Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’ossigeno alle Pmi? Con calma

Banche in ordine sparso alla prova dei prestiti sprint da 25 mila euro; lacci e lacciuoli imbrigliano l’erogazione delle somme e, tra documentazione infinita, istruttoria bancaria comunque da perfezionare e la necessità di processare a ranghi ridotti una valanga di richieste (che si sommano a quelle di moratoria e a quelle per i prestiti di maggior importo), offrono un panorama frastagliato di come e in quanto tempo poter accedere alla prima e immediata misura pensata per offrire (in prestito) una boccata d’ossigeno ad imprenditori e autonomi. Misura che risulta, tuttora, ferma al palo.

L’operatività. Attraverso la documentazione resa disponibile sui propri siti e, in alcuni casi, mediante informazioni reperite direttamente dagli sportelli, abbiamo analizzato quali sono le principali e più importanti questioni che vengono a galla nel momento in cui ci si accinge a richiedere il prestito.

Ogni istituto ha il proprio iter e le proprie procedure, a riprova del fatto che la garanzia statale, ancorché al 100%, non dispensa le banche dalla loro normale attività di screening e dai loro tempi tecnici, peraltro dilatati dall’attuale situazione di emergenza.

Una prima difformità di approccio è legata alla documentazione richiesta. Di base viene chiesto il documento di riconoscimento dell’imprenditore o del legale rappresentate della società e, per le società di capitali, l’ultimo bilancio depositato. Per i soggetti che non sono tenuti al deposito (società di persone, imprenditori individuali, professionisti) si chiede, normalmente, l’ultimo modello Unico trasmesso. In ogni caso, quindi, si tratta di documenti relativi all’anno 2018.

Alcuni istituti vogliono anche una situazione al 31 dicembre 2019, ancorché non ufficiale. I più pignoli richiedono anche il certificato di attribuzione di partita Iva per gli autonomi e addirittura all’iscrizione all’albo per i professionisti. Non mancano documenti propri di ciascun istituto, quali dichiarazione per informazioni aggiuntive per la richiesta di garanzia su format banca o la comunicazione dati personali a sistemi di informazioni creditizie.

L’istruttoria. C’è invece uniformità in ordine alla necessità di espletare una normale istruttoria bancaria. Anzi qualcuno arriva anche ad analizzare la posizione dei soci o dell’amministratore, arrivando a negare il finanziamento in presenza di pregiudizievoli nei confronti non della società che richiede le somme ma dei suoi referenti.

In tale fase le pregiudizievoli che bloccano l’iter (classificazione della posizione come credito deteriorato, inadempienza probabile o, addirittura sofferenza) possono provenire da qualsiasi istituto, non necessariamente quello chiamato in causa.

L’avvio di una formale istruttoria implica che dell’eventuale esito negativo rimane traccia nel sistema informativo generale con la conseguenza che il soggetto risulterà «marchiato» anche per eventuali richieste successive di altra natura.

La garanzia al 100% non frena inoltre alcune banche nel chiedere anche una garanzia collaterale, sia essa personale dei soci o di terzi, sia, in alcuni casi, configurata come polizza o prodotto finanziario offerto dall’istituto (vedi ItaliaOggi del 24 aprile 2020).

Alcuni istituti non istruiscono nemmeno la pratica se chi la chiede non è già cliente.

Il fatto che i finanziamenti vengano riservati a chi è già in carico alla banca pone il problema relativo alla «compensabilità» delle somme erogate con esposizioni già in essere. Non è possibile consolidare debiti già esistenti perché, fuori dai casi di cui alla lettera e) del comma primo dell’articolo 13 del dl liquidità, non è consentito alle banche trasformare la propria esposizione da chirografa a garantita al 100%, senza di fatto, erogare nulla.

Molti istituti, infatti, pensano a dei conti dedicati al finanziamento, per tenerli distinti dal resto della posizione. Resta comunque inteso che una volta erogate le somme, se ci sono rate scadute di finanziamento o scoperti di conto corrente ultra fido, difficilmente si potrà evitare di utilizzare i denari per sistemare la posizione.

Condizioni economiche. Al di là delle previsioni di legge in ordine alla durata, al preammortamento e alla gratuità della garanzia, le banche si muovono secondo le loro politiche nell’applicare il tasso di interesse previsto.

Il tasso applicato, varia dallo 0,25% all’1,70%, mentre non viene quasi mai richiesto lo scopo del finanziamento, potendo semplicemente indicare l’emergenza Covid-19 o la necessità di liquidità.

Soluzioni e prospettive. In tale Babele è difficile muoversi. Proprio alla luce di queste criticità emerse nel primo approccio dello strumento, ci si auspica che, in sede di conversione del dl, si intervenga con correttivi utili a rendere veramente efficace la misura, con semplificazioni burocratiche e documentali e con una maggiore attenzione alle problematiche ancora esistenti.

Per esempio, senza una sorta di scudo civile e penale (per revocatorie e ipotesi di bancarotta), sia per chi chiede i finanziamenti, sia, soprattutto, per chi li deve erogare, fino al singolo funzionario, la garanzia al 100% del finanziamento non serve alla banca che deve erogare. Anzi; si rivela un’arma a doppio taglio visto che l’istruttoria della banca è ancor più approfondita perché serve, soprattutto, a collezionare tutti i documenti e a perfezionare tutti gli adempimenti in assenza dei quali si rischia di non poter escutere la garanzia stessa.

Altro problema è quello del privilegio generale sul credito di rivalsa che nasce dall’escussione bancaria in caso di mancato rimborso.

In caso di procedura posta in essere dall’impresa che ha richiesto il finanziamento e non può più restituirlo, qualsiasi piano e proposta di concordato diventa estremamente difficile da proporre ai creditori.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cdp ha appena celebrato il più grande matrimonio del 2020, quello che ha portato alle nozze Sia (4,...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Era nell’aria, adesso c’è la conferma ufficiale: l’Opa del Crédit Agricole Italia è «inatt...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Iccrea esce dal capitale di Satispay ma non abbandona il fintech. L'operazione, anzi, ha l'obiettivo...

Oggi sulla stampa