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L’Ue adesso vuole la Tobin tax

di Giuseppe Di Vittorio 

Tanto tuonò che piovve. La tassa sulle transazioni finanziarie una delle più discusse imposte comunitarie dovrebbe essere approvata dalla Commissione Europea. L'annuncio uffciale dovrebbe arrivare oggi, la Tobin Tax sarà uno degli argomenti toccati nel discorso di Josè Manuel Barroso. Il presidente della Commissione Europea parlerà dinanzi al Parlamento sullo stato dell'Unione.

L'ipotesi di tassa che dovrebbe essere integrata nelle legislazioni fiscali nazionali prevede una doppia aliquota una più bassa per le transazioni ordinaria e un'altra più alta per derivati e contratti con leva finanziaria.

L'avvio sarebbe però controllato, secondo la bozza circolata oggi in ambienti vicini alla Commissione Europea, l'imposta sulle transazioni finanziarie prenderebbe il via dal 2014. Una data non casuale il prossimo bilancio Ue sarà quello pluriennale 2014-2020. La tassa sulle transazioni finaniziarie contribuirebbe a finanziare per una parte le spese Ue poi allo studio c'è anche un'altra imposta indiretta.

Le tariffe. Secondo le ipotesi di accordo raggiunta fra i rappresentanti della Commissione Europea la tassa dovrebbe avere un'aliquota pari allo 0,10% del controvalore di una transazione finanziaria ordinaria e dello 0,11% per i derivati.

Per dare un'idea In Italia la transazione media nei mercati regolamentati e nei circuiti alternativi si aggira intorno ai 25.000 euro, questo vuol dire che l'imposta dovrebbe pesare per 25 euro. Una transazione di borsa però comprende un'acquisto e una succesiva vendita, quindi su un controvalore di 25.000 euro ipotizzando la coincidenza fra i due prezzi l'imposta dovrebbe raggiungere i 50 euro. Il peso sull'eventuale capital gain sarà dello 0,20%, un peso che potrebbe essere sostenuto quando le operazioni hanno un orizzonte temporale di qualche settimana o mese, quando cioè i guadagni sono superiori al 3-4% teoricamente. Il trading intraday quello che prevede apertura e chiusura della posizioni entro pochi minuti diventerebbe impraticabile, perché i guadagni eguaglierebbero o addirittura in alcuni sarebbero inferiori al valore dell'imposta. Le transazioni infrangiornaliere a seconda della piazza finanziaria oscillano fra il 40 e il 50% del totale delle operazioni, il gettito previsto, secondo chi contrasta questa imposta, sarebbe quindi sovrastimato di almeno un 50%. Sempre secondo i più critici dovrebbero essere calcolate anche le mancate entrate fiscali dovute alla ridotta redditività dei broker per effetto della contrazione dell'operatività e ai maggiori oneri di finanziamento per le imprese.

Il gettito. Le stime di gettito parlano di un valore compreso fra i 30 e i 50 miliardi di euro complessivi all'anno per l'intera Europa.

L'Italia sul tema si era già portata avanti., Il governo aveva lanciato un'ipotesi di tassa sulle transazioni finanziarie già nella prima versione della manovra finanziaria 2011 varata a giugno. La previsione fu poi abbaondonata proprio in considerazione di un varo europeo dell'imposta. La tariffa prevista allora era dello 0,05%, con un gettito previsto spalmato su più anni di 3 miliardi euro.

Il presupposto. Il presupposto dell'imposta sarebbe la territorialità della banca che effettua la transazione, per cui se la compravendita passa per una banca europea scatta l'imposta.

I pro e i contro. La strada per il recepimento delle norme comunitarie da parte delle legislazioni nazionali sarà però tortuosa. Importanti centri finanziari come Gran Bretagna, Malta, Svezia e Olanda hanno alzato le barricate e più volte si sono detti contrari. L'idea di un'imposta con gettito tutto comunitario comunitario complica però la loro opposizione. Scettico si era detto anche Jean Claude Trichet, governatore della Bce, nel corso di un'audizione dinanzi al Parlamento Europeo alla fine del mese di giugno. Il governatore aveva messo in guardia i deputati europei contro i rischi di una fuga dei capitali verso piazze finanziarie extra Ue. L'ipotesi sembrava cosi abbandonata.

Decisi sostentitori della tassa sono invece: il presidente Francese Nicolais Sarkozy, il portoghese Barroso, il commissario agli affari fiscali dell'Ue il Lituano Algirdas Semeta e l'euro deputata greca Anna Podimata. Il primo ha convinto anche la tedesca Angela Merkel sulla bonta di un'imposta di questo tipo. I due leader europei hanno caldeggiato l'idea della tassa nel vertice bilaterale di Parigi a metà agosto. Allora le borse e soprattutto la Piazza di Londra reagirono negativamente con perdite pesanti, l'imposta era data però per imminente e non al 2014. In una lettera inviata a Bruxelles il 9 settembre scorso, i ministri delle Finanze tedesco e francese, Wolfgang Schäuble e François Baroi hanno confermato l'idea. Più in dietro nel tempo sempre con una lettera di intenti Barroso al Consiglio Europeo a novembre 2010 aveva suggerito una tassa di questo tipo. Quanto alla Podimata ha fatto approvare al Parlamento Europeo a marzo una risoluzione a larga maggioranza vincolante, a prescindere dalla valutazione dei costi benefici l'Unione Europea è impegnata a varare la Tobin tax. La battaglia è aperta.

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