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L’Ue: un aiuto di Stato i 900 milioni ad Alitalia

Via libera alla nuova compagnia pubblica Italia Trasporto Aereo, ma i 900 milioni di euro di prestito (più gli interessi) dati ad Alitalia nel 2017 sono aiuti di Stato illegali e vanno restituiti. Per gli altri 400 milioni, erogati nel 2019, il verdetto dovrebbe arrivare in un secondo momento.

L’Antitrust Ue oggi rompe gli indugi su uno dei dossier più complicati degli ultimi anni. La notizia, anticipata ieri dal sito del Financial Times, viene confermata al Corriere da due fonti istituzionali che spiegano anche che il governo italiano è stato informato ieri della doppia decisione. Da Bruxelles preferiscono non commentare.

Dopo 1.235 giorni di indagini il team di esperti Ue ritiene che lo Stato italiano abbia violato le norme in materia di concorrenza quando ha dato ad Alitalia — che nel 2017 era senza più soldi dopo la bocciatura al referendum del piano di rilancio targato Etihad — 600 milioni di euro (a maggio) e 300 milioni (a dicembre). Uno dei «vizi» principali di quel prestito ponte — spiegano da ambienti europei — sta nel fatto che l’Italia l’ha notificato alla Commissione nel gennaio 2018 e solo dopo le denunce di alcune compagnie: Ryanair, Iag (holding di British Airways, Iberia, Vueling, Aer Lingus) e Adria Airways (nel frattempo fallita). Lo Stato italiano sarà chiamato a recuperare i 900 milioni, ma le fonti anticipano al Corriere che questo non avverrà perché Alitalia non ha i soldi.

Sempre oggi Bruxelles darà il via libera a Italia Trasporto Aereo (che prenderà il posto di Alitalia il 15 ottobre), ma con alcuni paletti che vanno dalla flotta (52 aerei) al numero di dipendenti al decollo (2.800), dall’utilizzo degli slot ereditati da Alitalia (in particolare a Milano Linate e Roma Fiumicino) alla possibilità di partecipare alla gara per rilevare il marchio della vecchia aviolinea, ma non il programma MilleMiglia. L’ok a Ita include anche una terza decisione: la discontinuità con Alitalia (e i suoi debiti).

Ma il cammino della newco è in salita. Ieri ha ufficializzato la rottura delle trattative con i sindacati sul nuovo contratto di assunzione. Gran parte delle sigle non era presente al tavolo. «Rilevata l’indisponibilità alla firma unitaria Ita prende atto della impossibilità di addivenire ad un accordo», spiega la società. Ora la compagnia dovrà procedere «all’assunzione delle 2.800 persone attraverso l’applicazione di un regolamento aziendale», fuori dal contratto collettivo nazionale di lavoro e con un taglio che secondo i sindacati è del 30-50% rispetto agli stipendi di Alitalia.

Il presidente Alfredo Altavilla esprime «rincrescimento» e parla di «pregiudiziali puramente formali che nulla hanno a che fare con il merito e la bontà del progetto», «che rispecchiano consuetudini e linguaggi non più attuali». «Il governo è assente e incosciente a lasciare tutte queste persone con il rischio di perdere il lavoro», attacca Fabrizio Cuscito, di Filt Cgil. Fast Confsal, Anpac, Anpav, Anp e Assovolo — presenti al tavolo — «hanno manifestato l’impossibilità a sottoscrivere le proposte dell’azienda».

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