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L’ospitalità italiana conquista il mondo

Percorrono la via di un’internazionalizzazione sempre più spinta, con picchi dell’80% e oltre nell’export, in un mercato che chiede prodotti innovativi e attrezzature green. Sono le credenziali delle Pmi, spesso a conduzione familiare, che operano nel settore dell’ospitalità professionale, e che si daranno appuntamento a “Host”, il salone dedicato che ogni due anni si tiene a FieraMilano a Rho. Un business che ha come protagoniste una miriade di aziende, soprattutto piccole e spesso familiari, impegnate in mercati verticali ad alta specializzazione. Per loro buyer e clienti da tutto il mondo interessati ai macchinari per la ristorazione, le apparecchiature per preparare i cibi, l’arredo tavola per finire con le forniture contract per alberghi, ristoranti e negozi. Il mercato del settore Horeca quest’anno farà segnare un giro d’affari alla produzione di circa 2,5 miliardi con un export che vale 1,6 miliardi, circa i due terzi. Prodotti sempre più ecosostenibili per abbassare l’impronta ambientale e i costi di utilizzo.
«Il settore ha sofferto, ma nel complesso meno di altri comparti, perché la quota di esportazioni raggiunge picchi del 80-90% – spiega Emilia Arosio, presidente di Assofoodtec, l’associazione dei produttori di macchine e attrezzature per produzione, lavorazione e conservazione alimentare aderente ad Anima/Confindustria -. Questo ha salvato le aziende, tutte piccole o medie».
Chi non raggiunge questi livelli di export negli ultimi tempi ha accelerato. «Ormai rappresenta l’83% del nostro giro d’affari ed è in crescita – conferma Joakim Granfors, direttore di Comenda, Pmi specializzata nelle lavastoviglie professionali che fa capo al Gruppo Ali -. In Italia la crisi si sente molto e sul mercato interno abbiamo registrato un calo del 10 per cento. Ormai investono solo le grandi società di catering e quelle che gestiscono la ristorazione collettiva». I mercati esteri comunque non sono facili da affrontare. «Si sente la concorrenza tedesca, ma in alcuni segmenti siamo riusciti ad aumentare le vendite del 25%». Tra le aree più promettenti gli Emirati, il Sudafrica e l’India, dove «i volumi sono piccoli, ma c’è un trend di crescita deciso». Quest’ultima è una regione le cui potenzialità sono in fase di valutazione anche da parte di Assofoodtec.
Esportazioni oltre l’80% dei ricavi anche per il Gruppo Cimbali, leader nelle macchine per l’espresso con i marchi Cimbali e Faema. «I mercati che si affacciano sul Mediterraneo sono in sofferenza – osserva Luca Dussi, direttore marketing del Gruppo -. Il Sudamerica ha un potenziale enorme, ma per ora il consumo di espresso è limitato». A Rho verranno presentate macchine con nuovi sistemi per l’estrazione del caffé «per adattare espresso e cappuccino alle realtà locali», con consumi energetici ridotti e sistemi di autodiagnostica remoto via wi-fi.
Un altro punto di forza del made in Italy è nei macchinari per la preparazione dei piatti. «Quelli italiani sono sinonimo di buon cibo – spiega Giuseppe Bravo, alla guida della Bravo, che produce attrezzature per gelateria e pasticceria artigianale -. Le vendite in diversi mercati europei sono crollate, mentre sono aumentati del 40% gli acquisti di ricambi». Cresce l’export «in Sudamerica, per esempio, la domanda è molto sostenuta», una via per compensare la frenata di diversi mercati europei.
Guarda ai mercati del Sud-Est asiatico e del Nordamerica Lorenzo Cuppone, fondatore e presidente della Cuppone, azienda veneta dedicata alle attrezzature e forni per la pizza: «Il mercato mondiale va abbastanza bene e ora stiamo entrando anche in Russia».

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