Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’Ue mette un freno al potere degli algoritmi

Diritto all’intervento umano, di dire la propria opinione e di contestare la decisione dell’elaboratore elettronico. Sono i tre scudi contro l’eccesso di potere degli algoritmi, previsti dalla normativa dell’Unione europea.In Europa, sulle decisioni automatizzate la pietra miliare è il regolamento Ue sulla protezione dei dati n. 2016/679 e, in particolare l’articolo 22. Nel linguaggio del regolamento si parla di «decisioni interamente automatizzate» e si distinguono dalle decisioni automatizzate (ma non «interamente»).

La griglia europea è a maglie strette, perché la regola di partenza per le decisioni interamente automatizzate è che sono vietate.

L’interessato, cioè il cittadino (per usare un termine tipico dei rapporti con la p.a.), dice il regolamento, ha il diritto di non essere sottoposto a una decisione basata unicamente sul trattamento automatizzato, compresa la profilazione, che produca effetti giuridici che lo riguardano o che incida in modo analogo significativamente sulla sua persona.

Ottenere o non ottenere un finanziamento, essere ammesso o non essere ammesso a scuola, pagare una sanzione più alta o più bassa: sono tutti casi in cui la decisione automatizzata produce effetti giuridici rilevanti.

Probabilmente l’uso degli algoritmi alleggerisce il carico di attività istruttoria e decisionale. Ma è sempre possibile e lecito ricorrervi?

L’uso degli algoritmi è ammesso solo in tre casi. I primi due sono: necessità contrattuali e consenso esplicito dell’interessato. Il terzo caso è la previsione di una norma del diritto dell’Unione o del diritto interni; alla ulteriore condizione che la normativa preveda misure adeguate a tutela dei diritti, delle libertà e dei legittimi interessi dell’interessato.

Lo sbarramento è duplice: ci vuole una base giuridica e questa normativa deve preoccuparsi di proteggere le persone dalle macchine e dalla intelligenza artificiale.

Quali siano le misure adeguate lo deve dire la legge, ma il regolamento dà qualche spunto, nella parte in cui parla delle misure appropriate da garantire nel caso di decisioni interamente automatizzate basate su contratto o sul consenso. Le garanzie minime sono il diritto di ottenere l’intervento umano da parte del titolare del trattamento, il diritto di esprimere la propria opinione e il diritto di contestare la decisione.

L’indicazione a tinte europee è chiara. Per fare trattare i dati da una macchina con l’uso di algoritmi, ci vogliono disposizioni efficaci per garantire la fruibilità di tre diritti. Due di essi coincidono con il diritto alla partecipazione al procedimento amministrativo; il terzo assicura il diritto di agire in giudizio per contestare la decisione interamente automatizzata e ottenere la pronuncia di un giudice-persona fisica.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa