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L’Ue teme un’Italia debole “Rischi per il Recovery Plan”

«Spero che l’instabilità politica in Italia non metta a repentaglio il lavoro sul Recovery Plan perché Roma ne è il maggior beneficiario e bisogna assicurarsi che i fondi arrivino presto per far fiorire la ripresa nel Paese». È sempre più allarme a Bruxelles per le sorti del piano tricolore per accedere ai 209 miliardi che il Next Generation Eu da 750 miliardi riserva alla Penisola. Se lunedì era stato il commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, a sottolineare che il documento italiano va «rafforzato », ieri è toccato al vicepresidente della Commissione europea, l’inflessibile lettone Valdis Dombrovskis, esprimere la preoccupazione dell’Unione al termine dell’Ecofin. Ai timori europei sulla tempistica e sulla qualità del piano, ora si aggiungono quelli legati alla crisi politica italiana, che ne ha rallentato la stesura. Non a caso il numero due di Ursula von der Leyen con delega all’euro ha ricordato che 11 Paesi hanno già mandato informalmente a Bruxelles i loro piani, mentre l’Italia ha giusto «presentato un numero sostanziale di elementi ». La preoccupazione è anche legata al fatto che una eventuale fragilità della maggioranza di governo nei prossimi mesi possa compromettere la capacità di italiana di accedere ai fondi Ue per la ripresa. Insomma, cresce la pressione sull’Italia visto che dalla fine di febbraio sarà possibile notificare formalmente a Bruxelles i piani nazionali per accedere ai fondi del Recovery da 750 miliardi. Il successo del nostro Paese, maggior beneficiario del programma, misurerà il successo o il fallimento dell’intera costruzione che si fonda sugli innovativi Eurobond, parte dei quali non saranno rimborsati dalle capitali ma direttamente da Bruxelles. E a tutti è chiaro che se l’Italia farà flop, non sarà possibile rendere permanenti i bond europei, bloccando l’evoluzione della zona euro.
C’è anche un «rischio specifico Italia», visto che se il Paese non saprà rilanciare la propria economia grazie ai sussidi Ue perderà l’ultimo treno per rimanere agganciato al cuore della zona euro. Le preoccupazioni di Bruxelles sono legate alla capacità di Roma di notificare formalmente il piano tra un mese in modo da poter incassare i primi soldi (circa 27 miliardi) a giugno. Non solo, preoccupa la vaghezza delle riforme strutturali collegate al piano di investimenti, la capacità di rilanciare in modo strutturale l’economia nazionale e l’assenza di semplificazioni burocratiche per portare avanti le opere infrastrutturali da finanziare con i soldi Ue nei tempi che il nostro Paese indicherà, impegnandosi a rispettarli, all’Europa. Il timore principale è proprio questo: che dopo il primo assegno di giugno, l’Italia non riesca a rispettare il cronoprogramma che secondo le regole del Recovery si deve auto imporre, perdendo le successive tranche di finanziamenti Ue.
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