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L’origine dubbia attiva la segnalazione

Sui rapporti tra normativa antiriciclaggio e voluntary disclosure vanno considerati due interventi ufficiali delle autorità e, da ultimo, un espresso richiamo nel decreto legge 153/15.
La circolare del ministero
Il primo a esprimersi è stato il ministero dell’Economia, nella circolare del 9 gennaio 2015. Il ministero ha chiarito che la normativa sulla procedura di collaborazione volontaria non ha alcun effetto diretto sulla normativa antiriciclaggio, confermando pertanto che gli obblighi di prevenzione previsti dal decreto legislativo 231/2007 dovevano restare in capo ai soggetti obbligati. Successivamente, sempre il dipartimento del Tesoro del Mef ha pubblicato nel suo sito una risposta positiva a un quesito in cui si chiedeva, nel caso in cui un professionista avesse consigliato al proprio assistito di non accedere alla procedura di collaborazione volontaria (ovvero qualora l’assistito avesse deciso autonomamente di non accedere alla procedura di voluntary), se l’obbligo di segnalazione di operazione sospetta fosse escluso in virtù dell’esonero previsto dall’articolo 12, comma 2 del Dlgs 231/2007. Il ministero chiariva, nella stessa sede, che se all’attività del professionista, limitata alla valutazione circa l’opportunità per il suo assistito di accedere o meno alla procedura di voluntary disclosure, non segue il conferimento dell’incarico, non sussistono gli obblighi antiriciclaggio.
La conferma Uif
Seguendo gli stessi iter interpretativi, anche l’Unità di informazione finanziaria (Uif), con il comunicato stampa del 2 settembre, ha espresso ufficialmente la propria posizione, per quanto di sua competenza, su modalità e obblighi di comunicazione di segnalazione delle operazioni sospette. L’Uif, richiamandosi alla circolare del Mef, ha ribadito che la normativa sulla procedura di collaborazione volontaria non ha alcun effetto diretto sulla normativa antiriciclaggio, confermando pertanto che gli obblighi di prevenzione previsti dal decreto legislativo 231/2007 debbano restare in capo ai soggetti obbligati. Inoltre, facendo espresso riferimento alla legge 186/2014, ha comunicato di aver introdotto una nuova categoria di segnalazione dedicata, denominata «voluntary disclosure», molto probabilmente per evitare confusione tra segnalazioni di operazioni sospette derivanti da voluntary disclosure e altre segnalazioni derivanti da altri tipi di attività.
L’Uif ha precisato che tali segnalazioni non costituiranno una nuova tipologia di comunicazione, né una nuova classificazione di sospetto, ma saranno considerate solamente una sotto-classificazione della più generale categoria del riciclaggio. Per questi motivi le segnalazioni di operazioni sospette dovranno essere trasmesse solo ove ricorrano i presupposti di cui all’articolo 41 del decreto 231/2007 ossia quando ricorre l’obbligo di segnalazione. Quest’obbligo sussiste quando professionisti, intermediari e comunque tutti i soggetti sottoposti alla normativa antiriciclaggio sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o finanziamento del terrorismo. Tutti i soggetti obbligati, oltre all’obbligo di registrazione e adeguata verifica della clientela, dovranno quindi procedere alla segnalazione ogni qualvolta abbiano il sospetto che i fondi siano di provenienza criminosa.
Nel caso della voluntary disclosure bisognerà almeno valutare ai fini della segnalazione l’eventuale superamento delle soglie di punibilità prevista per i reati tributari, poiché in caso di mancato superamento la segnalazione sembrerebbe non dovuta.
Visto inoltre il richiamo all’articolo 41 va evidenziata (anche se probabilmente nessuna autorità a oggi ha effettuato alcun richiamo) la causa di esenzione dall’obbligo di segnalazione prevista dall’articolo 12, comma 2 del decreto 231/07: l’obbligo di segnalazione di operazioni sospette di cui all’articolo 41 non si applica ai professionisti per informazioni che ricevono da un cliente o ottengono a suo riguardo, nel corso dell’esame della sua posizione giuridica o dell’espletamento dei compiti di difesa o di rappresentanza in un procedimento giudiziario o in relazione a tale procedimento, compresa la consulenza sull’eventualità di intentare o evitare un procedimento, se tali informazioni sono ricevute o ottenute prima, durante o dopo il procedimento stesso.
Il decreto legge 153
Il decreto legge 153/2015, prorogando la facoltà di depositare le domande di collaborazione al 30 novembre 2015, ha confermato quanto già anticipato da Mef e Uif, ovvero che la normativa sulla collaborazione volontaria non ha alcun impatto sull’applicazione dei presidi previsti dal decreto legislativo 231 in materia di antiriciclaggio. Tuttavia, anche accogliendo alcune richieste di chiarimenti ufficiali, ha esplicitamente escluso l’applicabilità di sanzioni amministrative per le violazioni del divieto di utilizzo in qualunque forma di conti o libretti di risparmio in forma anonima o con intestazione fittizia aperti presso Stati esteri la cui dubbia imputazione nel merito avrebbe comunque evidenziato la violazione dei principi del ne bis in idem sostanziale e del principio di specialità.

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