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L’Ue a Roma: sul debito adesso rischiate il commissariamento

«In base ai dati definitivi, l’Italia non ha fatto abbastanza progressi per rispettare la regola del debito nel 2018». Si apre così la lettera che ieri la Commissione Ue ha recapitato al Tesoro. Un passaggio burocratico, che però porterà a una restrizione della sovranità economica della nazione governata dai sovranisti. Un estremo tentativo europeo di contenere quella voglia di spesa in deficit di Matteo Salvini e Luigi Di Maio, considerata potenzialmente letale per un Paese appesantito da un gigantesco debito pubblico (il 133,7% del Pil) e quindi per tutta la zona euro.
La missiva è stata inviata al termine della riunione della Commissione Ue di Jean-Claude Juncker. Questa volta non c’erano falchi e colombe, ma solo ventotto commissari rassegnati a procedere contro la terza economia della zona euro; un passo politicamente esplosivo che molti avrebbero preferito evitare. Solo il vice di Juncker, il socialista Timmermans, in corsa per succedergli, ha espresso qualche dubbio sull’opportunità di agire ora. Ma Juncker ha scosso la testa, ha spiegato che questo governo sembra narcotizzato dalle sue dinamiche politiche interne, incapace di ascoltare i moniti o capire il rischio che la sua politica economica rappresenta per sé e per l’euro. Per la prima volta in cinque anni non ha difeso Roma. E nessuno, nemmeno l’eterno mediatore Moscovici, lo ha contraddetto. D’altra parte l’Italia è fuori da tutti i parametri Ue ed è politicamente screditata presso istituzioni e Cancellerie.
Il governo deve rispondere entro domani indicando giustificazioni plausibili (“fattori rilevanti”) del perché lo scorso anno i gialloverdi hanno lasciato correre il deficit rifiutandosi di prendere le misure chieste da Bruxelles, per ritrovarsi ora con un buco da oltre 7 miliardi sul 2018. Che si somma ad un altro ammanco per quest’anno, alla crescita zero e a un debito in salita con turbolenze sui mercati (lo spread resta sopra quota 280). Ieri Tria è stato da Conte per preparare la risposta, ma Salvini ha fatto sapere che anche lui oggi vedrà il ministro. Come dire che decide lui cosa scrivere. In serata, per non farsi scavalcare, Di Maio ha definito la lettera Ue «assurda» incolpando il Pd dei numeri del 2018 e promettendo: «L’Italia non si piega». Il Tesoro è comunque orientato a giustificarsi presso la Ue con la minor crescita. Argomento scarico, perché per l’Europa sono proprio scelte e atteggiamenti dei vicepremier ad aver azzoppato il Paese. Così mercoledì prossimo la Commissione segnalerà i conti fuori traiettoria nel 2019 (circa 11 miliardi) e nel 2020 (deficit al 3,5%, debito al 135,2%), chiedendo un calo del disavanzo dello 0,6% del Pil nel prossimo anno con una correzione da almeno 23 miliardi. Quindi ci sarà il rapporto sul debito 2018 che, salvo improbabili ripensamenti, concluderà che Roma non ha rispettato le regole. Lanciando così la procedura sul nostro debito.
Si tratta di una gabbia che costringerà l’Italia a tagli per almeno 5 anni (pena dure sanzioni) fino ad azzerare il deficit per un vero abbassamento del debito. Ma prima che diventi operativa, devono consumarsi una serie di passaggi politici, con l’ultima parola all’Ecofin del 9 luglio. Fino ad allora si potrà negoziare, con l’Italia che potrebbe evitare il peggio facendo marcia indietro, come a dicembre. Per chiudere un occhio la Ue vuole una manovra- bis da almeno 3,5 miliardi e impegni credibili per il 2020. Altrimenti non ci sarà nulla da fare. Anche il vicepresidente della Bce, Luis De Guindos, ammonisce Roma: «È importante rispettare le regole di bilancio». E gli Usa inseriscono l’Italia nella lista dei Paesi da monitorare: le servono riforme strutturali per rilanciare la crescita e ridurre il debito.
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