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Lucchini-Jindal alla stretta finale

Un blitz in sede «politica», per superare l’ultimo stallo e risolvere quei nodi – in particolare, pare, quelli relativi alla necessità di un approvvigionamento a condizioni convenienti di gas e di energia elettrica – che il commissario non avrebbe mai potuto sciogliere, limitato com’è dai vincoli del mandato ministeriale. Dopo il vertice tra il presidente di Jsw Sajjan Jindal, il premier Matteo Renzi e il presidente della Regione Toscana, la trattativa per la cessione degli asset toscani del gruppo Lucchini ritorna nell’alveo della procedura commissariale. È attesa per questa settimana l’offerta definitiva, migliorata rispetto a quella iniziale, degli indiani di Jindal south west. Un’offerta che riguarderà solo i laminatoi (6-700 gli addetti riassunti dalla procedura) e l’area portuale, ma che, a latere, dovrebbe contenere le linee generali di un piano industriale per il mantenimento dell’area a caldo, probabilmente centrato sulla realizzazione di un forno elettrico affiancato da un impianto di preriduzione. Per la presentazione del piano vero e proprio, invece, tutto è rimandato ai prossimi mesi, con la definizione di un documento che, come ha scritto lo stesso Sajjan Jindal sabato sul libro delle presenze della prefettura di Firenze, «riporterà Piombino ai vecchi giorni di gloria».
Per Jindal l’acquisizione di Lucchini significa entrare sul mercato europeo dell’acciaio dalla porta principale. Piombino, con l’area portuale, è una scelta ideale per confrontarsi con un mercato competitivo ed evoluto, anche se oggi in forte difficoltà per eccesso di capacità installata. Potrebbe essere un errore, però, ridurre l’operazione Jindal-Lucchini solo a una scelta «commerciale». Se l’operazione avrà successo, con tutta probabilità la produzione di rotaie di Piombino continuerà ad essere rifornita con i blumi del gruppo indiano. Per le billette destinate alla barra e alla vergella, però, potrebbe essere strategico potere contare su una produzione in loco, vista la necessità di flessibilità nella gamma e nella qualità dei prodotti. Da qui l’esigenza di mantenere l’area a caldo, assecondando le pressioni e le richieste del sindacato e delle istituzioni. La Regione e il Mise hanno previsto una dotazione specifica, a questo scopo, nell’accordo di programma. Il presidente della Regione Enrico Rossi, sabato, ha ricordato che la parola chiave dell’incontro è stata «competitività», e ha sottolineato che «in cambio del suo impegno Jindal ha chiesto che si realizzi quanto scritto nell’accordo di programma: condizioni esterne, condizioni ambientali, il porto, supporto ai finanziamenti per la costruzione di una nuova area a caldo. L’approvvigionamento di energia – ha detto Rossi – è una delle questioni da studiare, è la questione decisiva». Si tratta di argomenti che esulano dai «poteri» del commissario straordinario Piero Nardi e che non potevano essere affrontate in trattativa. Nell’incontro con Renzi e Rossi, Jindal ha insistito molto sulla necessità di avere gas a prezzi competitivi: l’obiettivo è potere contare su un ambiente più liberalizzato nel comparto del metano, sulla possibilità di avere contratti di lungo periodo, magari facendo in modo che venga «riservato» uno stock di gas per l’intero comparto siderurgico italiano. Una richiesta di garanzie preceduta da un approfondimento tecnico a più livelli – Sajjan Jindal ha incontrato anche l’ex commissario di Ilva Enrico Bondi, con il quale non si esclude una partnership tecnica, almeno nel breve periodo – ora all’attenzione del Governo, e che conferma la volontà di realizzare a Piombino un impianto di preriduzione in grado di alimentare un forno elettrico da 600-700mila tonnellate, riducendo la necessità di apporto di rottame (l’industria indiana non ha una grande tradizione in questo ambito). Jindal potrebbe utilizzare a questo scopo il rigassificatore di Livorno. Per l’energia elettrica, resta in campo l’ipotesi di realizzazione di una centrale a carbone da 900 megawatt, presentata dalla società B&S Global Energy.

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