Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’Ue (ri)prende di mira gli ordini

L’Europa prende nuovamente di mira gli ordini professionali. Dopo un lungo pressing sull’inderogabilità delle tariffe minime (abolita in Italia nel 2006 con la legge Bersani), tocca ora alla formazione. Per la Corte di giustizia Ue (sentenza della seconda sezione del 28 febbraio) gli ordini professionali non possono occuparsi di formazione obbligatoria in via esclusiva.

Perché in questo modo, violano la concorrenza e stabiliscono «condizioni discriminatorie a danno dei concorrenti», cioè di altri enti che erogano formazione.

Il caso. La vicenda prende il via da una decisione del 2010 dell’Autorità garante della concorrenza del Portogallo che aveva considerato il regolamento in materia di formazione dell’ordine degli esperti contabili (Ordem dos Técnicos Oficiais de Contas, Otoc) distorsivo della concorrenza in violazione del diritto dell’Unione. Secondo questa norma, infatti, gli esperti contabili devono conseguire, nel corso dei due anni precedenti, una media annuale di 35 crediti di formazione, una parte (istituzionale) pari a 12 crediti, erogata esclusivamente dall’ordine e la restante (professionale) impartita invece anche da altri organismi purché iscritti all’Otoc. Una suddivisione non corretta per l’Authority che per questo aveva inflitto all’Otoc un’ammenda con l’accusa di aver «artificiosamente segmentato il mercato», riservandone un terzo a se stesso e imponendo per il resto condizioni discriminatorie. A quel punto l’Otoc ha chiesto l’annullamento della decisione e la Corte d’appello di Lisbona ha investito la Corte di giustizia.

La sentenza. La pronuncia della Corte di giustizia europea respinge dunque la richiesta di annullamento fatta dall’Otoc. Il punto di partenza è sempre lo stesso: «Gli ordini professionali sono paragonabili a delle associazioni di imprese e come tali devono rispettare le regole sulla concorrenza. Per cui l’imposizione ai propri iscritti di un sistema di formazione obbligatoria che elimina parzialmente la concorrenza e stabilisce condizioni discriminatorie a danno dei concorrenti è contrario al diritto dell’Unione». Neppure il fatto che l’ordine sia tenuto per legge alla formazione obbligatoria lo sottrae alle norme del diritto dell’Unione. Inoltre la Corte dichiara che un regolamento adottato da un ordine professionale che stabilisce un sistema di formazione obbligatoria, per garantire la qualità dei loro servizi configura una restrizione della concorrenza vietata «quando elimina la concorrenza per una parte sostanziale del mercato rilevante, a vantaggio di tale ordine professionale, e impone, per l’altra parte di detto mercato, condizioni discriminatorie a danno dei concorrenti di detto ordine professionale». Spetta ora al giudice del rinvio verificare dette circostanze. E quindi esaminare le condizioni di accesso al mercato per stabilire se siano assicurate pari opportunità ma anche se la distinzione operata dall’ordine tra formazione «istituzionale» riservata e «professionale» aperta a determinate condizioni è corretta.

La situazione italiana. Ma quale risvolto avrà questa sentenza in Italia? L’orizzonte appare sereno in base ai punti di osservazione. Da un lato, infatti, la sentenza prende di mira il ruolo degli ordini sulla formazione dimenticando che, in Italia, gli stessi autorizzano comunque associazioni ed enti di formazione ad attribuire crediti formativi durante eventi di rilevanza per le singole categorie. Dall’altro, tutte le riforme delle professioni degli ultimi anni hanno avuto come principio assoluto la necessità per i professionisti di fare formazione. Tanto che, come ricorda la presidente del Cup, Marina Calderone, ancora l’ultimo restyling in materia (il dpr 137/2012) per mano del ministro della giustizia ha confermato che la formazione continua è obbligatoria e sarà sotto il controllo degli Ordini, che potranno predisporne i regolamenti e autorizzare anche enti o soggetti esterni.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«È cruciale evitare di ritirare le politiche di sostegno prematuramente, sia sul fronte monetario ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dopo aver fatto un po’ melina nella propria metà campo, il patron del gruppo Acs, nonché preside...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Una forte ripresa dell’economia tra giugno e luglio. È su questo che scommette il governo: uscire...

Oggi sulla stampa