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Lotta all’evasione 2021, sotto tiro economia digitale e criptovalute

La lotta all’evasione si evolve e si adatta al processo di digitalizzazione del Paese, mettendo nel mirino anche il possibile sommerso collegato al mondo delle criptovalute. Con un obiettivo ben preciso: restituire ai contribuenti sotto forma di riduzione del prelievo fiscale i proventi sottratti agli evasori. Il percorso da seguire è quello già tracciato negli ultimi anni con un potenziamento delle strategie di compliance, ossia l’utilizzo dell’incrocio dei dati per spingere cittadini e imprese all’adempimento spontaneo. Sono le linee guida tracciate dal ministro dell’Economia, Daniele Franco, nell’atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale degli anni 2021-2023 recapitato ai direttori del dipartimento delle Finanze, delle Agenzie e al comando generale delle Fiamme gialle.

Dopo la sospensione delle notifiche del 2020 a causa dell’emergenza Covid, tutto il sistema è chiamato a un salto di qualità. Anche perché l’evasione sta cambiando pelle con e grazie alla tecnologia. Per questo l’atto d’indirizzo invita l’amministrazione finanziaria nel suo complesso a identificare, anche sull’esperienza dei Paesi Ocse e dell’Unione europea, i nuovi fenomeni collegati all’economia digitale, con particolare riferimento allo sviluppo dei crypto asset. A tal proposito il Mef raccomanda di elaborare strategie e soluzioni che consentano di conoscere i “flussi” dei dati delle transazioni effettuate attraverso l’intermediazione delle piattaforme di exchange di criptovalute. Il messaggio, dunque, è quello di alzare la guardia per seguire i movimenti di denaro che possono essere generati dal nero. Anche perché non c’è solo un problema di riciclaggio (si veda la pagina a lato), ma di occultamento di base imponibile o di trasferimento all’estero di capitali che così si sottraggono a tassazione.

Per riuscire in questo compito, il Fisco dovrà lavorare ad armi pari puntando sulla digitalizzazione e dando un senso alla mole imponente di informazioni che confluiscono nei database dell’amministrazione finanziaria. Al centro dell’azione di controllo resta l’analisi di rischio che prevederà sempre una fase di contraddittorio con il contribuente (l’invito del Mef è a intensificare l’invio delle lettere di compliance). Con una sorta di rating anche alla luce dei comportamenti precedenti. Infatti l’atto di indirizzo chiede espressamente di «monitorare il comportamento dei contribuenti che hanno subito un controllo fiscale per verificare nel tempo il loro grado di propensione all’adempimento e, più in generale, per valutare il livello di fedeltà fiscale». Massima attenzione, sotto questo profilo, è richiesta sul recupero delle perdite fiscali utilizzate per abbattere il livello di tassazione singola o all’interno dei gruppi societari. Il Mef fa notare, infatti, che il recupero può generare nell’immediato, o anche nel medio periodo, «un incremento delle entrate, con corrispondente diminuzione tendenziale del tax gap».

Il salto di qualità, però, è richiesto anche sul fronte della riscossione. Dopo aver indicato al Parlamento i possibili margini di intervento in vista di una futura riforma (si veda Il Sole 24 Ore del 23 luglio), il ministro Franco guarda all’immediato: si può e si deve migliorare la capacità di recupero facendo leva sulle banche dati attualmente utilizzabili. A tal proposito, l’atto di indirizzo chiede ad agenzia delle Entrate-Riscossione di perfezionare le «tecniche di analisi delle posizioni debitorie mediante l’acquisizione e l’utilizzo, nel rispetto della normativa vigente a tutela della privacy, delle informazioni presenti nelle banche dati disponibili per l’Agenzia anche attraverso la collaborazione con la Guardia di Finanza». L’obiettivo è puntare alle posizioni che consentono un recupero (le «più solvibili»), ma ferma restando la necessità di salvaguardare tutti i crediti affidati in riscossione mediante atti idonei a evitare la decadenza e la prescrizione. Inoltre, bisognerà pensare anche alla fine della sospensione delle notifiche di nuovi atti, che per ora si ferma al 31 agosto, in modo da assicurare una «graduale ripresa» di tutte le attività connesse alla riscossione coattiva.

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