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L’Ue all’Italia: i partiti trovino una soluzione

L’Eurogruppo non entra nei problemi della politica interna dell’Italia e rinvia le soluzioni sulla formazione di un nuovo governo ai partiti nazionali. Nella riunione dei 17 ministri finanziari a Bruxelles, dopo aver ascoltato una analisi sulla situazione italiana dal responsabile dell’Economia Vittorio Grilli, si è deciso comunque di escludere il timore di rischi derivanti da una eventuale instabilità politica a Roma.
Il presidente dell’Eurogruppo, il ministro delle Finanze olandese Jeroen Dijsselbloem, ha ammesso che dalle elezioni italiane è uscito «un quadro complicato», ma si è detto «sicuro che qualsiasi governo contribuirà alle responsabilità comune per la stabilità dell’eurozona e che seguirà gli accordi raggiunti su come affrontare la crisi nell’area della moneta unica». Dijsselbloem ha escluso qualsiasi intervento o interferenza di Bruxelles negli affari interni di un Paese membro e ha ribadito che la ricerca delle soluzioni politiche «è interamente nelle mani dell’Italia e là deve restare». Non ha poi visto nell’esito delle elezioni italiane un segnale contro le politiche di austerità imposte dall’Ue. Il ministro olandese, che è laburista, ha evidenziato il risultato del Pd ricordando che «il partito che è diventato primo non è per nulla antieuropeo». Il ministro delle Finanze francese, Pierre Moscovici, ha considerato l’esito del voto in Italia «non contro l’Europa, ma contro la crisi» e ha manifestato «molta fiducia nel popolo, nei leader e negli imprenditori italiani».
Il precedente del Belgio, che ha il record mondiale di durata senza formare un governo, rassicura sugli effetti per la stabilità dell’euro. Ma, naturalmente, nell’Eurogruppo tutti si augurano che a Roma sia formato un esecutivo solido in tempi non lunghi. «L’Italia deve arrivare a una soluzione politica stabile — ha detto il ministro delle Finanze austriaco Maria Fekter —. Ma devono farlo gli italiani, non possiamo farlo noi. Siamo comunque fiduciosi». L’aumento del già altissimo debito pubblico, l’aggravamento della recessione e l’esplosione della disoccupazione con conseguente calo dei consumi consigliano di essere rapidi negli interventi di politica economica. Anche perché dall’Eurogruppo sono usciti altri segnali di allentamento delle misure di austerità e di apertura verso le misure per il rilancio della crescita e dell’occupazione. Il vicepresidente della Commissione europea, il finlandese Olli Rehn, ha ribadito la possibilità di far slittare gli obiettivi di deficit per il ciclo economico negativo «se certe condizioni sono rispettate» e ha confermato «nelle prossime settimane» una proposta sugli investimenti produttivi, che potrebbero essere esclusi dal calcolo del disavanzo.
Tra i 17 ministri dell’Eurogruppo potrebbe così diventare un po’ meno accesa la contrapposizione tra la Germania e gli altri Paesi del Nord, sostenitori del rigoroso rispetto degli impegni di bilancio con Bruxelles, rispetto alla linea di Francia, Italia, Grecia, Spagna, Irlanda, che chiedono un allentamento degli obiettivi per poter investire di più sulla crescita e l’occupazione. «Dobbiamo discutere di come trovare un nuovo equilibrio tra consolidamento dei conti e sostegno alla crescita perché abbiamo tutti un problema di crescita e non solo in Francia — ha affermato Moscovici —. Dobbiamo evitare di aggiungere austerità perché c’è già una perdita di fiducia sociale e politica nell’Ue». L’esito del voto in Italia sta convincendo a non mettere troppo alla prova gli elettori con le misure recessive.
L’Eurogruppo ha discusso del salvataggio delle banche di Cipro, che richiede aiuti per circa 17 miliardi. Rehn ha detto che si punta a chiudere entro marzo. Ma restano sospetti sul riciclaggio di enormi capitali degli oligarchi russi, che sarebbero passati per banche dell’isola, e dubbi sul contributo dei privati agli esborsi dell’Ue. Oggi i 27 ministri finanziari dell’Ecofin devono approvare il via libera ai limiti sui bonus dei banchieri e alle misure sulla solidità e la trasparenza delle banche. Il Regno Unito, che difende gli interessi della City di Londra (dove si concentra il grosso delle operazioni finanziarie speculative in Europa), intenderebbe frenare. Ma appare abbastanza isolato.

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