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Lotta agli evasori? Senza eccessi

Più difficile bloccare il flusso di denaro all’estero movimentato dagli evasori fiscali. Infatti, la confisca sui beni e i conti del contribuente, al di là delle segnalazioni dell’Uif (unità antiriciclaggio presso la Banca d’Italia), può colpire solo il denaro corrispondente all’ipotesi di imposta evasa, così come risulta dalle indagini della Guardia di finanza. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 41494 del 24 ottobre 2012, ha annullato con rinvio la confisca per equivalente spiccata a carico di un contribuente sospettato di aver evaso un milione di euro.

Insomma ad avviso della terza sezione penale ha fatto male il Tribunale del Riesame di Roma a convalidare il sequestro per equivalente su conti e beni di un imprenditore indagato per fatture false ed evasione fiscale per un ammontare pari a 2 milioni di euro, quasi il doppio rispetto all’ammontare del debito tributario così come ricostruito nelle indagini della Guardia di finanza.

Infatti i giudici avevano valorizzato una segnalazione dell’Uif secondo cui c’era un sospetto bonifico verso l’estero. Questo comportamento è illegittimo, ha sostenuto Piazza Cavour: «il Tribunale del riesame», si legge in sentenza, «deve adeguatamente apprezzare il valore dei beni sequestrati in rapporto all’importo del credito che giustifica l’adozione del sequestro finalizzato alla confisca per equivalente (art.322 ter cod. pen.) al fine di evitare che la misura cautelare si riveli eccessiva nei confronti del destinatario. Sicché va annullato con rinvio il provvedimento del Tribunale del riesame che non contenga alcuna valutazione sul valore dei beni sequestrati, necessaria al fine di verificare il rispetto del principio di proporzionalità tra il credito garantito ed il patrimonio assoggettato a vincolo cautelare, non essendo consentito differire l’adempimento estimatorio alla fase esecutiva della confisca».

Questo anche perchè, spiega ancora la Corte, per quanto riguarda il sequestro preventivo d’urgenza il richiamo al verbale della Guardia di finanza è legittimo solo in alcuni casi specifici. E cioè quando faccia riferimento recettizio o di semplice rinvio, a un legittimo atto del procedimento, la cui motivazione risulti congrua rispetto all’esigenza di giustificazione propria del provvedimento di destinazione. Poi quando fornisca la dimostrazione che il giudice ha preso cognizione del contenuto sostanziale delle ragioni del provvedimento di riferimento e le abbia meditate e ritenute coerenti con la sua decisione. Infine, scrive ancora il Collegio di legittimità, l’atto di riferimento, quando non venga allegato o trascritto nel provvedimento da motivare, sia conosciuto dall’interessato o almeno sostenibile, quanto meno al momento in cui si renda attuale l’esercizio della facoltà di valutazione, di critica e, eventualmente, di gravame, e, conseguentemente, di controllo dell’organo della valutazione o dell’impugnazione.

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