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L’Ue punta al fondo da mille miliardi dopo la mossa di Berlino e Parigi

BRUXELLES — Ora Bruxelles punta in alto, mira a un Recovery Fund da 1.000 miliardi per rilanciare l’economia europea affondata dal Covid-19. Il via libera di Merkel e Macron a 500 miliardi di sussidi a fondo perduto per i Paesi più colpiti dalla crisi ha rimesso in moto il lavoro di Ursula von der Leyen, che nelle scorse settimane si era inceppato sotto la pressione dei nordici contrari alla solidarietà, portando a ben tre rinvii del Piano di rilancio. La presidente della Commissione europea ora punta a presentare l’atteso documento mercoledì prossimo. A giugno il testo verrà quindi negoziato dai governi per il via libera finale che, vista l’opposizione di Austria, Danimarca, Svezia e Olanda, potrebbe anche slittare a luglio.
«Si tratta di aumentare i finanziamenti di oltre un migliaio di miliardi tra prestiti e sovvenzioni», ha spiegato il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis. Gli ha fatto eco il titolare dell’Economia, Paolo Gentiloni: «Che la Germania accetti 500 miliardi di sovvenzioni è senza precedenti. Con un mix di aiuti, crediti agevolati e prestiti di lunga durata non saremo lontani dal migliaio di miliardi». Dunque un pacchetto complessivo da 1.000 miliardi al quale si sommeranno altri 1.000 del normale bilancio Ue 2021-2027 per un bazooka da puntare sui settori del futuro, Green deal e digitale, e su quelli più danneggiati dalla pandemia, come turismo e trasporti. Bruxelles lavora a anche a un ponte per far arrivare i primi fondi già a settembre. Il testo della Commissione comunque non è ancora chiuso e poi andrà negoziato tra governi. Ecco perché ieri Giuseppe Conte ha avviato una nuova campagna diplomatica sentendo Macron e in serata Merkel. La Cancelliera ha detto di comprendere le motvazioni italiane, lasciando capire che sosterrà il nostro governo. Nelle prossime ore Conte sentirà anche von der Leyen, alla quale chiederà di non negoziare la sua proposta con i nordici per non correre il rischio di annacquarla prima ancora del confronto tra governi. Il premier insisterà per un testo ambizioso, lasciando le trattative al successivo dialogo tra capitali. I rapporti con i “frugali” del Nord sono invece affidati al ministro Enzo Amendola, mentre Conte si riserva di sentire i loro leader dopo la proposta di von der Leyen.
Intanto il Cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, ha annunciato un “piano alternativo” a quello franco- tedesco insieme a Olanda, Danimarca e Svezia, mentre il suo ministro delle Finanze affermava: «Ci rifiutiamo di finanziare prestiti non rimborsabili». Un blocco che ha portato il francese Bruno Le Maire a vaticinare «una partita difficile» tra governi. Eppure le armi non mancano. Già il documento di Merkel e Macron attaccava il dumping fiscale olandese, che oggi sarà messo nel mirino anche dalla Commissione. Un modo per spaventare L’Aja, cercando di sfilarla dal gruppo dei frugali e isolare Vienna.
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