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L’Ue: non solo rigore, ora crescita Monti, prevertice con Merkel e Sarkò

di Luigi Offeddu

BRUXELLES — Sarà un pre-vertice ristretto fra Angela Merkel, Nicolas Sarkozy e Mario Monti, a preparare il terreno per il vertice informale dei 27 capi di Stato e di governo della Ue, lunedì a Bruxelles. I tre leader si riuniranno poco prima dell'inizio dell'incontro, nel pomeriggio. E discuteranno il tema centrale dei lavori, che già campeggia sulla bozza in circolazione nelle varie capitali: «Agire subito per creare lavoro» soprattutto per i giovani, non solo austerità ma anche occupazione e meno tasse sulle buste paga, così — dichiara il documento — «emergeremo più forti dalla crisi».
Angela Merkel, la cancelliera tedesca, l'aveva detto poche ore fa, e per lei non erano parole usuali: l'Europa ha bisogno di «più solidarietà», non soltanto di rigore. Ma ora quelle stesse parole si leggono ancora più chiare, sulla bozza di Bruxelles: la stabilità finanziaria e il consolidamento di bilancio «sebbene necessari, non sono sufficienti… Crescita e occupazione riprenderanno solo combinando il consolidamento dei conti pubblici e sane politiche macroeconomiche con un'attiva strategia per l'occupazione». E fra le proposte sulla crescita, vi sono quelle italiane, in posizione non marginale: ieri Monti si è mostrato ottimista in proposito, durante un pranzo di lavoro al Quirinale con il presidente Giorgio Napolitano.
Questo è dunque il triplice binario su cui sembra pronto alla partenza il vertice: sostegno all'occupazione; definizione del “fiscal compact” o patto di bilancio fra i 26 dei 27 Stati Ue, Gran Bretagna autoesclusa; dibattito sull'Esm, il futuro fondo permanente salva-Stati per il quale l'Italia e altri invocano un forte rafforzamento contro le preoccupazioni rigoriste di Berlino (che infatti tenterà di rinviare a marzo la discussione). Altri binari «laterali», ma in realtà ugualmente importanti: il ruolo nella crisi della Banca centrale europea, sul quale persiste il no di Berlino («la Bce non può essere un prestatore di ultima istanza»), e l'accordo sul debito della Grecia, ormai atteso o invocato di giorno in giorno.
Anche se non cita più il rigore senza accoppiarlo alla crescita e al lavoro, Angela Merkel non ha tuttavia dimenticato il suo progetto forte, il «fiscal compact». Anzi, proprio ieri si è augurata — o forse ha intimato — che venga firmato lunedì. Non tutto è però così liscio: la Polonia minaccia ancora di non firmare se non verrà invitata alle riunioni dell'Eurozona anche se dell'Eurozona non fa parte, la Svezia ha problemi politici interni (l'opposizione socialdemocratica ha bocciato il patto), e la Gran Bretagna resta sempre sdegnosamente fuori dall'arena. Con qualche variante, però: ieri, da Davos, dopo aver concordato con gli altri leader sui temi della crescita, il premier David Cameron si è scagliato contro il progetto della Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, dicendo che difenderla — come fanno quasi tutti — è «pura follia». Poi ha chiesto alla Ue di dar prova di «audacia», combattendo il suo debito, così come avrebbe fatto Londra.
Ma la «prova», prima o poi, attende probabilmente tutti: 23 milioni sono i disoccupati europei, 5 milioni quelli sotto i 25 anni; e molte migliaia quelli che circonderanno il palazzo del vertice Ue lunedì, per lo sciopero generale indetto a Bruxelles e in tutto il Belgio contro i piani di austerità.
 

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