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L’ordinanza troppo pedante «frena» il commercio

I venditori ambulanti di cibo da strada vincono sulle ordinanze comunali che vogliono tutelare il decoro urbano. Lo afferma il Tar di Brescia con la sentenza 9 dicembre 2013 n. 1102, emessa nei confronti del sindaco di Sirmione (Brescia).
È infatti la cosiddetta direttiva Bolkestein (sulla libertà dei servizi nel mercato comune europeo), attuata in Italia dal Dl 1/2012 (il decreto liberalizzazioni del governo Monti), che fa prevalere il diritto dei negozianti del centro storico a poter vendere «specialità fragranti ed appena preparate», senza ostacoli che possano rendere difficile la consumazione.
Il sindaco del centro turistico aveva imposto ai venditori di cibi da asporto l’utilizzo di confezioni «difficilmente apribili, con scritte in italiano, inglese, tedesco e francese». Tali scritte avrebbero dovuto ricordare il divieto consumo pubblico in centro storico. Ma, soprattutto, le confezioni dovevano essere in carta pesante a sacchetto, con chiusura meccanica, tali cioè da dissuadere i clienti da un consumo d’impeto.
Spetta al Comune disciplinare le attività di somministrazione alimenti e bevande, ma non è possibile vietare del tutto l’insediamento in centro storico di nuove attività (come di recente aveva sottolineato lo steso Tar con sentenza 888/2013). Nemmeno si può discriminare tra prodotti, consentendo «gelati e granite da passeggio» (in confezioni suscettibili di immediato consumo) mentre i cibi cotti dovevano essere imprigionati in confezioni che dissuadessero dal consumo.
Questi doppi limiti al libero e immediato consumo sono apparsi sproporzionati rispetto all’esigenza di tutelare il decodnro urbano. Un divieto di consumo con modalità poco urbane può ritenersi legittimo, come più volte è stato ritenuto nel caso degli alcolici (a Verona e Firenze: Tar Veneto, sentenza 1245/2011, e Tar Toscana 388/2013). Si può anche limitare la vendita del grano per i piccioni di piazza San Marco a Venezia (Consiglio di Stato, sentenza 1777/2011). Ma tutti i divieti devono essere proporzionati, senza penalizzare le attività economiche.
Prevale quindi la libertà d’impresa, che nel caso di Sirmione può esprimersi sfruttando gli impulsi di un consumo immediato. Questa è una prospettiva originale della sentenza Tar, che applica princìpi di libertà proiettati nel commercio.
Sui centri storici e sui conflitti tra libertà, già il Tar Veneto aveva liberalizzato il passeggio di cani in alcune vie del centro storico di Treviso (sentenza 2280/09). Ma ora i giudici di Brescia estendono il principio. Anche gli aromi e la loro fragranza sono infatti tutelati, come elementi essenziali della libertà di commercio.

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