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L’Ue apre i rubinetti. Anzi, no

L’Italia gioisce perché l’Europa ha concesso ieri «deviazioni temporanee» rispetto ai vincoli imposti dal patto di stabilità. Secondo una nota diffusa dal presidente della Commissione europea, José Manuel Durao Barroso, l’elasticità permessa da Bruxelles riguarda la valutazione dei bilanci nazionali per il 2014 e dei risultati di bilancio per il 2013.

Per essi saranno possibili «deviazioni» collegate alla spesa nazionale per investimenti, in particolare per i progetti cofinanziati dall’Ue nell’ambito della politica strutturale e di coesione (Mezzogiorno), delle reti transeuropee (Ten) e del piano per collegare l’Europa (Connecting Europe Facility).

Ma per beneficiare delle «deviazioni» al patto di stabilità l’Italia dovrà dimostrare a Bruxelles che gli investimenti abbiano un effetto positivo, diretto e verificabile di lungo periodo sui conti.

Ieri, in serata, il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha spiegato che questa sorta di «bonus» sarà utilizzato dal governo «solo nella legge di stabilità per il 2014». È lì che saranno definiti i margini di manovra e le opere attivabili. Mentre per il 2013 i saldi di bilancio rimarranno invariati. Anche perché, spiegano fonti di Bruxelles a ItaliaOggi, il margine di manovra, già piuttosto limitato, è stato esaurito con lo sblocco dei pagamenti alle imprese da parte delle pubbliche amministrazioni.

In ogni caso, Letta ha svelato che gli investimenti da sbloccare riguarderanno due ambiti.

Il primo è costituito dalle infrastrutture materiali (cioè cantieri e opere pubbliche) e immateriali.

Quest’ultime finalizzate alla digitalizzazione del Paese, secondo il piano Agenda digitale dell’esecutivo.

Il secondo ambito, su cui si concentrerà l’azione del governo è, ancora una volta, il lavoro. Il governo punta a un taglio del cuneo fiscale e a un’ulteriore decontribuzione a sostegno del lavoro giovanile. I margini di manovra però, come detto, sono esigui.

A ItaliaOggi, il commissario Ue per gli affari economici e monetari, Olli Rehn, ha spiegato ieri che l’Italia può beneficiare della deroga al patto di stabilità «a condizione che il suo disavanzo non faccia sforare il 3% del rapporto deficit/pil e rimanga in linea con la norma sul debito del Patto di stabilità e crescita». «La cosa che è consentita», chiosa Rehn, «è una deviazione temporanea dall’obiettivo di bilancio a medio termine, vicino al pareggio in termini strutturali. Ma», avverte il commissario, «per l’Italia vi è margine di manovra limitato, a causa dell’altissimo debito pubblico del paese».

In sostanza, si tratta di quello che nei corridoi di Bruxelles chiamano «preventive arm»: una stretta via che, nei mesi scorsi, il ministro per gli affari europei, Enzo Moavero Milanesi, aveva definito «il margine tra pareggio di bilancio e deficit del 3%, nel quale esiste la possibilità, da valutarsi caso per caso, di considerare determinati spiragli per procedere a investimenti pubblici e produttivi». Margine che, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, per il 2013 ammontava nel maggio scorso allo 0,6% del rapporto deficit/pil. E che si è assottigliato poi allo 0,1%, proprio per via dello sblocco dei pagamenti della p.a.

I ristretti spazi di manovra sono stati poi rimarcati anche dal portavoce di Rehn, Simon O’Connor, che ha gelato le aspettative: «Questa deroga non comporta un’esclusione dal calcolo del deficit di questo tipo di investimenti», ha detto. E ancora: «La deviazione temporanea è limitata dal percorso di aggiustamento verso gli obiettivi di medio termine», cioè verso «il pareggio di bilancio o verso un bilancio che in termini strutturali abbia un deficit compreso tra lo 0,5 e l’1%».

Infine, a ItaliaOggi, Olli Rehn ha ricordato che, oltre all’Italia, altri 10 paesi europei dell’Ue a 27 potranno beneficiare della deroga al patto di stabilità. Sono: «Estonia, Lituania, Lettonia, Lussemburgo, Germania, Bulgaria, Romania, Finlandia, Svezia e Ungheria». Mentre «altri 16 paesi (tra cui la Francia, ndr) sono in procedura per i disavanzi eccessivi».

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