Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’Ue scopre i professionisti

Le professioni italiane cambiano passo. La fotografia che riportiamo, incorniciata, in questa pagina, apre un nuovo orizzonte alle professioni italiane. Un nuovo modo di concepire il proprio lavoro e il proprio rapporto con la politica e le istituzioni. E soprattutto una nova possibilità di finanziare l’apertura, la ristrutturazione, gli investimenti dei propri studi professionali.

Rappresenta infatti l’incontro avvenuto mercoledì 9 aprile tra il vicepresidente della commissione europea, Antonio Tajani, il presidente del Comitato unitario delle professioni, Marina Calderone, il presidente dell’Adepp, l’associazione delle casse di previdenza dei professionisti, Antonio Camporese e il segretario di Confprofessioni, Gaetano Stella. In modo solenne i rappresentanti degli ordini professionali, delle casse di previdenza e delle associazioni professionali italiane sono andati a Bruxelles e hanno firmato un armistizio con le istituzioni comunitarie. Dopo anni di conflitti ideologici ha prevalso la ragion pratica. Da una parte le professioni hanno portato a casa la possibilità di accedere ai fondi comunitari, dall’altra hanno dovuto accettare l’accostamento della propria attività all’attività di impresa. Si mette da parte una pregiudiziale ideologica, si aprono le porte di finanziamenti e agevolazioni.

Non è che da oggi gli studi professionali saranno inondati di liquidità. La gestione e la fruizione dei fondi comunitari è operazione spesso piuttosto complessa. Ci vorranno anni per imparare a sfruttare tutte le potenzialità di questo cambio di prospettiva. Intanto però si incomincia un cammino. Nel comunicato diffuso da Tajani si legge infatti: «I liberi professionisti potranno essere destinatari di qualunque tipo di fondo europeo: potranno ricevere finanziamenti tanto dai fondi strutturali (gestiti a livello nazionale o regionale) quanto quelli gestiti direttamente da Bruxelles (ad esempio Cosme o Orizzonte 2020 per l’innovazione o la ricerca)». E poi ci sono anche i fondi nazionali, come quelli gestiti dalle camere di commercio (un approfondimento su questi temi alle pagine 4 e 5). Fino ad oggi queste opportunità erano escluse.

Dall’altra parte si prende atto che l’attività d’impresa e l’attività professionale negli ultimi anni si sono sempre più avvicinate: l’attività intellettuale, caratteristica delle libere professioni, ha sempre più bisogno di essere supportata da un’organizzazione adeguata, da conoscenze manageriali, da strutture e investimenti spesso consistenti. L’impresa è ancora è un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi, ma tra questi fattori i beni intangibili sono sempre più importanti: un secolo fa nei bilanci delle aziende il capitale era costituito da immobili e macchinari. Oggi la proprietà intellettuale ha spesso la prevalenza. Ciò non significa che uno studio professionale e un’impresa siano la stessa cosa, come sembra sostenere il comunicato stampa diffuso mercoledì scorso da Tajani.

L’imprenditore non ha un ordine, non sa che farsene di un codice deontologico, non può garantire la fede pubblica di un atto né sostituirsi alla pubblica amministrazione in una serie crescente di funzioni, non ha obblighi di terzietà o di aggiornamento professionale. Imprese e professionisti sono due realtà che si possono affiancare, non confondere. Un medico, un avvocato o un notaio svolgono certamente un’attività economica, ma non si può sostenere che la ricerca del profitto possa essere sufficiente a svolgere bene queste attività. Ci sono valori, forse oggi quasi dimenticati, che tuttavia sono importanti quanto quelli economici per il buon funzionamento della società.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa