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Lotta all’arretrato pure nel penale

Il Progetto nazionale Strasburgo 2 (che mira ad abbattere l’arretrato civile ultratriennale) esportato dal distretto giudiziario di Torino è ora all’esame del Csm. E sta per partire un analogo programma di efficientamento organizzativo anche per il penale con tribunali e procure coinvolti. Lo rende noto Mario Barbuto, capo dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria di via Arenula intervenuto al convegno organizzato ieri dall’Associazione nazionale forense che ha moderato i lavori di un’analisi sull’effettività dello stato di diritto davanti a magistratura, avvocatura e università. «Il Programma Strasburgo di targatura dei processi civili, per ora al vaglio del Csm, dovrebbe partire per l’Italia intera», ha detto il magistrato annunciando che «lo stesso programma è partito anche per il penale e a breve arriverà online anche il censimento speciale sulla giustizia penale. Sarà poi la volta della proposta di revisione delle piante organiche da trasmettere al Csm, riguardante magistrati e personale amministrativo». Il magistrato ispiratore del Programma partito negli anni ’90 a Torino, rifiuta seccamente l’espressione «crisi della giustizia»: «Oggi sappiamo che in quegli oltre 5 milioni di cause arretrate denunciate, ci è finito anche quello che non doveva perché magari la sentenza già c’era e mancava la trascrizione della cancelleria. La pendenza è data dalla somma tra arretrato e giacenza dove il primo riguarda le cause ultratriennali mentre la triennalità è considerata il limite della giacenza. Serve chiarezza su terminologia e dati, per questo abbiamo un nuovo data warehouse, un archivio informatico dal quale è possibile vedere da Roma i dati degli affari civili italiani». All’altro capo del tavolo, interviene Claudio Castelli, già presidente Dog (Dipartimento organizzazione giudiziaria) a via Arenula e attualmente responsabile dei processi di innovazione al tribunale di Milano: «La domanda di giustizia è drogata con settori come previdenza e opposizioni alle sanzioni amministrative davanti al gdp che generano migliaia di cause, occorrono riforme per settore». Non si perde l’occasione di esserci, Mauro Bove, ordinario di procedura civile a Perugia, critico verso l’attuale riforma del codice di procedura civile: «Lasciatelo in pace e mettiamo prima a posto gli uffici», si rivolge a Barbuto, «il resto è solo demagogia».

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