, e perché no, risparmiare sui costi complessivi dell’Istituto. Tra qualche settimana toccherà all’area circolazione monetaria e poi sarà la volta dei servizi del personale e del segretariato. Entro novembre, quando con ogni probabilità il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi lascerà il suo studio al primo piano di Palazzo Koch per trasferirsi a Francoforte per guidare la Bce, la ristrutturazione della Banca d’Italia sarà completata. Era stata avviata poco dopo il suo insediamento nel gennaio 2006. Con l’obiettivo di ammodernare la struttura e soprattutto rifocalizzare compiti e ruolo all’interno del sistema europeo. Lunga articolazione Un processo articolato, un percorso «fatto tutti assieme» — governatore, direttorio, dipendenti — che Draghi sicuramente richiamerà nelle sue Considerazioni finali, le ultime del suo mandato, all’assemblea di domani, 31 maggio. Sarà quella infatti l’occasione per riaffermare «l’orgoglio» della Banca d’Italia, come lo chiama chi lavora nell’Istituto, da parte di un governatore destinato a ricoprire un incarico ancora più importante. I prossimi appuntamenti Su altri temi Draghi avrà modo di intervenire in appuntamenti successivi, come l’audizione al Parlamento europeo il 14 giugno in qualità di candidato designato alla presidenza D e L L a B c e , a L p o s t o D i Jean-Claude Trichet, in vista della nomina da parte del Consiglio europeo del 24-25 giugno. In questa occasione entrerà più nel dettaglio, così come anticipa il questionario già arrivato a via Nazionale da Bruxelles, delle sue posizioni in merito alla politica monetaria all’Europa e alle crisi dei debiti sovrani, Grecia in testa. O come l’assemblea dell’Abi, prevista per il 13 luglio, in cui potrà puntualizzare riconoscimenti e richiami per le aziende di credito. Ma le prossime saranno comunque le Considerazioni finali, forse più significative del suo mandato. Perché con ogni probabilità conterranno i punti sui quali si è articolata l’azione di Draghi durante il suo mandato al vertice di Bankitalia e quelli su cui si è sviluppata la sua esperienza come regolatore alla presidenza del Financial stability board , nel pieno della grave crisi finanziaria. Una crisi che, come il governatore ha osservato recentemente, non è ancora finita col suo strascico di tensioni e rischi, se non di ricaduta, di prolungamento dell’incertezza rispetto all’obiettivo di una crescita forte, sostenibile e soprattutto non disuguale. Le responsabilità Ma quali sono, in grande sintesi, i concetti chiave del governatorato Draghi? Stabilità e crescita è il binomio che fa e ha fatto da sfondo ad ogni sua analisi. Non c’è l’una senza l’altra, ripete insistendo, e tornerà a farlo domani, sull’esigenza di continuare ad assicurare, anche completando la riforma delle regole, la stabilità finanziaria che è ancora pericolante. E quella macroeconomica, minacciata soprattutto in Europa dalla crisi dei debiti sovrani di alcuni paesi, ma la cui responsabilità, secondo il governatore, appartiene ai governi che devono essere capaci a realizzare i piani di intervento necessari. L’Italia e i suoi nodi strutturali che rallentano lo sviluppo, è lo scenario in cui Draghi ribadisce e l’urgenza di interventi per sbloccare la produttività, ancora depressa, dell’industria e soprattutto rilancia l’allarme per la condizione dei giovani. Bloccati da un’istruzione che non sollecita il merito e da un mercato del lavoro che non vuole accoglierli privandoli delle risorse necessarie per poter puntare ad una vita di benessere. Produttività, giovani e riforme da fare, anche a costo zero: per rafforzare la ripresa occorre agire su strade che non sono certo impercorribili secondo l’inquilino di Palazzo Koch che da tempo guarda al modello tedesco di sviluppo. L’evoluzione Su finanza e credito l’evoluzione della Banca d’Italia formato Draghi ha tre parole chiave: trasparenza, governance e attenzione alla clientela. Lasciando da parte, ovviamente, quella sollecitazione al rafforzamento del capitale, diventato quasi un mantra per il governatore presidente dell’Fsb. Il quale tuttavia ha recentemente riconosciuto alle aziende italiane di muoversi nella giusta direzione. Le regole sulla governance e sul contenimento delle retribuzioni dei manager bancari sono state il fiore all’occhiello per Draghi in campo internazionale, per essere stata la Banca d’Italia, la prima autorità a sperimentarle. Così come lo è stata la riorganizzazione della Vigilanza messa in luce dal buon risultato delle banche italiane di fronte agli sconquassi provocati dalla crisi negli altri paesi. Ed era iniziata dalla Vigilanza la riorganizzazione della Banca d’Italia che sta per concludersi con la razionalizzazione del modello contabile. Da quel radicale passaggio dai controlli tramite lo scambio di carte e documenti alle ispezioni sul campo, frequenti e dettagliate, definite «soffocanti» da qualche banchiere. A cui erano seguite la ristrutturazione della rete con la riduzione di numero e il cambio di missione delle varie filiali e la riorganizzazione dell’area studi e ricerca.

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