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L’ostruzionismo di Berlino frena le Borse

Schermaglie continue, che schiacciano i mercati. L’esempio? Lo si è avuto proprio ieri. Da una parte, il premier italiano Mario Monti e il presidente francese Francois Hollande che invocano l’utilizzo dello scudo anti-spread. Dall’altra, l’esecutivo di Berlino che esclude la licenza bancaria per l’Esm.
Insomma, mille distinguo che fiaccano i listini, li innervosiscono e ravvivano la speculazione. Tanto che le Borse europee, dopo l’avvio di settimana al rialzo, hanno vissuto una seduta negativa. Da Milano (-0,6%) a Parigi (-0,87%) fino a Madrid (-0,94%) tutti i listini Ue sono scesi. Lo stesso Dax di Francoforte, seppure il rendimento del Bund in ulteriore riduzione (1,29%) ha confermato l’afflusso di denari verso la Germania, non ha resistito in territorio positivo (-0,03%).
La seduta, insomma, non è stata favorevole. Certo, dopo il rimbalzo degli ultimi giorni molti investitori hanno chiuso le posizioni e incassato la plusvalenza.
Tuttavia le pressioni ribassiste, agevolate dai bassi volumi, si sono fatte sentire. Anche sul mercato del reddito fisso. In particolare, lo spread BTp-Bund si è allargato a 480 punti base, contro i 467 di due giorni fa. Il rendimento del decennale italiano, dal canto suo, è salito ancora un po’ oltre il 6%. Il movimento all’insù è stato replicato in Spagna: il differenziale tra Bonos e Bund è balzato a 548 basis point (era a quota 526 lunedì), con il saggio del titolo a 10 anni al 6,63%. In discesa, invece, lo spread di Parigi: qui la differenza tra il rendimento del buono francese e quello tedesco si è assestata allo 0,77%: era oltre l’1% solamente una settimana fa. L’indizio, quest’ultimo, di come evidentemente gli investitori sperino nelle misure concrete salva-euro da parte della Bce.
La domanda tra gli operatori, e non solo, infatti resta quella: il presidente Mario Draghi, dopo le dichiarazioni della scorsa settimana, sarà in grado di concretizzare (almeno in parte) il famoso fire-wall? Oppure, tutto svanirà tra i distinguo dei falchi del rigore della Bundesbank? In attesa di vedere domani le carte dell’Eurotower, i mercati ieri hanno analizzato i dati macro statunitensi per leggere i fondi di bicchiere alla Fed. La Riserva federale, infatti, oggi dirà la sua nella politica monetaria.
Ebbene, la fiducia dei consumatori a stelle e strisce di luglio (65,9 punti) è stata nettamente superiore alle stime degli analisti. Un dato, unito al rialzo dei prezzi degli immobili in maggio individuato dall’indice Case-Shiller, che potrebbe allontanare la decisione di un nuovo intervento da parte di Ben Bernanke. C’è la possibilità, insomma, di proseguire per “inerzia” fino alle elezioni presidenziali. Tanto che, secondo un sondaggio di Bloomberg, circa il 90% degli economisti intervistati prevede una decisione sulla terza manovra di allentamento quantitativo solamente a settembre. «Peraltro – ricorda Antonio Cesarano, economista di Mps capital services – gli Stati Uniti devono affrontare il cosiddetto “Fiscal cliff”. Cioè, il venire meno dei tagli alle tasse voluti da Bush e la riduzione della spesa pubblica». Un doppio “evento” che «se, da un lato, abbatterà il debito Usa, dall’altro rischia di mandare in recessione l’America già nel primo trimestre 2013». Il Congresso, dove c’è una maggioranza differente tra le due camere, proprio ieri sembrava sulla strada giusta per trovare il necessario accordo legislativo. L’eventuale nulla di fatto potrebbe rappresentare un’altra nuvola per Wall Street che ieri, innervosita dal “tira e molla” tedesco, ha chiuso in ribasso dello 0,4 per cento.

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