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Lufthansa, dal board stop al piano di salvataggio

Colpo di scena nella vicenda del salvataggio della compagnia tedesca Lufthansa. Ieri il consiglio di sorveglianza, riunito per discutere le condizioni poste per ottenere il prestito governativo da 9 miliardi di euro, ha deciso di rimandare l’approvazione e di conseguenza l’assemblea straordinaria per il via libera definitivo. «Occorre più tempo per rivedere i requisiti stabiliti dalla Commissione europea» si legge in un comunicato. Secondo Lufthansa, le condizioni poste dai funzionari della commissione antitrust di Bruxelles per approvare il piano gli aiuti di Stato andrebbero a indebolire gli hub di Francoforte e Monaco dal momento che verrebbe chiesto di cedere parte degli slot che sono in capo al vettore.

Il gruppo ha quindi deciso di prendere tempo per analizzare «l’impatto economico sulla società e sul rimborso previsto delle misure di stabilizzazione, oltre a possibili scenari alternativi». Ad ogni modo, il consiglio di sorveglianza continua a ritenere che il piano è «l’unica alternativa possibile per garantire la solvibilità».

Il pacchetto di aiuti era stato svelato lunedì scorso dall’Economic Stabilization Fund, con l’appoggio del board della compagnia , dopo settimane di intense trattative tra il vettore, il governo tedesco e Bruxelles sulla forma dell’intervento statale al fine di garantire la concorrenza. La reazione degli altri vettori non si è fatta attendere, a cominciare da Ryanair che ha minacciato un’azione legale per bloccare gli aiuti di Stato. «Non sorprende la reazione di Lufthansa: vuole i soldi pubblici senza condizioni e rifiuta qualsiasi forma di competizione», commenta il ceo di Ryanair Eddie Willson al Sole 24 Ore. Il vettore irlandese aveva avuto un duro confronto con Lufthansa quando si trattò di rilevare la fallita Air Berlin finita nell’alveo della compagnia tedesca. La quale su richiesta di Bruxelles, dovette cedere parte degli slot dell’aeroporto di Berlino a easyJet.

Per evitare il ripetersi di questa vicenda, la Commissione Antitrust dell’UE ha chiesto da subito a Lufthansa di rinunciare a 72 slot nei suoi due hub principali e la riduzione di una ventina di aerei basati in Germania. Gli slot aeroportuali rappresentano un asset importante per le compagnie aeree in quanto consentono di operare nelle fasce orarie ad intenso traffico e verso le destinazioni più ambite.

Il ministro dell’Economia Peter Altmaier ha dichiarato che «non è solo nell’interesse della Germania ma anche nell’interesse dell’Unione europea evitare una svendita di asset strategici in un settore industriale strategico indebolito a seguito di questa pandemia».

La questione slot è soltanto parte della storia del salvataggio Lufthansa: c’è l’aspetto legato alla remunerazione del prestito statale fissato al 4% per il 2020 e il 2021 per salire al 9,5% negli anni successivi, un costo ritenuto troppo elevato. A questo si aggiunge l’aspetto della partecipazione pubblica nel capitale della compagnia con una quota del 20%, non gradita al management di Lufthansa che teme ingerenze nelle scelte strategiche future. Ora si cercano alternative, ma al momento all’orizzonte non se ne vedono.

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