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Lse, Unicredit e Intesa vendono Borsa spa senza soci italiani

MILANO – In un mercato di libera circolazione di capitali non ci sarebbe nulla di strano. Anche se fa specie constatare che soltanto cinque anni fa Borsa Italiana spa era controllata in toto da soci italiani (con in testa le principali banche del paese), mentre, da ieri sera, gli azionisti tricolori si sono ridotti a uno sparuto drappello che non va oltre il 3% del capitale.
È la conseguenza finale di due operazioni finanziarie. La prima che risale al 2007, quando Borsa spa si fuse con il London Stock Exchange (Lse), la società che gestisce la piazza di Londra. La seconda annunciata ieri, a mercati chiusi, da Unicredit e Intesa Sanpaolo: i due istituti hanno messo sul mercato le loro quote di Lse, rispettivamente del 6,1 e del 5,4%. Una vendita i cui proventi verranno comunicati ufficialmente al termine del processo di cessione tramite quella che in gergo si chiama accelerate book building: una vendita frazionata in piccoli lotti allo scopo di mettere in gara gli acquirenti. Ma ai prezzi di Borsa (anche Lse è quotata) si può stimare che il 6,1% di Unicredit vale sui 200 milioni di euro, il 5,4% di Intesa circa 180 milioni.
Fonti finanziarie fanno notare come l´operazione sia arrivata dopo l´uscita di conti positivi da parte di Lse, con l´utile operativo cresciuto del 30% e il profitto netto più che triplicato superando i 522 milioni di sterline. Il tutto si è tradotto in una cedola di 35 centesimi di euro che è valsa, ai due istituti, 5,8 e poco meno di 5,1 milioni di euro.
Ma il titolo Lse vale molto meno del 2007, quando con la fusione tra Milano e Londra, i soci italiani contavano il 28% del capitale. Quell´anno, tra l´altro, Mps cedette la sua quota, a prezzi circa doppi e con plusvalenze. Poi, dopo il tentativo fallito di crescere di peso, le banche italiane si sono sfilate. Ora rimane un nocciolino attorno al 3% controllato da Banca Sella, Finnat e Emittente Titoli. Mentre i soci più importanti di Lse – e quindi di Borsa spa – sono la Borsa di Dubai e il fondo sovrano del Qatar, con rispettivamente il 21% e il 15%.

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