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Lotta all’evasione da 9 mld

Adempimenti Iva periodici e controlli automatizzati anticipati con una dote di 9 miliardi di euro. Questa la somma che il governo punta a recuperare grazie alle novità anti-evasione introdotte con il decreto fiscale nel triennio 2017-2019. Norme capaci anche di rendere più persuasive le lettere di compliance inviate dall’Agenzia delle entrate ai contribuenti.

Come spiegato nella relazione tecnica al dl 193/2016, le misure puntano a scalfire un tax gap Iva che fa perdere allo stato quasi 40 miliardi di euro ogni anno, pari a circa il 30% del gettito dovuto, colpendo le varie tipologie di evasione (con consenso, senza consenso, omesso versamento di imposta dichiarata, false compensazioni e frodi).

Trasmissione trimestrale dati Iva: compliance Dal 2017 i dati relativi alle fatture attive e passive saranno trasmessi al fisco con cadenza trimestrale, così come le informazioni riguardanti la situazione dei versamenti periodici. Tali novità «comporteranno un incremento di gettito dovuto sia al maggiore stimolo alla compliance sia all’accelerazione delle somme riscosse tramite i controlli automatizzati», osserva il governo. La più tempestiva disponibilità dei dati nel database informatico dell’Agenzia delle entrate dovrebbe rendere i contribuenti più «sensibili» a reagire positivamente nel momento in cui ricevono un alert di anomalia. Le lettere di compliance da spesometro hanno avuto nel 2015 un livello di ravvedimenti spontanei piuttosto basso, pari al 6%. L’obiettivo dell’esecutivo è di raddoppiare tale tasso di risposta, portandolo al 12% già nel 2017. Con un ammanco ascrivibile all’evasione senza consenso e alle frodi pari a 17 miliardi di euro annui (ossia 4,25 miliardi a trimestre), il Mef stima così il recupero di 1,32 miliardi di euro il prossimo anno e di 2,64 miliardi a partire dal 2018, includendo pure le imposte dirette.

I controlli automatici. L’introduzione della comunicazione trimestrale dei dati contabili riepilogativi delle liquidazioni periodiche dell’imposta consentirà agli uffici anche un più tempestivo monitoraggio dei versamenti Iva effettuati (tramite i controlli ex articolo 54-bis del dpr n. 633/1972). Secondo quanto riporta la relazione tecnica, gli incassi che scaturiranno dai controlli relativi ai primi due trimestri del 2017 si avranno nel trimestre ottobre-dicembre dello stesso anno e saranno pari a 700 milioni di euro. Gli esiti delle successive quattro comunicazioni si realizzeranno invece nel 2018, con un incremento di gettito di 1,4 miliardi di euro.

I costi del tax credit. Il decreto prevede, a favore dei soggetti in attività nel 2017, il riconoscimento di un credito d’imposta una tantum di 100 euro per il sostenimento dei costi dovuti all’adeguamento tecnologico per i nuovi adempimenti. Bonus che sarà riconosciuto a chi ha realizzato, nell’anno precedente, un volume d’affari non superiore a 50 mila euro. Sulla base delle statistiche sulle dichiarazioni elaborate dal Dipartimento delle finanze, la platea interessata dall’agevolazione supera di poco i 2,4 milioni di contribuenti. Pertanto, la copertura finanziaria richiesta al bilancio statale ammonta a 242 milioni di euro. A tale importo si aggiunge il costo dell’incentivo incrementale, riconosciuto ai soggetti che esercitano, avendone i presupposti, l’opzione per la trasmissione telematica dei corrispettivi (ex art. 2 del dlgs n. 127/2015). In questo caso lo sgravio è di 50 euro e potrebbe essere riconosciuto a un massimo di 747 mila soggetti Iva. «Ipotizzando che l’opzione venga esercitata dal 5% della platea interessata», chiosano i tecnici governativi, «l’onere derivante dalla misura incrementale può essere quantificato in 1,9 milioni di euro».

Valerio Stroppa

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