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L’oro sfonda quota 1.500 dollari

di Giovanni Stringa

MILANO — Il nuovo record dell’oro, arrivato ieri per la prima volta sopra i 1.500 dollari l’oncia (1500,50 i «future intraday» a New York) fa sorridere soprattutto gli europei. Quelli che ci hanno investito, naturalmente. I risparmiatori che tre anni fa, prima del patatrac delle Borse e del crollo dei Pil, hanno venduto i propri euro per comprare dollari, e quindi usato il biglietto verde per acquistare oro, oggi possono tornare dal metallo giallo alla moneta unica con un guadagno del’ 84,3%. Mentre gli investitori a stelle e strisce, o comunque quelli partiti direttamente con un portafoglio in dollari, devono «accontentarsi» di un più 69%(+30%soltanto nel 2010). È l’effetto cambio, che ha visto gli «europei» comprare dollari quando l’euro era più forte (tre anni fa valeva 1,56 dollari, oggi 1,43) e oggi vendere biglietti verdi più «pesanti» rispetto ad allora. Passando naturalmente per un investimento, quello nell’oro, che quasi non ha avuto eguali -almeno per ora, almeno negli ultimi anni -nel suo mix di solidità e rendimenti. Per capirlo, basta entrare in una grande banca e salire nell’ufficio di un trader. Sulla scrivania i soliti sei/otto schermi che lo accompagnano durante tutta la giornata, con le quotazioni -per esempio -di azioni, valute e materie prime. Se si guarda all’andamento degli ultimi tre anni -per intenderci, dal pre-grande recessione al crac Lehman fino ai giorni nostri -le azioni sono oggi in molti casi ancora lontane dai valori del passato; le valute viaggiano spesso sulle montagne russe; e il petrolio si è decisamente ripreso ma dopo esser precipitato a fine 2008; mentre l’oro – in tutta questa tempesta -ha sperimentato quasi indisturbato una crescita sostanzialmente costante delle quotazioni (in dollari) che va avanti da anni. Premiato, come bene rifugio per eccellenza, proprio da tante crisi, dal credito alle Borse fino al debito pubblico. E «trascinando» anche l’argento, ai massimi da oltre trent’anni, a quota 43,9 dollari l’oncia. E adesso? Continuerà la corsa del metallo giallo? I problemi del debito americano si faranno sentire nei prossimi mesi/anni sul dollaro? O, magari, una stabilizzazione economica internazionale tornerà a premiare con più decisione il rischio e meno la sicurezza? Mentre molti analisti si pongono queste domande, il settimanale transalpino Le Point ha rivelato che la zecca francese (Monnaie de Paris) ha appena coniato una moneta d’oro da mille euro e un’altra in argento da 100 euro: è la prima volta che un Paese dell’Eurozona lancia un’iniziativa di questo genere. E in Italia il numero dei negozi «Compro oro» è passato nel giro di un decennio da cinquemila a oltre 20 mila. Il punto è -sostengono non pochi economisti -che alcuni riferimenti saldi del passato, dal dollaro «valuta rifugio» ai titoli di Stato «a prova di terremoto» , non sembrano più offrire quelle certezze che in molti, soprattutto oggi, chiedono. Da qui, appunto, la spinta all’oro. A meno di altre, nuove sorprese.

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