Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’outsourcing offre nuove mete

di Micaela Cappellini

L'ultima, in ordine di tempo, è la Western Union, che entro i primi mesi di quest'anno aprirà a Vilnius un centro servizi da 200 addetti pronti a rispondere in tedesco, ceco, bulgaro, ungherese, polacco, rumeno, francese, svedese e anche in italiano. Non a caso il colosso del money transfer ha scelto la Lituania: insieme agli altri colleghi baltici, è considerata tra le mète migliori del 2011 per delocalizzare i servizi.

A certificarlo è la società di consulenza At Kearney, che da diversi anni stila la classifica dei paesi più competitivi in fatto di outsourcing. Non che la Lituania occupi il podio, perché è 14esima nella lista. Ma è senza dubbio uno dei paesi che ha scalato più posizioni e che quindi ha acquisito diversi punti di competitività.

Per gli esperti At Kearney, il 2011 riserva delle sorprese. Non tanto nei primi tre posti, occupati stabilmente – nell'ordine – da India, Cina e Malaysia, regine nel tempo della migliore offerta per chi vuole aprire un call center oppure un centro per la gestione dei processi informatici. Le novità cominciano dalla quarta posizione in giù. Sotto la Malaysia, infatti, avanzando di due posti in due anni, quest'anno è arrivato l'Egitto: costo del lavoro competitivo, sgravi fiscali a chi investe e grande opera di promozione all'estero da parte del suo governo. Il suo successo, però, è durato lo spazio di un mattino, poi è arrivata piazza Tahrir.

«Dal punto di vista dell'attrazione degli investimenti esteri, la rivolta egiziana cambia le carte in tavola – spiega Luca Rossi, managing partner di At Kearney Mediterranean unit –. la scelta del governo, durante i giorni più difficili, di chiudere le connessioni a internet è un esempio di instabilità che non può risultare gradita a un investitore. Temo che l'afflusso di capitali esteri verrà congelato per un ragionevole lasso di tempo e l'Egitto farà notevoli passi indietro nella nostra classifica dell'anno prossimo».

Più positiva la sorpresa che arriva dal Vecchio continente: al sedicesimo posto, ma scalando ben quindici posizioni rispetto al 2009, unico paese occidentale in mezzo a un manipolo di emergenti, quest'anno è comparsa la Gran Bretagna.

«Una vera mosca bianca – osserva Rossi –. La sua rinnovata competitività deriva da due fattori: da un lato la svalutazione della sterlina, dall'altro la scelta politica di trattenere quanti più posti di lavoro possibile, sotto la crisi, a colpi di incentivi fiscali e tagli al costo della manodopera».

Per l'occidente è un segnale di ottimismo: la partita con gli emergenti può ancora essere giocata. Soprattutto se si guarda alle aree più periferiche: non a caso, in Gran Bretagna, l'outsourcing si concentra fra il Nordest, il Galles e l'Irlanda del Nord. Questo fenomeno del convergere sulla periferia si sta diffondendo anche altrove: dalla Sassonia, in Germania, alla Linguadoca in Francia, fino agli Stati Uniti.

In Sudamerica, invece, il Messico è diventato leader di mercato. Ha perso posizioni il Cile, le cui infrastrutture sono state danneggiate dal terremoto del febbraio 2010, anche se il suo tentativo di specializzarsi nella nicchia della ricerca e sviluppo – la fascia più alta dell'outsourcing – potrebbe aprirgli prospettive di crescita interessanti per il futuro.

Proprio il fattore valutario, che ha premiato l'Inghilterra, è quello che ha scardinato molte delle posizioni nella classifica di quest'anno: gli stessi paesi baltici, cresciuti in competitività, devono molto alla svalutazione delle rispettive divise. A contare veramente, nel lungo periodo, sono però altri fattori: come la preparazione della forza lavoro o la qualità delle infrastrutture.

«Per queste ragioni – prevede Luca Rossi – mi aspetto che lentamente scaleranno la classifica paesi come il Vietnam, la Thailandia e le Filippine. La frontiera dell'outsourcing asiatico si sta spostando sempre più a est».
 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Al via la banca tutta online e digitale del gruppo Illimity, che fa capo a Corrado Passera. È Illim...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Google ha accettato di pagare un totale di quasi 1 miliardo di euro per chiudere il contenzioso fisc...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il fondo Blackrock torna sopra la soglia del 5% del capitale sia in Unicredit che in Intesa Sanpaolo...

Oggi sulla stampa