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L’Ue: sì alle bad bank nazionali Nasce il mercato unico degli Npl

Nel tentativo di affrontare nel miglior modo possibile l’impatto della recessione post-pandemia sul sistema finanziario, la Commissione europea ha presentato ieri un (nuovo) piano d’azione per ridurre le sofferenze nei bilanci creditizi. Include tra le altre cose una banca dati delle sofferenze bancarie. L’iniziativa giunge dopo che negli scorsi giorni i ministri delle Finanze hanno fatto del Meccanismo europeo di Stabilità il salvagente del Fondo di risoluzione bancaria.

«La storia ci dimostra che è meglio affrontare i crediti inesigibili in modo tempestivo e deciso, soprattutto se vogliamo che le banche continuino a sostenere le imprese e le famiglie – ha detto in una conferenza stampa qui a Bruxelles il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis –. La strategia di oggi contribuirà alla ripresa rapida e sostenibile dell’Europa, aiutando le banche a scaricare questi prestiti dai loro bilanci e a mantenere il flusso del credito».

Il nuovo piano d’azione prevede quattro filiere: un rafforzamento del mercato secondario su cui vendere e comprare titoli di cattiva qualità attraverso la nascita di una banca dati europea; una riforma del diritto fallimentare, con l’approvazione della conseguente proposta comunitaria risalente al 2018; la creazione di piattaforme nazionali di gestione delle sofferenze (in inglese, asset management companies); l’uso di misure precauzionali per rafforzare i bilanci bancari.

Sul fronte delle bad banks, come vengono chiamate comunemente, la Commissione europea punta su un sistema nazionale, non federale, come invece avrebbe voluto a suo tempo l’attuale presidente della vigilanza europea, Andrea Enria. Troppi i giudizi negativi di molte capitali che notano tra le altre cose le differenze dei costi di finanziamento tra paesi. Ciò detto, Bruxelles tenta di trovare un compromesso, proponendo la cooperazione tra le asset management companies nazionali.

«Importanti sinergie – spiega Bruxelles – potrebbero concretizzarsi se molti Stati membri istituissero una bad bank. In tali circostanze, vi sarebbe la possibilità di creare una rete di bad banks in tutta l’Unione (…) Essa permetterebbe di realizzare economie di scala». Tuttavia, l’istituzione di una asset management company a livello nazionale rimane volontaria. «Gli Stati membri sono liberi di decidere se vogliono intraprendere questa strada», ha detto la commissaria agli affari finanziari Mairead McGuinness.

Particolare interesse ha anche l’idea di creare una banca dati europea dei crediti in sofferenza, per garantire trasparenza e promuovere la compravendita. «La banca dati sarebbe utile per migliorare l’efficienza del mercato – spiega la Commissione europea –. Potrebbe contribuire a sviluppare ulteriormente la standardizzazione dei dati. Permetterebbe agli operatori di mercato di comparare le transazioni e ottenere informazioni sui prezzi effettivi degli attivi e sulla liquidità del mercato».

Finance Watch ha criticato il piano d’azione là dove elenca tra le misure possibili interventi statali per aiutare le banche in difficoltà. «Stiamo assistendo alla rinascita (…) del salvataggio delle banche con denaro pubblico», ha sostenuto l’economista dell’organizzazione non governativa specializzata nella regolamentazione finanziaria Thierry Philipponnat, critico anche della scelta della Banca centrale europea di permettere agli istituti di credito di tornare a distribuire dividendi.

Già nel 2017, Bruxelles aveva presentato un piano d’azione. Le misure proposte allora hanno contribuito a una riduzione dei crediti in sofferenza nei bilanci bancari, ma non hanno permesso la nascita di un assetto europeo come era nelle intenzioni dell’esecutivo comunitario. Tra le altre cose è rimasto in forse lo strumento della bad bank. La speranza è che questa volta vi sia una accelerazione, indispensabile per creare una responsabilità in solido dei depositi bancari, in discussione da anni.

Qualche giorno fa i ministri delle Finanze della zona euro hanno deciso di dare al Mes il compito di fare da salvagente al Fondo di risoluzione bancaria. Con l’occasione sono stati pubblicati nuovi dati sui crediti in sofferenza. L’Italia è tra i paesi più in difficoltà: le sofferenze nel secondo trimestre erano pari al 6,3% dei prestiti lordi (la media europea è del 2,8%). Gli accantonamenti in percentuale dei crediti in sofferenza o di dubbia qualità erano pari al 59,8% (media europea: 63,4%).

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