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L’Uif sulle tracce delle cartiere

Società «cartiere» eterogenee, per settore e territorio: è quanto emerge dall’analisi dell’Uif, che detta le coordinate per scovare le società «cartiere» e individua le caratteristiche più ricorrenti in quelle imprese che, emettendo fatture per operazioni inesistenti, consentono a imprese produttive di utilizzarle sia a fini di evasione fiscale, indicando in bilancio costi inesistenti, sia a fini di riciclaggio o per altri scopi illegali. Poiché l’attività delle cartiere, per la sua rilevanza fra le frodi fiscali, la sua connotazione frequentemente transnazionale e la complessità di alcuni schemi operativi, costituisce una delle principali preoccupazioni per le amministrazioni finanziarie e per gli organismi italiani e internazionali deputati alla lotta al riciclaggio, l’Unità di informazione finanziaria (Uif) ha pubblicato di recente un nuovo numero dei Quaderni dell’antiriciclaggio avente a oggetto «Un indicatore sintetico per individuare le società cosiddette cartiere», e da cui emerge proprio l’eterogeneità settoriale e territoriale del fenomeno.

Cosa sono le «cartiere». Nell’articolato mondo delle imprese le società cartiere rappresentano una tipologia peculiare. L’obiettivo sociale delle cartiere non è infatti quello di produrre e scambiare beni e servizi sul mercato, bensì di emettere fatture per operazioni inesistenti, producendo semplici «carte» contabili.

Specificamente, nello schema di frode Iva, una società A fa acquistare prodotti presso un fornitore comunitario B da un interposto C (cartiera italiana), anziché acquistarli direttamente, per poi rivenderli sul mercato a prezzi più bassi. L’interposizione della cartiera è funzionale a eludere il versamento dell’Iva. Infatti, gli acquisti intracomunitari sono in regime di non imponibilità dell’Iva, con applicazione del meccanismo del cd. «reverse charge». L’Iva deve invece essere applicata nella fattura fra la società cartiera italiana C e l’impresa italiana acquirente A. Tuttavia, la società cartiera non versa l’Iva allo Stato, mentre la società A registra una detrazione Iva sull’acquisto effettuato, maturando un indebito credito Iva. Peraltro, nei casi concreti si rileva spesso la presenza di catene più complesse con il coinvolgimento di una rete di cartiere allo scopo di rendere ancor più difficili i controlli e il recupero dell’imposta.

Il lavoro dell’Uif. Dunque, il documento svolge un percorso induttivo di individuazione delle caratteristiche delle cartiere sulla base di tre fonti: i documenti del Gruppo di azione finanziaria internazionale (Gafi), organismo intergovernativo internazionale che promuove strategie volte al contrasto del riciclaggio, alcune recenti sentenze della Corte di cassazione e i risultati delle analisi delle segnalazioni di operazioni sospette a fini di antiriciclaggio dell’Unità di informazione finanziaria per l’Italia. In virtù delle informazioni disponibili viene sviluppato, utilizzando dati di bilancio, un indicatore sintetico che segnala la presenza di caratteristiche tipiche di una cartiera.

In particolare, per individuare le cartiere all’interno dell’insieme di imprese attive è stato costruito un indicatore che sintetizza alcune delle più significative caratteristiche delle cartiere relative alla struttura produttiva, al personale, all’esposizione finanziaria, alla dotazione patrimoniale e alla capacità reddituale e che può essere uno strumento di supporto nell’effettuare un primo screening sulle società potenziali cartiere. L’indicatore sintetico è stato derivato dall’aggregazione lineare di 5 indicatori semplici di bilancio, espressi come rapporti fra variabili del conto economico o dello stato patrimoniale di una società, e specificamente: 1) qimmat = immobilizzazioni materiali/attivo; 2) qonfin = interessi e altri oneri finanziari/ricavi; 3) qpatr = (capitale sociale versato + riserve nette)/passivo; 4) qacco = valore assoluto[(1 – (acquisti netti + costi per servizi e godimento di beni di terzi)/ricavi)]; 5) qclav = spese per il personale/ricavi.

I dati emersi. Una prima verifica empirica della significatività dell’indicatore, effettuata utilizzando il database dell’Uif nell’analisi delle operazioni sospette segnalate all’Unità, rileva che a valori molto bassi dell’indicatore corrispondono più frequentemente società segnalate per frodi nelle fatturazioni e/o per frodi nell’Iva intracomunitaria rispetto a quelle segnalate per altri fenomeni. Un risultato interessante dell’analisi è l’eterogeneità settoriale e territoriale del fenomeno delle cartiere. A livello regionale le cartiere risultano più presenti delle altre imprese in Lazio, Campania, Sicilia e Puglia; viceversa, Trentino-Alto Adige, Sardegna, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta sono le regioni con minore presenza relativa; ciò detto, ad avviso dell’Uif le differenze fra regioni sono tuttavia molto contenute e non sembrano riflettere quelle relative ai livelli di sviluppo e alla presenza dell’economia illegale. Quanto alla forma giuridica, quella di società a responsabilità limitata rappresenta la percentuale più rilevante, mentre le società per azioni sono relativamente assenti fra le cartiere. Quest’ultima caratteristica è coerente con la natura delle cartiere, perché la società per azioni è tipicamente la forma giuridica di imprese con una struttura produttiva, un’organizzazione e una governance complessa e stabile, connotati assenti nelle cartiere. L’Uif osserva altresì come le caratteristiche del sistema produttivo italiano, con una elevata presenza di piccole imprese spesso a conduzione familiare, rendono tuttavia la srl una forma giuridica diffusa nel nostro Paese, anche quando l’impresa abbia una finalità produttiva reale. È quindi meno probabile che la forma giuridica di srl, di per sé, possa costituire un indicatore con alto potere di individuare una cartiera. Peraltro anche la percentuale di cartiere tra le società cooperative è piuttosto significativa, prestandosi anche questa forma giuridica a essere utilizzata come cartiera. Infine, la distribuzione per settore di attività economica delle imprese nei primi 5 centili della distribuzione non individua in generale particolari comparti con una presenza relativamente maggiore di cartiere. Percentuali lievemente più elevate si rilevano solo per il commercio, dove potrebbe essere più facile mascherare l’attività di cartiera per la scarsa presenza di impianti e macchinari anche nelle attività commerciali effettive.

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