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La Lombardia resta arancione

Arriva il monitoraggio settimanale e si decide il cambio di colore, ma non ci saranno molti passaggi di fascia. In Italia scende l’Rt, i governatori sperano, ma per tornare in giallo la maggior parte delle Regioni dovrà attendere un’altra settimana. Compresa la Lombardia che è ancora la regione con il più alto numero di nuove infezioni, come risulta anche dai dati diffusi ieri dal bollettino quotidiano del ministero della Salute.

Fascia arancione

La Lombardia è stata in fascia rossa dal 17 al 24 gennaio per l’errore nel calcolo dell’Rt. La collocazione in arancione è arrivata solo con l’ordinanza firmata il 22 dal ministro della Salute, Roberto Speranza. Per il passaggio in zona gialla bisogna attendere 14 giorni in cui i livelli di rischio devono rimanere bassi. Se ne riparlerà, quindi, con il monitoraggio del 5 febbraio: le eventuali misure entreranno in vigore il 7. Per lo stesso motivo rischiano di rimanere in arancione anche il Lazio e il Piemonte. Sotto osservazione Emilia-Romagna, Calabria e Puglia, ma sembra improbabile che scendano di livello. Il miglioramento della situazione in Veneto, invece, dovrebbe regalare il passaggio in giallo già questa domenica. Nel frattempo anche il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha corretto la mappa sui contagi Covid appena pubblicata: Veneto ed Emilia-Romagna, prima rosso scuro, sono state riclassificate solo rosse. Restano invece tra le aree a rischio più elevato il Friuli-Venezia Giulia e la Provincia di Bolzano.

I nuovi dati

Stabile in Italia la curva epidemica, che sembra aver perso la spinta verso il basso del Natale in zona rossa. Sono 14.372 i nuovi contagi registrati ieri: quasi mille in meno del giorno precedente. Meno casi, ma anche meno tamponi: ieri sono stati 275.179 (-18 mila). Il tasso di positività sale lievemente al 5,2% (era al 5,1%). Stabile purtroppo, su valori molto alti, anche il numero dei decessi: 492 (contro i 467 di mercoledì), che portano il totale delle vittime dall’inizio della pandemia a quota 87.381. Migliora la situazione negli ospedali: i letti occupati in terapia intensiva sono 2.288 (-64) con 102 ingressi giornalieri (il numero più basso da diverse settimane), mentre i ricoveri nei reparti ordinari scendono a 20.778 (-383). La Lombardia resta la regione con più contagi (+2.603) e più vittime (+88).

I vaccini

Intanto va avanti la campagna di vaccinazione, anche se con «marcate differenze tra regioni» sottolinea la Fondazione Gimbe. Al 27 gennaio hanno avuto la seconda dose 270.269 persone, pari allo 0,45% della popolazione italiana. Ha fatto meglio il Lazio ( 0,70%) primo tra le regioni, ultima la Calabria (0,16%). Le analisi sui dati ufficiali rilevano anche che ben 350.548 dosi (il 22% del totale) sono andate a «personale non sanitario», una fascia non prevista nella prima fase. Secondo la Fondazione Gimbe «in Umbria le dosi per “non sanitari” sono state solo il 2%, in Lombardia il 51%». «Il report non è coerente con la realtà — chiarisce la Regione guidata da Attilio Fontana — perché sui 256 mila vaccini effettuati, il 67% è stato somministrato a sanitari di strutture pubbliche e private, e solo 54.000 dosi (il 21%) a personale non sanitario che rientra nelle categorie indicate dal commissario per la prima fase della campagna».

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