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L’ultima carta di Draghi acquisti più forti di titoli prolungabili a tre anni Ma sarà ancora battaglia

«Mario Draghi ora vuole agire». L’impressione raccolta nei contatti tra la Banca centrale europea, le istituzioni di Bruxelles e le grandi capitali è netta. Il presidente della Bce vuole entrare a gamba tesa per sconfiggere la deflazione. Questo impone il suo mandato e questa è la volontà dell’ex governatore di Bankitalia. Ma non tutti in giro per l’Europa sono d’accordo a potenziare il Quantitative easing lanciato lo scorso marzo: anche questa volta a Francoforte sarà battaglia. La data decisiva è quella del 3 dicembre. Dopodomani, quando si riunirà il consiglio dell’Eurotower e il Qe2 sarà sul tavolo.
Il primo Qe ha spinto la ripresa e ha toccato l’inflazione, ma non abbastanza. Il nuovo dato sulla deflazione italiana è un allarme che nessuno può sottovalutare. Anche gli ultimi segnali in arrivo dalla Spagna sono sotto le aspettative. E in queste ore a Francoforte arriveranno i nuovi dati sull’andamento dei prezzi di tutta l’eurozona, dato fondamentale per la decisione di dopodomani e per rinforzare la posizione interventista di Draghi. «Le avvisaglie al momento sono tutt’altro che positive», spiega un banchiere centrale che chiede di rimanere anonimo. Insomma, se a ottobre la Bce ha dimezzato allo 0,1% le previsioni sull’inflazione 2015, non si aspettano fiammate in grado di far tornare il sereno su Eurolandia, appesantita da una crescita che stenta e un andamento dei prezzi che appesantisce i debiti, privati e pubblici. E secondo alcuni analisti i dati sull’inflazione di ottobre potrebbero non scontare il panico terrorismo, quindi la situazione potrebbe peggiorare.
Draghi nelle ultime settimane si è esposto sul Qe2, il 22 ottobre nella riunione dei governatori a Malta ha illustrato i possibili interventi e nessuno, raccontano fonti qualificate della Bce, ha avanzato obiezioni. Nei successivi interventi Draghi si è ulteriormente sbilanciato: «La crescita ha spiegato il 20 novembre – è ancora poco vigorosa e l’inflazione si attesta molto al di sotto del nostro obiettivo prossimo al 2%. Se a dicembre concluderemo che i rischi risultano sbilanciati al ribasso, metteremo in campo tutti gli strumenti disponibili». Un annuncio chiaro sulla volontà di agire. Tanto che il messaggio che in queste ore da Francoforte viene propagato verso le capitali è il seguente: «Draghi non può tornare indietro rispetto alle aspettative, altrimenti perdiamo credibilità».
Eppure non tutti sono d’accordo. Il numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, dopo un iniziale silenzio dovuto alle crisi Volkswagen e bancarie, dietro le quinte ha ripreso la sua guerriglia contro Draghi. «E si è portato dietro i falchi come gli olandesi e i baltici», racconta chi sta lavorando al dossier. Ma non la Finlandia: questa volta il governatore Erkki Liikanen sembra più attento alla crisi del suo Paese che agli istinti rigoristi. Se è vero che lo scorso marzo il Qe non è stato lanciato all’unanimità e che Draghi è determinato ad imporsi, «importante sarà il ruolo della Francia», spiega un altro banchiere centrale, visto che una decisione contro Parigi e Berlino sarebbe politicamente devastante. Christian Noyer si è mostrato dubbioso su un nuovo intervento ma i suoi colleghi “colombe” sperano che dopo gli attacchi di Parigi e i rischi per l’economia transalpina cambi posizione dando forza a Draghi.
In questo momento però c’è un altro dubbio che attanaglia i banchieri centrali: «Se il Qe2 non funziona che armi ci rimangono a disposizione?». La risposta che filtra da Francoforte è questa: «Siamo partiti tardi con il primo Qe e la crisi si è cronicizzata, questa volta non avremo appelli ed è meglio sbagliare per eccesso che per difetto».
Il che porta diversi banchieri a ritenere che Draghi proporrà un robusto mix di misure. I mercati si aspettano che l’acquisto di titoli pubblici da parte della Bce pensato per immettere liquidità nell’economia europea venga portato dai 60 miliardi mensili a 70-75 miliardi. Il programma, in scadenza nel settembre 2016, sarà anche allungato: i mercati prevedono di un anno, ma i banchieri centrali, consapevoli di essrere all’ultima chiamata, non escludono di ricorrere a una forchetta: prolungamento tra uno e tre anni pronti a fermarsi dopo 24 mesi. Anche i tassi sui depositi bancari scenderanno: al momento sono a -0,20%, verranno tagliati ancora, di uno o due decimali. Non oltre, visto che la sforbiciata della Banca di Danimarca al -0,60% ha danneggiato le banche locali. Infine Draghi potrebbe anche potenziare gli altri programmi non convenzionali varati negli ultimi anni: l’acquisto degli Abs (i prodotti bancari deteriorati) e l’Ltro, il credito facilitato per le banche che investono sull’economia.
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