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L’ultima mossa dei Riva per l’Ilva Una lettera per evitare l’insolvenza

I Riva giocano l’ultima carta per evitare il fallimento dell’Ilva e sono pronti a darne conto nell’audizione programmata per giovedì prossimo presso le commissioni Industria e Ambiente del Senato ma chiedono che il commissario straordinario della società, Piero Gnudi, non presenti la richiesta di ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria prevista dalla Legge Marzano. 
Lo hanno fatto con una lettera inviata allo stesso Gnudi, al presidente del Consiglio Matteo Renzi e alla ministra per lo Sviluppo economico, Federica Guidi. La lettera, un paio di cartelle firmate da Claudio Riva, presidente di Riva Fire, la holding capofila, ha come obiettivo evitare la dichiarazione dello stato d’insolvenza che è collegata all’entrata in Legge Marzano e significherebbe la perdita dell’azienda, aprendo la strada a conseguenze gravi sul piano penale.
Intanto ieri in tarda serata il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi ha ricevuto i rappresentanti delle aziende fornitrici dell’Ilva che durante la giornata avevano manifestato in piazza Colonna. La Guidi ha assicurato «la massima disponibilità a tutelare i crediti maturati dall’indotto attraverso tutte le forme che potranno essere attuate».
Tornando alla lettera dei Riva, tra i destinatari, per conoscenza, anche i presidenti delle commissioni Industria e Ambiente del Senato, Massimo Mucchetti e Giuseppe Francesco Marinello. Finora i Riva avevano evitato di venire allo scoperto con dichiarazioni ufficiali. Ieri, consigliati da uno staff al massimo livello, sono scesi in campo con un estremo tentativo. Al loro fianco Guido Rossi, che si conferma crocevia delle partite più impegnative ai vertici dell’industria e della finanza. Centrale è anche il ruolo dello studio Giliberti Pappalettera Triscornia e associati.
Il gruppo Riva, è scritto nel documento, «intende formulare le linee guida di una proposta concreta di salvataggio e rilancio dell’Ilva». E lo farà «nel corso dell’audizione avanti le commissioni riunite del Senato giovedì prossimo». Sempre che Gnudi non presenti l’istanza per l’amministrazione straordinaria (prevista per oggi, ndr; ), che viene definita una scelta «potenzialmente irreversibile e foriera di gravi conseguenze per l’assetto produttivo dell’intera industria italiana».
La via di uscita per evitare quello che i Riva considerano un esproprio c’è: «Ritengo che la crisi che attanaglia l’Ilva da oltre due anni possa, e debba, trovare una soluzione, ordinata e ragionevole, nel quadro delle regole generali già vigenti nel nostro ordinamento», scrive Claudio, figlio di Emilio Riva, punto di riferimento della famiglia fino alla scomparsa, nell’aprile scorso.
L’auspicio è «uno schema d’intervento, pubblico-privato, volto a contemperare sia l’eccezionalità della situazione di Ilva spa sia i principi costituzionali di tutela della proprietà, libertà d’impresa e certezza del diritto che sono fondamentali, anche e soprattutto nella percezione internazionale, per lo sviluppo economico del nostro paese».
Le parole scelte da Claudio Riva, che nella gestione Ilva non aveva incarichi operativi avendo lasciato per disaccordi col padre, sono concilianti, ma non rinunciano a ricordare la mancanza di qualsiasi confronto con la parte pubblica. «Da quando ho assunto la responsabilità della guida di Riva fire ho inteso improntare la mia azione alla costante ricerca di un dialogo con le funzioni pubbliche preposte alla gestione di Ilva, ma l’aggravarsi della crisi finanziaria e le difficoltà produttive della società hanno evidentemente indotto la funzione commissariale a procedere con una diversa priorità di azione».

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