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L’Oua: conciliazione bluff

di Gabriele Ventura  

L'Organismo unitario dell'avvocatura scrive ai cittadini per denunciare il «grande inganno» della conciliazione obbligatoria. Con una lettera aperta, il presidente Maurizio de Tilla ha infatti spiegato come cambierà la giustizia civile con l'introduzione, dal 21 marzo prossimo, dell'obbligatorietà della conciliazione. «Un silenzio inspiegabile ha accompagnato il varo della mediaconciliazione obbligatoria» attacca De Tilla, «dal 21 marzo la giustizia civile viene svenduta a privati e comincerà così la sua definitiva rottamazione, con un aumento ingiustificato di costi a carico degli italiani».

De Tilla prosegue affermando che l'avvocatura «è da sempre favorevole agli strumenti conciliativi e all'implementazione di quelli extragiudiziali, a patto, però, che si mantengano criteri di qualità e rigore, oltre che di accesso universale e pubblico alla macchina giudiziaria». «Invece, in questi mesi», conclude De Tilla, «abbiamo dovuto far fronte alla definizione di un sistema di mediaconciliazione che, così come concepito, non solo non è in linea con la normativa degli altri paesi europei, ma disattende pure le necessità dei cittadini comuni e viola la Costituzione». Contro la conciliazione obbligatoria è passato all'azione anche il Consiglio nazionale forense, approvando un manifesto che sarà distribuito agli ordini forensi. «Da un anno», si legge, «il Cnf denuncia con forza le palesi incongruenze di una legge che ha costruito un'alternativa alla giurisdizione senza garanzie per i cittadini, che dovranno obbligatoriamente ricorrervi privi di adeguata tutela ed impossibilitati a valutare consapevolmente le eventuali rinunce ai propri diritti. L'avvocatura», spiega il Cnf, «non contrasta l'idea della mediazione quale complemento della giurisdizione nella soluzione dei conflitti, ma ribadisce la propria opposizione a questa normativa, tra l'altro di dubbia costituzionalità, che, per come concepita, si risolve in un percorso ad ostacoli nell'accesso alla giurisdizione, con un aumento di oneri e costi per ottenere risposta alla domanda di giustizia. Il Cnf», conclude il manifesto, «ha ripetutamente rappresentato i limiti della legge, chiedendone le necessarie modifiche. L'avvocatura ha dovuto tuttavia prendere atto che il governo ha purtroppo disatteso le richieste formulate, con il profilarsi di una paralisi del sistema che avrà ricadute negative sui procedimenti in atto e sulle iniziative processuali da incardinare». Il Cnf si dichiara infine a disposizione dei consigli dell'ordine «per tutte le necessità connesse all'entrata in vigore dell'obbligatorietà della procedura». Se da una parte, quindi, l'avvocatura condanna la conciliazione obbligatoria, un sondaggio lanciato dal portale MondoProfessionisti mostra un'opinione opposta da parte dei cittadini. Su 3.700 lettori che hanno risposto, infatti, il 64% ritiene che la conciliazione obbligatoria «sia utile e debba essere attuata», mentre il 33% la giudica «incostituzionale» e da non attuare.
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