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Lse-Db, sì dei soci inglesi alla fusione

Da questo lato della Manica non ci sono dubbi. L’assemblea del London stock exchange group di cui fa parte Borsa Italiana ha approvato con il 99.89% dei voti la fusione con Deutsche Borse, ovvero un’operazione da 27 miliardi di dollari, capace di creare un gigante del trading in grado di misurarsi con gli americani di Cme, Intercontinental e con Hong Kong Exchanges.
Da Blackrock all’authority del fondo del Qatar hanno votato sì a un deal che resta appeso alle incertezze sul mondo che verrà nell’epoca post- Brexit, nonostante le due società subito dopo l’esito del voto avessero ribadito la validità strategica del merger. Gli shareholders di Lse avranno una quota pari al 46% del nuovo gruppo con la garanzia di poter tenere il quartiere generale della futura società nella City. Il management di Deutsche Borse che ha negoziato è ovviamente favorevole, gli azionisti del gruppo tdesco si pronunceranno entro il 12 luglio. Le resistenze di Berlino arrivano infatti dai regolatori e dal mondo della politica che teme il quadro, un poco paradossale, di un gruppo europeo con un piede nell’Unione e uno fuori.
Un paragrafo del documento che illustra l’esito del voto di Londra è dedicato al tema Brexit. «Alla luce degli sviluppi successivi alla consultazione nel Regno Unito – si legge – si sottolinea che la transazione prevede tutti i meccanismi per far fronte agli interrogativi sollevati dal referendum». I consigli d’amministrazione dei due listini avevano istituito un Comitato referendario prima, dell’accordo di fusione, con l’obiettivo di riferire ai board. «Che il Regno Unito sia semplicemente – continua la note diffusa da Lse – un Paese europeo o un Paese dell’Unione europea, la fusione creerà un’impresa competitiva a livello globale con infrastrutture di gruppo al servizio dell’industria europea. È evidente che l’operazione Deutsche Borse, Lseg sarà vantaggiosa per entrambi gli azionisti e clienti indipendentemente dalla risoluzione di queste incertezze». Il Comitato Referendum delle due imprese continuerà a lavorare nei prossimi mesi mentre si prevede che la transizione britannica dalla piena membership dell’Unione a quello che le riserverà il futuro, non potrà essere inferiore a due anni da quando s’innescherà l’articolo 50 del Trattato di Lisbona che regola il recesso. Un tempo che, secondo il presidente di Lse, Donald Brydon, lascia spazi sufficienti per gli eventuali aggiustamenti strutturali dell’operazione.
Non è chiaro se il riferimento fosse agli aggiustamenti invocati dalla Bafin per il quale, lo ricordiamo, resta «difficile da immaginare che il maggior stock exchange dell’euroziona sia pilotato da un quartiere generale esterono all’Unione». Non si tratterebbe di un “aggiustamento”, ma di un cambiamento molto significativo del deal che rischierebbe di imporre un nuovo voto degli azionisti.
Il rischio sono le inteferenze della politica, uno scenario che David Cumming capo di Uk equity di Standard Life ha ribadito in una dichiarazione a Reuters. «Credo – ha detto – che ci saranno intromissioni di politici e regolatori, ma non è affatto chiaro se saranno così significative da compromettere il deal». Per Joachim Faber presidente di Deutsche Borse lo scenario creato da Brexit crea, in realtà, un contesto che rende ancora più importante «mantenere e sviluppare i legami fra Regno Unito ed Europa».

Leonardo Maisano

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