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Lotta serrata al gioco illegale

Si stringe il cerchio sul gioco illegale, un business che vale, in Italia, diversi miliardi ogni anno. Difficile capire esattamente quanti: 15 miliardi secondo Libera, 20 per l’Adoc, 25 per le stime di Censis Servizi. Un business «nero» che non conosce la parola crisi, malgrado i controlli e l’aumento di offerta legale degli ultimi dieci anni: 200 mila slot non collegate, secondo la Direzione Antimafia, ancora disseminate in tutta Italia, centinaia di sale da poker in cui si organizzano ogni giorno tornei che sfuggono a ogni forma di tassazione, migliaia di agenzie di scommesse non autorizzate nelle quali da anni gli italiani giocano anche ai «virtual games» (ancora non disponibili per gli operatori autorizzati), migliaia di siti esteri che, anche dopo il lancio di poker, casinò e slot machine legali, continuano a drenare dall’Italia miliardi di euro ogni anno. Una battaglia complessa, nella quale il ministero dell’economia sta mettendo in campo risorse e interventi, a partire dalle verifiche sul territorio: nel 2012, quasi 30 mila esercizi sono stati controllati dagli ispettori dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli e dalle forze di polizia. Tre in particolare sono i settori nel mirino delle forze dell’ordine: nelle slot, per cominciare, il numero dei locali setacciati è passato dai 12.036 del 2010 ai 22.878 del 2012, con una crescita del 28% tra il 2010 e il 2011 e del 48% tra il 2011 e il 2012. «Il processo di legalizzazione degli apparecchi da intrattenimento è stato lungo e complicato», commenta Fabio Schiavolin, a.d. di Cogetech, uno dei dodici concessionari delle slot machine, «in un settore che nel 2004 contava circa 700 mila apparecchi illegali. Ora, grazie all’impegno costante dell’amministrazione e dei concessionari, si contano 380 mila apparecchi controllati e che generano gettito erariale, a fronte di 200 mila ancora nel circuito illegale. Ma per garantire un prodotto sicuro, il ruolo del concessionario è fondamentale». Il trend dell’aumento dei controlli è stato rispettato anche nel settore scommesse, nel quale si è passati dalle 2.176 ispezioni del 2010 alle 3.639 dello scorso anno. In questo comparto, la Guardia di finanza ha individuato lo scorso anno, e spesso posto sotto sequestro, 1.555 punti raccolta di scommesse clandestine, solo una parte delle circa 5 mila agenzie prive di concessione censite dagli operatori. Una situazione intollerabile secondo il presidente di Assosnai, Francesco Ginestra: «I volumi del gioco autorizzato sono in calo per la presenza di circuiti illegali che non pagano le tasse, offrono quote migliori e dispongono di eventi esclusi dal palinsesto italiano. Il problema resta sempre lo stesso: si vanno a controllare migliaia di volte i punti regolari, non quelli che operano illegittimamente». Nel mirino, poi, c’è anche il gaming via internet. Una vera e propria task force con Monopoli di stato, Sogei, Guardia di finanza e polizia postale lavora da anni a una «black-list» di 4.297 siti non autorizzati, dal 2006 non più raggiungibili dagli utenti italiani, tutti più o meno riconducibili alle multinazionali estere del gaming oppure a società con base nei paradisi fiscali. Brian Mattingley, ceo di 888 Holdings, leader mondiale dei casinò online da qualche anno con licenza italiana, sottolinea che: «L’oscuramento dei siti è stata una delle prime misure assunte dal governo italiano per proteggere il mercato: è un primo passo, sicuramente non risolutivo, ma rappresenta un deterrente per i giocatori meno esperti. Per questo la strategia di 888 è quella di puntare sui mercati regolamentati, per agire sempre nel rispetto delle regole». Un’operazione di riconversione delle (cattive) abitudini online degli italiani che dura dal 2006 e che, dopo i successi ottenuti nel poker virtuale (il lancio dei prodotti Aams ha ridotto parecchio il fatturato dei siti esteri), ha come prossimo obiettivo il fiume di miliardi, almeno 9 all’anno secondo la società inglese di consulenza Ficom Leisure, di giro d’affari dei casinò esteri dall’Italia. Accanto ai settori tradizionali, poi, negli ultimi anni si sono sviluppate altre forme di gioco non regolamentato. Di gran moda, in particolare, il poker «live»: due milioni di giocatori frequentano circa 600 sale in tutta Italia, un business che ogni anno, secondo le associazioni di settore, genera un giro d’affari da 250 milioni di euro al di fuori delle uniche sedi autorizzate, che sarebbero i quattro casinò autorizzati. Sta per partire infine, probabilmente in estate, la giostra delle scommesse su eventi virtuali generati dal computer: le previsioni del ministero dell’economia per il primo anno di attività parlano di circa 500 milioni di euro di raccolta ma intanto, da almeno cinque anni, i «virtual games» sono un’esclusiva delle agenzie prive di concessione e non collegate a Sogei, che hanno abilmente sfruttato i ritardi del mercato regolato.

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